Veltroni: “Respingere le analisi frettolose del voto”

ROMA – “C’e’ solo una cosa peggiore degli insuccessi elettorali ed e’ la spiegazione degli insuccessi elettorali. Che e’ quasi sempre frettolosa, predeterminata, fatta da insopportabili luoghi comuni”. Lo afferma il leader del Pd Walter Veltroni, intervenendo al 23mo congresso nazionale delle Acli. “Nulla e’ dato per sempre – ha affermato – ne’ la posizione di chi ha vinto ne’ quella di chi ha perso. Pensate al grande successo riportato l’anno scorso da Sarkozy e all’insuccesso del suo partito alle ultime elezioni. La nostra e’ una societa’ non ideologica che valuta e giudica i risultati per decidere se confermare o sostituire”. (Agr)

Commento di Wildgreta

Veramente chi si si è lanciato sin da subito nella corsa all’attribuzione delle colpe della disfatta sono stati proprio il PD e i suoi leader, attribuendo le responsabilità, nell’ordine a:

Romano Prodi

la Sinistra radicale

Antonio di Pietro

Francesco Rutelli

I Radicali

L’imprinting

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Veltroni, tutti gli errori del PD: un partito che ha solo un vertice poggiato su un tappeto rosso

             (il compagno Silvio) 

di Wildgreta

La comunicazioni e il linguaggio del Partito Democratico

Innanzitutto, trasformare i termini politici di uso comune  in chiave snob ( o provinciale) ha creato una barriera con le fasce sociali meno elevate culturalmente: la sede del partito diventa il “loft”, la riunione diventa il “caminetto”, il governo ombra lo “shadow cabinet”. E non c’è neppure un bonario, “Walter è fatto così” tra gli elettori del PD, ma soltanto un “Veltroni è un despota” sintesi di giudizio espressa dalla base, che “base” non è, se di colpo il partito si è accorto di avere soltanto un “vertice” che si è ritenuto non avesse bisogno di pilastri su cui reggersi. La annunciata partecipazione di tutti alla costruzione del partito democratico con le primarie, si è rivelata poi una presa in giro. Molte delle personalità di spicco chiamate a raccogliere consensi allora, sono state messe da parte una volta che si è trattato di scegliere le candidature. Ad un professionista toscano che aveva ricevuto moltissimi voti alle primarie, è stato detto:”Mi dispiace, le candidature per le politiche sono blindate”.

Ragazze capolista

Le Walter’Angels sparse un po’ in tutta Italia, hanno scalzato personalità di spicco legate al territorio senza avere nessun merito se non quello di piacere a Walter (in quale senso dovrebbe spiegarcelo lui). E’ stato così nel Lazio e in Campania e forse anche da qualche altra parte.
Ma Walter voleva “rinnovare“, e per farlo, forse ha guardato solo la carta di identità e la fotografia, quasi a dire:”Sei giovane e carina, puoi rappresentare il popolo”. Se le avesse mandate tutte in televisione, avrebbe fatto meno danni a se stesso e al paese.

L’errore di voler piacere a tutti
Con la sua smania di piacere al centro, a sinistra e a destra, Veltroni è riuscito a non piacere quasi a nessuno. Neppure a quelli che nel PD hanno voluto credere comunque, perdonandone anche gli errori. Lo hanno votato in molti, ma più per il bisogno di credere in qualcosa, che per convinzione. Leggi il seguito di questo post »

Elezioni, ha perso la sinistra…”ma anche” il loft

 

 di Wildgreta
Se, in fondo, Daniela  Santanchè ha convinto un milione di persone a credere nelle suo proposte a base di mutui sociali, pur avendo una casa dal  lusso sfrenato a base di suppellettili fatte con pelli di animali in via di estinzione (poltrone di coccodrillo, coperte di pelle di lince, tappeti zebrati), un uomo di sinistra come Veltroni potrebbe anche essere stato penalizzato dall’uso esagerato di termini di importazione americana che nulla hanno a che vedere con la realtà italiana. Non si può trasformare un ultimo piano nel cuore del centro storico di Roma, in un loft  dell’Upper Side di Manhattan neppure con la più fervida immaginazione. Ecco, allora, che usare il termine “Loft” per il quartier generale di un leader politico, suona un po’ provinciale, per non dire ridicolo.
Quando ero piccola,  ricordo che l’attesa dell’esito delle elezioni si consumava sotto Botteghe Oscure. Ricordo che Berlinguer, a un certo punto si affacciava e salutava la folla che si era radunata davanti al portone.  C’erano le bandiere, c’era gioia e c’era una sorta di “grazia” nell’annunciare le sconfitte o le vittorie. Era assente la spocchia, quel “mettersi un gradino sopra tutti”. Ho nostalgia di quell’aria, più semplice, meno “se fossi nato in America, chissà dove sarei ora”. Ne parlo con dispiacere. Dispiacere per come ci si pone nei confronti delle persone che vogliono credere in qualcosa, che vorrebbero avere ancora degli ideali, che avrebbero voglia di “riconoscersi in te”, oltre ad avere delle risposte ai loro problemi quotidiani.
In uno dei comizi della campagna elettorale del Partito Democratico, è stato chiamato addirittura un catering. Dopo aver ascoltato gli interventi dei candidati, il pubblico ha visto spuntare camerieri in guanti bianchi che hanno estratto tavoli e tovaglie per apparecchiare una gigantesca tavola su cui è stato portato di tutto: davvero un banchetto sontuoso.  Il pubblico è apparso incredulo: dalle Feste de L’unità a base di salsicce ai banchetti col catering, forse il salto è apparso eccessivo. (ma forse è stato un episodio isolato)
Su di noi hanno effetto i gesti, ma soprattutto le parole, quindi non serve andare a pranzo dalle famiglie, è importante quello che si dice alle famiglie, quello che si pensa delle famiglie, quello che si trasmette alle famiglie. Quelle famiglie che sono ormai preda dell’incubo di come pagare le bollette e, nel profondo, non credono più a nessuno. Sono state tre le agenzie pubblicitarie impegnate a trasmettere il messaggio-Veltroni. Testimonial importanti, poi, si sono spesi per impedire che accadesse l’irreparabile: altri cinque anni di Berlusconi. Veltroni ha attuato un rinnovamento di uomini e donne all’interno del partito, ma molti dei candidati scelti non hanno fatto nulla nella loro vita per meritare di rappresentarci, o almeno nessuno di noi è venuto a saperlo. A cosa serve sbandierare la candidatura “blindata” di Marianna Madia che non ha nessuna competenza specifica e che nessuno di noi conosce? E se proprio si voleva apparire un partito diverso, non sarebbe stato meglio evitare la brutta figura fatta escludendo inizialmente Lumia? E non si poteva evitare di far fare lo sciopero della fame a Pannella? E perché devo sentire Rosy Bindi dire a Porta a Porta che l’immissione dei radicali ha penalizzato il PD? Non sa, Rosy Bindi, che a nessuno di noi è andata giù la Binetti? E perché non nominare quasi mai Di PIETRO che, pure, è stato un alleato prezioso, visti i consensi che poi ha ricevuto?
Ecco perché Veltroni non ha ottenuto maggiori consensi, la sua idea di “partito nuovo”, è suonata vera, ma anche finta.

 

I radicali ‘preoccupano’ la Binetti.Bonino: “Si prenda una camomilla”

LE VARIE ANIME DEL PD

“Le posizioni radicali sono state molto spesso antitetiche a quelle che io ho assunto”, dice la candidata teodem, mentre la radicale sbotta: “Io non sono a disagio nel Pd, se la veda lei…”

Roma, 18 marzo 2008 – L’ingresso dei Radicali e di Umberto Veronesi nel Partito democratico preoccupa Paola Binetti. “Sono preoccupata” perchè sul piano di alcuni temi e valori “le posizioni radicali sono state molto spesso antitetiche a quelle che io ho assunto”, spiega la candidata del Pd in una intervista a ‘Speciale Elezioni 2008’ dell’Adnkronos.
“La verità -osserva Binetti- è che non avendo avuto nessuna possibilità di intervenire su questo tipo di decisione ho dovuto assumerla, anche questa, come una decisione del contesto stabilita”.
Quindi “non è che non sono più preoccupata”, aggiunge Binetti. Ma “a questo punto sono occupata a individuare quelli che potrebbero essere eventuali attacchi portati sul fronte di questi valori. Devo dire con semplicità e chiarezza -avverte Binetti- che a ognuno di questi attacchi risponderemo con un’azione uguale e di segno contrario”.
LA BONINO: SI CURI

“Io non sono a disagio nel Partito democratico. La legge 194 nessuno la vuole cambiare, tutti la vogliamo migliorare. Forse e’ Paola Binetti ad essere a disagio nel Pd. Se la veda lei, si curi, si prenda una camomilla…”. Lo afferma il ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino, ospite di SkyTg24. “Io sono radicale e rimango radicale”, conclude.

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