MASSONERIA, TUTTI I NOMI:LA CLAMOROSA INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO

LA CLAMOROSA INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: TUTTI I NOMI DEGLI AFFILIATI DELLA GRAN LOGGIA AUSONIA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO. QUEL ‘BACINO ELETTORALE DIETRO CUI STAGLIEREBBE QUALE PROMOTORE E ARTEFICE IDEATORE IL SENATORE DOMENICO NANIA’…

Uno spaccato di piccola e media borghesia siciliana. C’è l’anziano politico buono per tutte le stagioni; il sindaco, l’assessore e il consigliere comunale; il medico condotto e il chirurgo affermato; l’avvocato penalista, il consulente finanziario e il commercialista; il dirigente di un grande ente statale; il preside, l’insegnate di ruolo e quello precario. “Fratelli” e “sorelle” e qualche cognato, tutti devoti del Grande Architetto dell’Universo. I riti esoterici vengono consumati tra squadrette, compassi, cappucci, spade, pavimenti a scacchiera, candelabri, teschi e casse da morto nell’oscurità di un anonimo appartamento alla periferia di Barcellona Pozzo di Gotto, centro tirrenico della provincia di Messina. È in questo “tempio” dello spirito e dell’intelletto che il 25 ottobre del 2009 si presentano funzionari ed agenti della polizia di Stato. Anch’essi, come ogni comune profano, devono transitare da una lugubre stanzetta di “meditazione e purificazione” dove ad una parete è affissa una falce e un cartello che ammonisce: «Se tieni alle distinzioni umane, vattene». Gli agenti hanno l’ordine di sequestrare l’elenco degli iscritti, lo statuto e i verbali delle riunioni svolte all’interno della loggia massonica che vi è ospitata, l’“Ausonia”, indipendente dalle obbedienze che popolano la sin troppo litigiosa frammassoneria italiana. A ordinare il blitz, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, che ipotizzano la violazione dell’articolo 2 comma 2 della legge 25/1982, la cosiddetta “Spadolini-Anselmi” che vieta le associazioni segrete, approvata dopo lo scandalo della superloggia P2 di Licio Gelli. Leggi il seguito di questo post »

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Conti della Curia, dossier esplosivo arriva in Vaticano

ANTONIO MANZO C’è di tutto: le lottizzazioni edilizie su terreni di proprietà della diocesi, la gestione della colonia San Giuseppe e l’Angellara Home, le inchieste della magistratura sui conti dell’istituto sostentamento del clero, il ruolo di un avvocato nipote del vescovo, i risultati della gestione dell’istituto nel quinquennio 2003-2007. Perfino le accuse di ombre della massoneria sulla gestione degli affari economici della diocesi di Salerno. L’esplosivo dossier è in Vaticano, spedito da Salerno l’undici febbario scorso (protocollo 34/08). Le firme sono pesanti: quella di monsignor Matteo Notari, presidente dell’istituto sostentamento del clero, in pratica la cassa della diocesi, e quella di Luca De Franciscis, noto commercialista salernitano e presidente del collegio dei revisori dei conti dello stesso istituto. Diciassette cartelle fitte, cifre, date, fatti e considerazioni. Diciassette cartelle, con tutti i capitoli degli affari della Curia salernitana, è il dossier spedito ai vertici vaticani: al segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, ai prefetti della congregazione dei vescovi, cardinale Giovambattista Re e del clero, cardinale Claudio Hummes, oltre che al nunzio apostolico l’arcivescovo Giuseppe Bertello. Nella lettera di accompagnamento scritta per il cardinale Re si fa riferimento ad un precedente incontro con lo stesso cardinale avvenuto tre giorni prima della spedizione del dossier, l’8 febbraio. A tutti è spedita per «devozione e conoscenza, in merito alla incresciosa situazione creatasi all’Istituto sostentamento del clero di Salerno-Campagna-Acerno e dell’Abbazia Territoriale di Cava». (l’istituto è competente anche per i beni della Badia e da Cava cominciano a chiedere più di una spiegazione). La Cogevi – È il contenzioso che ha opposto la società di capitali Cogevi Spa, presieduta dall’ingegnere Francesco Siano, già consulente tecnico dell’istituto, allo stesso istituto. Il capitolo è la lottizzazione Vessinelli, frazione di Antessano di Baronissi, un investimento immobiliare per milioni di euro su 25 ettari di zona edificabile ora finito nelle mani della Concilio costruzioni (la convezione è stata stipulata al comune di Baronissi il 18 gennaio scorso, tra le proteste della Cogevi, con le firme di don Notari, don Albino Liguori, parroco di Baronissi e del costruttore Concilio). Per la permuta degli immobili invece è stata prescelta l’impresa Geneca (Carratù) di Castel San Giorgio. L’istituto vende nel ’97 i 25 ettari alla Cogevi con la condizione dell’approvazione del piano e del rilascio della concessione edilizia entro il termine del 31 dicembre 2000. Se ciò non fosse avvenuto, l’atto doveva ritenersi nullo, come mai avvenuto e stipulato. Scade il termine, si posticipa la validità dell’atto al giugno 2002 e poi al 2003. Ma l’atto non c’è più, ma questa circostanza la deve riconoscere anche la Cogevi. L’impresa non si presenterà mai dinanzi ad un notaio per sottoscrivere il mancato avveramento delle condizioni. Finisce a contenzioso tra Cogevi e Istituto sia dinanzi al Tar che in sede civile (l’istituto vince la partita giudiziaria con la provvidenziale costituzione, con delega del vescovo, appena ventiquattr’ore prima del giudizio). Il presidente dell’istituto e il presidente del collegio rilevano che la Cogevi, in un giudizio civile pendente dinanzi alla sezione distaccata del tribunale a San Severino, esibisce una serie di fatture emesse dall’avvocato Montuori per prestazioni professionali (sono allegate in fotocopia nel dossier). Al tempo stesso il consulente legale dell’istituto, oltre che «nipote del vescovo» come scrivono Notari e De Franciscis, è anche consulente della Cogevi, la società in contenzioso con la curia per la lottizzazione milionaria di Vessinelli. (1 continua)

(Nella foto) L’abate di Cava monsignor Chianetta e l’arcivescovo di Salerno

 

Il Mattino 6 maggio 2008

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