RUTELLI DICE ADDIO AL PD E NESSUNO LO TRATTIENE

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DI WILDGRETA

Eccola, “la svolta” di Rutelli: andarsene dal PD. Pensavo che per Rutelli una svolta fosse, per esempio, aprire un negozio di caccia e pesca, darsi ala montagna, farsi prete…insomma, fare qualcosa di diverso e inaspettato rispetto a quello che aveva sempre fatto.E invece, no.Rutelli resterà in politica, ma cercherà conforto fra le accoglienti braccia di Casini, che per il Lazio ha già dato il suo ok a Bersani e così, torneranno di nuovo tutti insieme, ancora vicini di banco. Casini è felice dell’elezione di Bersani, perchè lo ritiene molto a sinistra e così per lui resterà più spazio al centro, il suo adorato centro che oggi sembra prendere forma.La vecchia scuola democristiana, alla lunga, pagherà. E Rutelli starà benissimo accanto a Casini, tutti e due piacenti, tutti e due cattolici.Mi rendo conto dell’impossibilità di scrivere un lungo articolo sulla “svolta” di Rutelli, infatti, dopo solo dieci righe, ho già esaurito gli argomenti.

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Antonio DI Pietro: Chi ha paura di Gioacchino Genchi?


La procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino Genchi, nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy. Ad eseguire il mandato i ROS.

Genchi, indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy, dopo 20 anni di collaborazione come consulente delle istituzioni, ad un tratto il suo nome viene pubblicato su tutti i giornali, passa su tutti i Tg come uomo a cui Luigi De Magistris affidava le intercettazioni nelle indagini Why Not e Poseidon. I politici fanno quadrato contro De Magistris e Genchi, tutti, ad eccezione dell’Italia dei Valori.

In Senato Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, nell’ambigua posizione di persona interessata dalle indagini sulle intercettazioni, come ha dichiarato lo stesso Genchi anche in un’intervista apparsa il 27 febbraio nel blog di Grillo e ripresa anche nel mio blog, relaziona sulle verifiche condotte sull’operato del consulente. Relazione che descrive pericoli ed irregolarità con numeri da grandi occasioni: tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico archiviate in pochi giorni. Il Sismi compare tra gli organi intercettati. Inaudito, e scoppia la falsa indignazione del Parlamento. Nessuno prendere in considerazione le parole del pm De Magistris che liquida le dichiarazioni di Rutelli ed “il caso Genchi” come “una grande bufala” per screditare la validità dei risultati nelle indagini a lui sottratte.

Chi ha paura di Genchi? Oppure: da quando si è cominciato a parlare di Gioacchino Genchi? La risposta a una di queste domande spiegherebbe tutto.

Il suo nome è legato ad un filo d’arianna che conduce all’inchiesta Why not attraverso Luigi Apicella, il procuratore di Salerno rimosso dall’ordine e sospeso dallo stipendio per aver avviato la perquisizione ed il sequestro degli atti ai colleghi di Catanzaro.
Passa attraverso il giornalista Carlo Vulpio del Corriere della Sera rimosso anche lui dal direttore della sua testata dopo due anni di articoli sulle inchieste Poseidon e Why not. Ancor prima passa attraverso il capitano Pasquale Zacheo, il «braccio destro» di De Magistris nell’inchiesta «Toghe lucane», trasferito con urgenza. Arriva fino al pm Luigi De Magistris a cui furono sottratte le indagini in questione con un trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie.

De Magistris si avvaleva di Gioacchino Genchi per decodificare i tabulati telefonici, così come a vario titolo se ne sono servite le istituzioni per molti anni. Gioacchino Genchi non intercettava quindi, semmai assemblava del tutto legittimamente tabulati telefonici forniti di volta in volta dai magistrati.

L’inchiesta Why not riguarda miliardi e miliardi di euro di fondi pubblici e finanziamenti scomparsi dietro un sistema politico ed affaristico da far tremare il sistema Paese. La colpa di Giacchino Genchi potrebbe dunque essere quella di essersi trovato al momento giusto nell’indagine “sbagliata”. Un’indagine il cui esito avrebbe certificato l’esistenza di una nuova P2, attiva e saldamente alla guida delle più importanti funzioni dello Stato.

Direzione PD: Gli articoli più importanti

 

Pd/ Veltroni: Dobbiamo fare un partito vero ma anche nuovo. Un caminetto, ma anche il bordo di una piscina

D’Alema rinuncia al colpo del ko
Durissimo Bersani: abbiamo smesso di essere un partito riformista

FABIO MARTINI
ROMA
Da sei minuti, davanti alla Direzione Pd, Sergio Chiamparino sta sciorinando le sue critiche alla gestione del partito, l’irritato Walter Veltroni guarda altrove, ma non può certo immaginare le parole con le quali il sindaco di Torino sta per congedarsi: «….e dunque rassegno le dimissioni da ministro nel Governo Ombra perché credo sia un organismo inadeguato». E con gesto plateale per un uomo sobrio come lui, Chiamparino consegna la lettera di dimissioni nelle mani di Veltroni. In “diretta”. Davanti alle telecamere di YouDem, la tv del Pd. E’ il passaggio più cruento nelle nove ore di dibattito della attesissima Direzione democratica, durante la quale l’autorità di Walter Veltroni è stata messa a dura prova, oltreché dal gesto di Chiamparino, da una pioggia acida di critiche mai ascoltate prima d’ora. Diversi “pezzi grossi” del partito hanno distillato perifrasi più affilate del solito, Massimo D’Alema è arrivato a dire che per il Pd «l’innovazione» invocata da Veltroni non basta, perché «serve l’autorevolezza». Come dire, senza dirlo, che il suo “amico” Walter è poco autorevole. Ma alla fine, al momento della conta, tutti quelli che erano venuti allo scoperto – Pierluigi Bersani e Francesco Rutelli tra gli altri – si sono riallineati. Leggi il seguito di questo post »

Vigilanza, Villari non si dimette:il perchè nella sua biografia

“IO LO CONOSCEVO BENE”

di Wildgreta

Bisognerebbe chiedere a Rutelli chi è Villari, visto che era nella Margherita. Oppure si potrebbe chiederlo a Buttiglione, visto che era nel PPI. Ma si potrebbe anche chiederlo a Mastella, visto che è stato segretario regionale dell’UDEUR e poi ha lasciato il partito (per la Margherita), oppure a De Mita che ha sfidato alle regionali del 2000. Oppure si potrebbe tornare molto indietro e telefonare a Vincenzo Scotti (democristiano di sinistra) per chiedergli com’era da giovane. Certamente è inutile chiedere a Veltroni come mai Villari stia per passare alla piccola storia come un altro caso De Gregorio: non penso che Veltroni lo conosca bene.

DI SEGUITO, LA BIOGRAFIA DI RICCARDO VILLARI Leggi il seguito di questo post »

Governo, dopo il Lodo Alfano arriva il “Logo Brambilla”. In esclusiva la nuova immagine del portale Italia.it

 

Logo Brambilla- wildgretapolitics

di Wildgreta

Questo logo è immaginario e la categoria del post è “SATIRA”. Non querelatemi, vi prego sono ancora giovane….

(grafica logo Any Pay)

Michela Brambilla assume la gestione del portale Italia.it

“Ho assunto io la gestione del portale Italia.It. Non ve ne posso parlare ora, la storia è complessa e ho bisogno di un po’ di tempo. Leggi il seguito di questo post »

Veltroni: “Respingere le analisi frettolose del voto”

ROMA – “C’e’ solo una cosa peggiore degli insuccessi elettorali ed e’ la spiegazione degli insuccessi elettorali. Che e’ quasi sempre frettolosa, predeterminata, fatta da insopportabili luoghi comuni”. Lo afferma il leader del Pd Walter Veltroni, intervenendo al 23mo congresso nazionale delle Acli. “Nulla e’ dato per sempre – ha affermato – ne’ la posizione di chi ha vinto ne’ quella di chi ha perso. Pensate al grande successo riportato l’anno scorso da Sarkozy e all’insuccesso del suo partito alle ultime elezioni. La nostra e’ una societa’ non ideologica che valuta e giudica i risultati per decidere se confermare o sostituire”. (Agr)

Commento di Wildgreta

Veramente chi si si è lanciato sin da subito nella corsa all’attribuzione delle colpe della disfatta sono stati proprio il PD e i suoi leader, attribuendo le responsabilità, nell’ordine a:

Romano Prodi

la Sinistra radicale

Antonio di Pietro

Francesco Rutelli

I Radicali

L’imprinting

AMMINISTRATIVE A ROMA: E’ CACCIA AI TRADITORI

30 Apr. – Un sondaggio di Crespi rivela che a votare Zingaretti alla Provincia e Alemanno al Comune sarebbe stato l’elettorato della Sinistra Arcobaleno come ritorsione verso il Pd. Ma il Prc non ci sta: “Quale cannibalismo, la colpa è tutta di Veltroni”. Leggi il seguito di questo post »
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