Terremoto: Sfollati a Roma il 16 giugno, contro le mancate promesse del governo

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La protesta aquilana arriva a Roma

Enzo Mangini

Domani a mezzogiorno presidio dei comitati aquilani a Montecitorio. Contestano il decreto del governo, che la Camera si appresta a votare senza alcuna modifica. I sindaci del cratere, invece, protestano a Preturo, nell’aeroporto del G8.

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Sta per passare l’Appenino e arrivare fino a Roma la protesta aquilana, covata per due mesi nelle tendopoli del cratere devastato dal sisma del 6 aprile. Domani, da mezzogiorno, un presidio sarà a Montecitorio per contestare il decreto Abruzzo, che la Camera dei deputati si appresta a votare senza che siano state accolte le modifiche proposte dalle opposizioni e dagli enti locali abruzzesi rispetto al testo licenziato dal Senato il 31 maggio scorso.

Oggi pomeriggio, a Roseto degli Abruzzi, ci sarà una grande assemblea, convocata da tutti i comitati aquilani, per coinvolgere nella protesta i 35 mila sfollati distribuiti negli alberghi della costa. Anche loro, si spera, saranno domani a Roma. Organizzare la protesta non è stato facile. Dalla settimana scorsa nei campi sono in corso assemblee molto partecipate e attente. Nonostante la Protezione civile, spesso con motivazioni assolutamente pretestuose, ha sistematicamente negato ai comitati la possibilità di distribuire nelle tendopoli volantini sulle diverse iniziative. «Se questa è ora la nostra città – diceva uno dei giovani del 3e32 – Perché ci viene proibito di far sapere ai cittadini cosa stiamo facendo? Le tendopoli dovrebbero essere le piazze e i quartieri dell’Aquila, quindi deve esserci la stessa praticabilità democratica che si avrebbe se la città non fosse crollata». La scelta dei vertici della Protezione civile di proibire o almeno rendere molto difficile qualsiasi attività «politica» nelle tendopoli, peraltro, sta creando tensioni con alcune organizzazioni di volontariato che non sono favorevoli a questa scelta e non vedono di buon occhio la trasformazione della macchina dei soccorsi in una «centrale» di controllo del territorio. Leggi il seguito di questo post »

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L’emergenza rifiuti ossessione del Cavaliere: anche il No-Cav Day è spazzatura

No Cav Day, Berlusconi: è solo “spazzatura”

TOYAKO/ROMA (Reuters) – Il giorno dopo il “No Cav Day” contro il governo, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha reagito definendo la manifestazione “spazzatura”, e la Chiesa ha espresso dispiacere per le offese rivolte a Benedetto XVI durante l’iniziativa .”No, di questo qui non mi occupo. Della spazzatura mi occupo in altri ambiti”, ha detto Berlusconi a margine del summit dei G8 in Giappone ai cronisti che gli chiedevano un commento sull’evento. Leggi il seguito di questo post »

Roma:”Di che colore è la notte? Nera”

Dopo la vittoria Alemanno dà appuntamento ai suoi in piazza del Campidoglio
“E’ rabbia, è amore, Roma tricolore”; “Rutelli in Romania”. E spuntano i saluti romani

Scoppia la festa degli ex missini
“Veltroni, ora dacci le chiavi”

di MATTEO TONELLI

ROMA – Un tricolore sventola in mano a Marco Aurelio. Ed è così che il condottiero romano, che troneggia in mezzo alla piazza del Campidoglio, diventa l’involontario testimonial del trionfo di Gianni Alemanno. Lui, un passato missino alle spalle, uno che porta, orgogliosamente, la celtica al collo, ex ministro gettato nell’agone della sfida della Capitale, ce l’ha fatta. Travolgendo Rutelli e portando, per la prima volta, un ex fascista al Campidoglio. Un fatto epocale per Roma che archivia la lunga stagione a guida centrosinistra e si affida, con entusiamo, alla destra.

E la destra festeggia. Per le strade, dove i tassisti, massicciamente schierati per Alemanno, improvvisano cortei a colpi di clacson. Nel comitato elettorale dove la tensione si scioglie quasi subito. Con il passare dei dati che levano ogni dubbio sull’esito finale. Tanto che Alemanno annuncia la vittoria a scrutinio in corso. Si affaccia dalla finestra, il candidato del Pdl. Saluta, tricolore in mano, la folla che blocca la strada. In testa, come al solito, i tassisti che invocano a gran voce un posto da senatore per il loro leader Bittarelli.

“Ci vediamo al Campidoglio” annuncia Alemanno. E’ quello il luogo simbolo. La collina da conquistare bandiere al vento. E mentre su Roma cala la sera, sono circa 500 quelli che rispondono all’appello del loro sindaco. Forse non moltissimi, ma conta poco. Tricolori ovunque e poi bandiere di An e del Pdl. Di celtiche nemmeno l’ombra, se non quella che si scorge al collo di qualche ragazzo. Si vede invece qualche saluto romano.

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