OLIMPIADI ROMA: COSA NE PENSAVA MENNEA

OLIMPIADI, PIETRO MENNEA: PER ROMA SOLO UN DANNO LASCIAMO I GIOCHI AL GIAPPONE

Il pensiero del compianto Mennea, in questo articolo 

Nidi privatizzati, Pedica (Pd) attacca il commissario: non scherziamo

pedica

Non scherziamo. In due parole la sintesi dell’attacco che Stefano Pedica (Partito democratico) sferra al commissario di Roma Capitale riguardo l’intenzione del Campidoglio di arrivare alla privatizzazione degli asili nido di Roma. “Non si gioca né con i bambini né con i lavoratori”, dice Pedica, sempre presente sui temi scottanti della sua città. Francesco Paolo Tronca “lasci stare l’idea di mettere sul mercato i servizi comunali o faremo le barricate”.

Di Berardino (Cgil): “Il commissario Tronca non si è confrontato con le parti sociali”

“Il sistema infanzia funziona”. “Non si possono penalizzare le famiglie più disagiate e tanti operatori che già faticano ad arrivare alla fine del mese”, aggiunge l’ex parlamentare dem. “La Capitale ha i suoi sistemi. Con tutti i suoi problemi” Roma ha un “sistema infanzia” che “funziona ed è differente da quello, seppur funzionante, di Milano. Ci sono state – dice Pedica – delle lotte per i posti di lavoro e per l’assistenza professionale al fine di garantire la sicurezza e l’educazione dei bambini”.

Il ‘no’ della Cgil Roma e Lazio. Contro la privatizzazione dei nidi si schiera anche il segretario generale Cgil Roma e Lazio, Claudio Di Berardino: “C’è un problema di metodo e di merito”, dice il sindacalista. “È un metodo che non mi sarei aspettato da un commissario come Tronca, perché se è vero che è super partesavrebbe dovuto confrontarsi con le parti prima di stilare il piano, cosa che non ha fatto. In questo momento – conclude Di Berardino – mi sembra fuori luogo perché può aggravare la condizione sociale e lavorativa delle famiglie romane”.

FONTE:http://www.romapost.it/nidi-privatizzati-pedica-pd-attacca-il-commissario-non-scherziamo/

SCANDALO ASSUNZIONI ATAC: PARENTI, MOGLI DI POLITICI E PERSINO UNA CUBISTA

Giulia, l'impiegata-animatrice disco

 

Giulia Pellegrino, cubista, ora assistente personale del direttore industriale di ATAC, Marco Coletti

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Generi, nipoti e mogli di politici- Atac, la carica dei nuovi assunti Bufera sull´azienda dai conti in rosso, tra i dipendenti anche una cubista. Il record tocca all’ex ad Bertucci Ma ci sono pure le consorti di deputati e assessori

di GIOVANNA VITALE

Generi, nuore, nipoti, segretarie e mogli di assessori, dirigenti, sindacalisti. Persino una splendida cubista mora, protagonista delle notti romane. C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni per chiamata diretta disposte negli ultimi due anni, fra Trambus e Atac, dall’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci. Una pletora di gente dal curriculum incerto, spesso improvvisata, ma quasi sempre piazzata in posti di comando. Per la quale l’azienda del trasporto pubblico, secondo quanto emerso dalla verifica sui conti, impegna qualcosa come 50 milioni di euro l’anno. Una delle cause, non certo l’unica, del tracollo finanziario della società, documentato giovedì scorso da Repubblica. Leggi il seguito di questo post »

TRANS E DROGA:PER ZACCAI (PDL) CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO

Dopo la notte con due trans, accusa di cessione di stupefacenti per il consigliere provinciale

 

Martedì 16 Novembre 2010

di GIULIO DE SANTIS  

Avrebbe portato la droga al festino che organizzò nella casa di un trans. Adesso la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di cessione di stupefacenti per Pier Paolo Zaccai, il consigliere provinciale del Pdl, che la notte tra il 1 e il 2 luglio si affacciò sul balcone della casa di un viado dando in escandescenze e gridando di essere vittima di un complotto. Secondo il pubblico ministero Nicola Maiorano, quella notte Zaccai non sarebbe stato vittima di nessuna congiura. Ed anzi si sarebbe impegnato a portare lo stupefacente che sarebbe stato utilizzato nel festino a base di sesso e droga nel corso della nottata. Una ricostruzione fondata sulle testimonianze dei due trans brasiliani, Giuliana e Morgana, che parteciparono alla serata terminata con il consigliere in preda ad una crisi di nervi. Le indagini sulla cronaca della notte a casa di Morgana in via Manlio Torquato non avrebbero ancora ricevuto alcun contributo da parte dell’imputato. Dalla notte del 1 luglio Zaccai non ha mai chiesto di essere ascoltato dall’autorità giudiziaria mentre si è difeso pubblicamente lamentando di essere stato vittima di un complotto architettato dai due trans. Zaccai ha sempre sostenuto che i due viados avevano intenzione di incastrarlo perché stava indagando sul mondo dei transessuali. Una versione che Zaccai prima gridò dal balcone della casa di Morgana la notte del 1 luglio. E poi successivamente ha ribadito nel corso dell’estate in un intervista televisiva in cui affermò che l’episodio incriminato era l’epilogo di una serie di fatti anomali. Determinanti per capire cosa sia accaduto dentro la casa di Morgana quattro mesi e mezzo fa sono state le testimonianza dei due trans che parteciparono alla festa. Entrambe vennero ascoltate lo scorso 21 luglio a piazzale Clodio durante un incidente probatorio svoltosi davanti al giudice delle indagini preliminari, Silvia Castagnoli. Secondo quanto riferito dai due viados, la sera del 1 luglio Zaccai aveva dato appuntamento al Fungo dell’Eur ai due trans. Un dettaglio avrebbe colpito Morgana e Giuliana appena il consigliere provinciale, sospeso dopo l’episodio e poi reintegrato nell’incarico, apri la porta della sua auto. Nei loro ricordi, Zaccai appariva un uomo agitato. “Drogato” si è spinta a sostenere uno dei due viados durante l’incidente probatorio.

Una volta salite macchina, Zaccai si diresse a casa di Morgana a via Manlio Torquato, sull’Appio. Anche in questo caso la ricostruzione delle accuse delle Procura è fondata sulle testimonianze di Giuliana e Morgana. Zaccai avrebbe fatto sesso con entrambe, sniffando cocaina che aveva portato. La nottata sarebbe proseguita senza nessuna problema, come hanno detto i due trans. Fino a quando qualcosa modificò completamente l’atmosfera che fino a quel momento era stata serena. Zaccai si sarebbe svegliato dopo un breve sonno, e girando per l’appartamento avrebbe notato un computer dotato di webcam accesso sulla scrivania di Morgana. Forse perché memore dello scandalo che aveva investito qualche mese prima Marrazzo, Zaccai avrebbe perso il controllo dei nervi davanti alla prospettiva di essere stato immortalato in immagini compromettenti. Zaccai si affacciò in preda alla disperazione dalla finestra del primo piano dell’appartamento di Morgana, gridando a squarcia gola: “Aiuto! aiuto! Mi vogliono incastrare, stavo solo indagando su di loro”. Un scena alla quale avrebbero assistito diverse persone. Addirittura qualcuno lo avrebbe ascoltato minacciare il suicidio. Urla isteriche che svegliarono Giuliana e Morgana, in un primo momento incapaci di capire cosa fosse accaduto. I due trans scapparono via e venne chiamata un’ambulanza. Zaccai, in stato confusionale, fu condotto al pronto soccorso del San Giovanni.

Priebke, Franzoni, Fioravanti e Pacciani assessori: manifesti provocazione a Roma

Le affissioni a piazza Venezia

I manifesti comparsi in alcune zone di Roma, composti da quattro fotografie: Erich Priebke indicato come assessore alle politiche culturali (capitano delle SS che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione delle Fosse Ardeatine),  Anna Maria Franzoni assessore alla scuola, famiglia e infanzia (condannata per l’omicidio di suo figlio), Valerio Fioravanti ai trasporti e alla mobilità (ex terrorista di destra, fondatore dei Nar, pluriergastolano, condannato anche per la strage di Bologna), e Piero Pacciani (ritenuto uno dei responsabili dei delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze) indicato come assessore alle politiche sociali.  I manifesti, solo apparentemente del comune di Roma perchè realizzati con il logo e i colori istituzionali del Campidoglio, non portano in calce alcuna sigla.

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Manifestazione “Agenda Rossa”, il video:Quello che i tg non hanno mostrato

Ecco il video della marcia delle agende rosse, manifestazione che si è svolta a Roma il 26 settembre 2009.Nessuno ne ha parlato, perchè bisogna nascondere alla gente la verità.Bisogna che non si accorga, che non si svegli dal sogno.Anche se se ormai di sogno non si tratta più.E allora, prima che altri provvedimenti colpiscano la rete, diffondiamo questo splendido video. Qui c’è la verità, che tanti, troppi, vogliono ancora tacere.

Manifestazione “Agenda Rossa” 26 settembre:”Fuori la mafia dallo Stato”

Salvatore Borsellino: ”Deluso dal rifiuto di Napolitano. Mio fratello ucciso da pezzi dello Stato”

ultimo aggiornamento: 26 settembre, ore 20:13

Da Travaglio a Di Pietro, a Roma il grido di ‘Agenda rossa’: ”Fuori la mafia dallo Stato”

ultimo aggiornamento: 26 settembre, ore 20:13

Roma – (Adnkronos) – In nome dell”Agenda rossa’ di Paolo Borsellino i manifestanti hanno sfilato per le vie della Capitale per poi raggiungere Piazza Navona. Il giornalista collaboratore di Santoro: ”L’attacco di Scajola è più grave dell’editto bulgaro”. llleader dell’Idv: ”La mafia è finita dentro le istituzioni. Nascondere la verità è strage di Stato”.

Roma, 26 set. (Adnkronos) – “Fuori Mancino dal Csm! Fuori Dell’Utri dallo Stato!’. Sono alcuni degli slogan pronunciati dai circa 1.500 manifestanti che in nome dell”Agenda rossa’ di Paolo Borsellino hanno sfilato per le vie della Capitale per raggiungere poi Piazza Navona dove la manifestazione promossa da Salvatore Borsellino culmina con gli interventi, tra gli altri, del leader dell’Idv Antonio Di Pietro e di Marco Travaglio.

L’area della Piazza romana è stata occupata al grido di ”fuori la mafia dallo Stato” e si è colorata del rosso delle agende che tutti i manifestanti hanno in mano, in ricordo della ‘agenda rossa’ del magistrato scomparsa dopo l’attentato del 1992 a Palermo. Altri slogan, scanditi a più riprese lungo il corteo, dicevano: ‘Berlusconi fatti processare! Il Lodo Alfano serve solo al nano!’

In prima fila gli europarlamentari dell’Idv Luigi De Magistris e Sonia Alfano e Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, promotore della manifestazione. Nell’immaginario sloganistico dei manifestanti ce n’è anche per Clemente Mastella, al quale è stato chiesto, senza molte cortesie, ‘Fuori dall’Europa!’.

La mafia è finita dentro le istituzioni“, sostiene Di Pietro da piazza Navona. “Lo Stato – rilancia il leader dell’Idv – è stato troppe volte omertoso e silenzioso, non lo Stato genericamente, ma funzionari dello Stato che nell’esercizio delle loro funzioni intrattenevano rapporti con i poteri e con persone mafiose e si accordavano su chi doveva finire in manette e chi alle stelle

Per Di Pietro, “la mafia non è soltanto quella delle bombe, ma anche quella che poi, grazie a tutto questo, e’ finita dentro le istituzioni”. Quanto al tema della manifestazione, Di Pietro afferma: “Vogliamo sapere la verità su chi ha fatto sparire l’agenda rossa di Paolo Borsellino perché lì c’è la verità sui mandanti di quelle stragi. Nascondere la verità è strage di Stato”.

E più tardi, dal palco della manifestazione, D i Pietro ritorna sulle dichiarazioni di ieri che hanno suscitato la reazione dei presidenti di Camera e Senato e ribadisce: ”C’è un comportamento mafioso dentro questo Parlamento”. Per l’ex pm oltre al conflitto di interessi di Berlusconi, ”c’è un conflitto di interessi vero che sta dentro al Parlamento”.

Il leader dell’Idv afferma: ”In Parlamento ci sono un sacco di persone che continuano a fare il loro mestiere nonostante facciano i parlamentari, vuol dire che la mattina vanno a farsi le leggi che servono alle loro attività. Ogni parlamentare risponde a un gruppo di potere e vota pur sapendo che la legge che vota è una porcata”.

Quanto allo scudo fiscale, che per Di Pietro è ”una legge ‘ad personam’, chi approvera’ quella legge fara’ un’azione criminale”. L’ex pm si rivolge ai manifestanti accorsi in Piazza Navona dicendo che, ”prima c’era una mafia che ammazzava”, mentre ”oggi c’è una mafia che sta dentro le istituzioni”.

“Quello che è successo ieri è più grave dell’editto bulgaro”, afferma Marco Travaglio in relazione alle parole del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sulla trasmissione tv di Michele Santoro Annozero‘. Travaglio, in collegamento telefonico con piazza Navona, riferendosi alle parole di Scajola le ha definite, “una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione”.

Si dice invece “deluso dal presidente” Salvatore Borsellino. Il capo dello Stato, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe declinato l’invito rivoltogli dall’europarlamentare dell’Idv Sonia Alfano a prendere parte alla manifestazione. “Sono deluso dal presidente – afferma Salvatore Borsellino – perche’ questa non è una manifestazione di partito ma il partito della gente onesta”.

Gli fa eco Di Pietro. Il Capo dello Stato, osserva il leader dell’Italia dei Valori, ha detto di no perché ha ritenuto questa una manifestazione di partito: ”Credo che sia un’offesa alla verità – afferma Di Pietro – questa non è una manifestazione di partito”.

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