MANOVRA SALVA-ITALIA: E SE FOSSE SBAGLIATA?

 

MANOVRA MONTI: PERCHE’ E’ SBAGLIATA E COME PEGGIORERA’ LA SITUAZIONE ITALIANA

 

Sergio Casaratto, Micromega: Vorremmo noi per primi illuderci che tutto questo servirà. Siamo ammirati della reazione dignitosa, quasi disciplinata, del popolo italiano: “speriamo che tutto questa serva e finisca il primo possibile”. Purtroppo riteniamo invece che questa manovra peggiorerà le cose. I nostri concittadini lo devono sapere. Se l’analisi è sbagliata, così è quella della maggioranza dei politici italiani ed europei, sbagliate sono le soluzioni. La crisi italiana ha una insopprimibile dimensione europea ed è profondamente falso quanto Monti ci ha detto, presentando la manovra, che la crisi del debito italiano “non è colpa degli europei, è colpa degli italiani”, che siamo “un focolaio di infezione” e rischiamo di “macchiarci della responsabilità” di far fallire l’Europa. Visualizza altro http://bambinicoraggiosidue.blogspot.com/#ixzz1gJXVdJd
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GOLDMAN SACHS: UN ARTICOLO DEL 2007 DA RILEGGERE

Un’inchiesta della procura di Bolzano rischia di creare qualche problema alla corazzata e ai suoi uomini più in vista. Un vorticoso giro di fondi neri ha già portato alle dimissioni del vertice tedesco di Siemens per l’acquisto della nostra Italtel. Entriamo fra i segreti di Goldman, da sempre in feeling con l’establishment ulivista. E diamo un’occhiata ad una Cupola di nome Bilderberg…

La sera andavamo alla Goldman…
Andrea Cinquegrani – Tratto da “ La Voce delle Voci” luglio 2007
Sito ufficiale http://www.lavocedellacampania.it

«Ma Siete Proprio sicuri che sia solo l’Unipol all’origine della guerra tra Vincenzo Visco e le fiamme gialle di Milano?
Potrebbe esserci qualcos’altro. Forse delle indagini molto delicate che puntano in alto, molto in alto». E’ una voce che corre fra i corridoi del palazzo di giustizia, sempre più al centro di veleni e polemiche. «Quindici anni fa – osserva una toga – partiva la stagione di Mani pulite, ora ci ritroviamo con un livello di corruzione ancora più invasivo, perché come dice Davigo le tecniche si sono modemizzate. E i partiti sono sempre più lontani dai bisogni reali del paese». E pensare che la procura “rossa” oggi si ritrova quasi a “rimpiangere” il Berlusconi che non oppone il segreto di stato sul caso Abu Omar…

Passiamo ad alcune indagini “bollenti”, a delle possibili “piste”. Una su tutte. 19 febbraio 2007. I militari della Guardia di Finanza perquisiscono gli uffici milanesi della maxi banca d’affari Goldman Sachs, sempre più alla ribalta delle cronache economico-finanziarie sul fronte “salvataggi” e “privatizzazioni”. Fra le varie carte sequestrate, spuntano due documenti: un misterioso file “M Tononi / memo – Prodi 02.doc”; e una lettera inviata nel 1993 dalla sede Goldman Sachs di Francoforte alla Siemens, a proposito di “un buon affare” sull’Italtel. A rivelare la circostanza – nel fragoroso silenzio di quasi tutti i media nostrani – è un giornalista del Daily Telgraph, Ambrose Evans Pritchard, il quale punta i riflettori su un’inchiesta della procura di Bolzano, gemella di svariate altre indagini in mezza Europa e che hanno portato, mesi fa, alle clamorose dimissioni del numero uno di Siemens, Heinrich Von Pierer, fidato consigliere economico del cancelliere Angela Merkel (una sorta di Angelo Rovati in salsa tedesca). Giovane assistente di Romani Prodi durante le presidenze Iri, Massimo Tononi (l’M Tononi del file) è oggi sottosegretario all’economia, in prima fila nella redazione del contestatissimo piano Rovati per il riassetto Telecom, nel pedigree la poltrona di super manager di Goldman Sachs nello strategico settore “fusioni e acquisizioni imprese”.

BOLZANO INDAGA
I magistrati di Bolzano indagano per concussione, corruzione e riciclaggio sulla vendita nel ’94 di uno dei gioielli di casa Iri nel settore delle telecomunicazioni, Italtel, passato alla tedesca Siemens che batté la concorrenza della francese Alcatel. A favorire l’operazione (con un advisor del calibro di Goldman Sachs), una montagna da ben 400 milioni di euro, fra tangenti e fondi neri, a cominciare dai lo miliardi di vecchie lire transitati dai conti correnti di Siemens a quelli dell’ex vertice di Italtel Giuseppe Parrella, originario di Benevento e trapiantato a Bolzano, finito in galera. Fra l’altro, su un conto corrente di Innsbruck intestato a Siemens Ag, tra il ’94 e il ’99 sarebbero stati movimentati 140 milioni di marchi, 80 milioni degli attuali euro (senza contare le triangolazioni con altre banche e paesi, via Londra e via Tokio in particolare). Nella massa “nera” spuntano anche i lo milioni di marchi bonificati a luglio ’97 dai conti Siemens di Innsbruck verso quelli di Goldman Sachs: all’appello, però, manca una qualsiasi fattura o pezza d’appoggio, visto che Goldman era l’advisor… Leggi il seguito di questo post »

Goldman Sachs, “rischio crollo dell’Euro”.Monti, “Facciamo in fretta”

di Wildgreta

Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di oggi da parte di Goldman Sachs e del presidente Monti. Alla vigilia dell’annuncio della manovra economica, infatti, il Professore tuona da Bruxelles: “Se l’Italia manca questo passaggio o non fa quel che ci si attende, le conseguenze sarebbero molto gravi” e poi, “Non c’è tempo per discutere”. Cosa significa? Che qualora il parlamento non approvasse le proposte di Monti, il disastro sarebbe una certezza? Dall’altra parte, Goldman Sachs riprende il tormentone sul probabile crollo dell’Euro e della soluzione del debito sovrano come condizione imprescindibile per salvarsi. Un clima di paura, dunque, alimentato da dichiarazioni che rimbalzano da una parte all’altra dell’Europa e che si scontrano con le dichiarazioni di CGIL e Lega che intimano a Monti di non toccare le pensioni, mentre la sommessa voce del PD fa capolino invocando “Equità”. Casini, invece, si fida ciecamente di Monti, dunque sposa la linea del “o si fa la manovra o si muore”.Più perplessa IDV, che di fatto è stata esclusa dai “colloqui del tunnel” e si trova, forse, nella posizione più scomoda. Appoggiando il governo per singoli provvedimenti, infatti, finchè questi provvedimenti non si conosceranno, IDV sarà un partito che non fa parte nè della maggioranza, nè dell’opposizione, dunque escluso a prescindere da qualsiasi azione. E mentre si consuma la spasmodica attesa di una manovra che conoscono soltanto all’estero, continuano le manifestazioni dei lavoratori delle aziende che chiudono ma, soprattutto, continuano le chiusure a catena dei piccoli esercizi commerciali, che hanno deciso di non arrivare neppure al Natale, tanto è scarsa la speranza di un incasso decente. Il 2011 si avvia spedito verso una fine imprevedibile,esattamente come si ritengono imprevedibili alluvioni e terremoti che flagellano poplazioni e territori italiani.Ma sarà vero che non si poteva proprio fare nulla di meglio?

Di seguito le dichiarazioni di G.Sachs e Monti.

”Lader Ue risolvano con decisione il problema dei debiti sovrani”
Goldman Sachs: ”Cresce il rischio del crollo dell’euro, Italia in recessione nel 2012”
ultimo aggiornamento: 01 dicembre, ore 13:44
Roma – (Adnkronos) – L’allarme lanciato dalla banca d’affari: “Le possibilità di sviluppi più caotici, sebbene ancora minori, sono aumentate”

Roma, 1 dic.(Adnkronos) – “Le possibilità di sviluppi più caotici, come il crollo dell’euro, sebbene ancora minori, sono cresciute”. E’ allarme lanciato dalla banca d’affari Goldman Sachs che prevede una “modesta recessione” per l’Europa. Leggi il seguito di questo post »

Barnard: noi come l’Africa, venduti agli Avvoltoi finanziari

Paolo Barnard

«Voi persone per bene non capite cosa significhi trovarsi debitori di un Vulture Fund, di un avvoltoio. Siete abituati al volto del vostro cassiere all’Unicredit, al Monte dei Paschi. Anche tu, imprenditore, non sai come prende allo stomaco il fiato di un Ss finanziario quando lo devi ricevere nel tuo ufficio». E sarà inutile, dall’interno del “Lager economico Italia”, volgere lo sguardo al governo, ai sindacati, alle Regioni: il debito sovrano dell’Italia del default sarà stato trasferito, con decisione del Consiglio Europeo, sotto la giurisdizione britannica o dello Stato di New York. Per cui a Roma sarà la Notte dei Lunghi Coltelli: «Il resto delle “Ss finanziarie” del Fmi, della Ue dei tecnocrati alla Rompuy e Draghi, saranno impegnate a ripulire i palazzi governativi per sempre. Inutile neppure pensarci, a loro».

«Nulla di quanto è scritto di seguito è Fanta Horror», avverte Paolo Barnard il 1° dicembre dal suo avamposto web: «Dovete andare in Africa per sapere cosa vi aspetta». Proprio nell’Africa subsahariana è in corso la più grande macelleria sociale della storia. Lo scopo: depredare a morte i Paesi africani che stavano organizzando il proprio riscatto col New International Economic Order all’inizio degli anni ’70. Avvertenza: «I pacchetti di austerità di cui oggi si parla come “rimedio” alla crisi di credibilità dei nostri governi in Eurozona, furono disegnati, esattamente come si disegna un motore, 35 anni fa dal Fondo Monetario Internazionale». Allora non si chiamavano “austerità”, ma Saps: Structural Adjustment Programmes. Ovvero: «Tagli a tutto il settore pubblico e spesa pubblica, privatizzazioni, tasse, isteria da deficit, allungamento dell’età pensionabile, finanziarizzazione della società».

«Non li hanno cambiati di una virgola quei programmi», hanno solo pensato di rinominarli, chiamandoli “austerità”. «Oggi gli esecutori di questi crimini sociali in Europa rispondono ai nomi di Olli Rehn, Herman Von Rompuy, Draghi, Monti». Per Barnard, sono le nuove “camicie brune”, che spianeranno la strada alle “Ss finanziarie”. Incredulità? Meglio allora dare un’occhiata all’Africa. In Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, la prima presidente-donna del continente nero, ha da tempo incontrato le “Ss finanziarie”: sei anni fa hanno impugnato il debito sovrano e privato della Liberia, e oggi stanno letteralmente uccidendo uno dei paesi più poveri del mondo. Chi sono, tecnicamente, i killer? «Sono i Vulture Funds, tradotto: i Fondi degli Avvoltoi», cioè «gruppi di speculatori specializzati in recupero crediti su scala gigantesca». Oggi in azione in Liberia. E domani? Leggi il seguito di questo post »

Stiglitz: Germania fuori dall’euro o il continente sprofonda

La ristrutturazione dei bilanci continentali farà piombare l’Europa in una profonda recessione. La soluzione, secondo il premio Nobel per l’economia, è l’uscita della Germania da Eurolandia e la conseguente svalutazione della moneta unica
Costretta a fare i conti con una crisi sempre più conclamata, l’Unione europea si prepara alla messa a punto del più ambizioso piano di ristrutturazione debitoria di sempre. Dalle tragedie greche alle sommesse ballate irlandesi, passando per i noti guai iberici e i fardelli contabili italiani, i programmi “lacrime e sangue” cui tutti sembrano ormai rassegnati potrebbero non bastare. E il traguardo della definitiva ripresa potrebbe coincidere con l’affermazione di uno scenario a dir poco sconvolgente: la fine del sistema monetario europeo per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

A lanciare l’allarme è stato niente meno che Joseph Stiglitz, non esattamente un osservatore qualsiasi. Secondo il premio Nobel per l’Economia 2001, quello intrapreso dai governi europei rischia di essere un viaggio senza ritorno. Almeno per la moneta unica. La situazione è grave, anzi, gravissima e i piani di austerity contabile, per quanto necessari, potrebbero rivelarsi controproducenti scatenando una recessione destinata a dilagare nell’intero continente. Da qui la clamorosa soluzione: l’addio alla moneta unica da parte della Germania, principale economia di Eurolandia, e il salutare abbandono a una conseguente e provvidenziale svalutazione dell’euro per gli altri Paesi.

Le tesi di Stiglitz, inserite nella prefazione alla nuova edizione del suo ultimo libro Freefall e rivelate in esclusiva dal Sunday Telegraph, sono a dir poco dirompenti. In pratica si tratterebbe di chiudere i conti con il modello di moneta unica conosciuto fino ad oggi abbattendo una volta per tutte quella che per molti Paesi rappresenta un’incrollabile certezza: la necessità di una valuta forte. L’ipotesi sembra folle ma a conti fatti nemmeno troppo illogica. Dopo aver soccorso il suo sistema finanziario (sborsando all’incirca 4mila miliardi di euro), l’Unione non può più fare a meno di ristrutturare i suoi conti. Il piano, che prevede forti manovre correttive per le nazioni caratterizzate da un rapporto debito/Pil superiore al 60%, appare però destinato a rinviare la ripresa a data da destinarsi.

E’ la solita vecchia storia della coperta troppo corta. Si tira per un verso – taglio alla spesa e pressione fiscale – allo scopo di adeguare i conti ma, così facendo, si lascia scoperta l’economia reale abbattendo i consumi e favorendo la recessione. Per ovviare al problema, almeno in parte, si dovrebbero tagliare i tassi per svalutare così la moneta e sostenere le esportazioni ma nell’ambiente attuale, caratterizzato da un costo del denaro prossimo allo zero, i margini di manovra nell’area euro restano ridottissimi. Una realtà di cui è ben consapevole il Fondo Monetario Internazionale che, in un rapporto pubblicato in questi giorni, ha sottolineato come le politiche di austerity perseguite oggi da tutte le economie avanzate siano destinate a provocare effetti positivi nel lungo periodo ma anche più negativi del solito nel breve. Una profezia difficile da smentire.

La moneta unica, lascia intendere Stiglitz, non rappresenta più in modo coerente un’Europa sempre più eterogenea. Mentre la Germania si avvia chiudere l’anno con il tasso di crescita più elevato dai tempi della riunificazione (+3,3% secondo il Fmi), nazioni come Spagna e Irlanda tendono ormai apertamente al collasso. La Spagna in particolare, spiega il premio Nobel, «rischia di entrare in quella spirale perversa che aveva caratterizzato l’Argentina nel decennio passato» prima che quest’ultima decidesse di abbandonare l’aggancio con il dollaro per tornare successivamente a crescere. Un’esperienza replicabile da qusta parte dell’oceano solo con un euro debole. A meno che qualcuno non rispolveri prima dracme e pesetas…
ale

05 ottobre 2010 10:42

BUON FERRAGOSTO ANCHE AL GOVERNO, SPERANDO CHE SI FACCIA VENIRE QUALCHE IDEA

ferragosto

DI WILDGRETA

La nostra crisi economica non sta affatto migliorando, il nostro deficit neppure.Le famiglie italiane, nella migliore delle ipotesi, sono indebitate in media per 15.000 euro a testa.Molti non sono  andati in vacanza come, del resto,  l’anno scorso.Prima potevano permetterselo, ma adesso no. La Gerit, concessionaria per la riscossione dei tributi, scrive ai contribuenti che devono ricevere un rimborso delle tasse, chiedendogli se intendono compensare il rimborso con i debiti nei confronti dell’erario come, ad esempio, le multe.Ti dà 60 giorni di tempo per dire “sì”.Se non rispondi significa che rifiuti l’allettante proposta (lasciare a loro il tuo rimborso tasse e pagare il tuo debito).Il problema è che di lettere ne hanno inviate due in due mesi (così ci scrive un lettore) e la seconda annullava la prima.Così i tempi per rispondere si sono allungati.A giugno avevi 60 giorni, ma mandandoti un’altra lettera alla fine di luglio, i sessanta giorni scadranno alla fine di settembre e i giorni  diventano così 90.In questo modo, anche il pagamente dei rimborsi delle tasse annunciati con orgoglio da Tremonti, slittano di 3 mesi.Non so quante persone non abbiano neppure una vecchia multa rimasta in sospeso.

Questa come altre idee geniali fanno ormai parte del corredo di questo governo, al quale, però vorrei suggerire di farsi venire qualche altra buona idea per la crisi economica, la disoccupazione e le imprese che rischiano la chiusura.Pensate che nella sola Sardegna sono  200.000 posti di lavoro a rischio in autunno, mentre nella sola provincia di Varese sono 2000 le imprese che rischiano la chiusura.

Visto che i redditi da lavoro dipendente non possono sopportare ulteriori tassazioni, i liberi professionisti che non evadono ormai sono quasi sul lastrico, molti lavoratori sono in cassa integrazione o hanno già perso il lavoro, eccetera eccetera, o si pensa ad interventi più incisivi delle social card e delle “preghiere alle banche perchè aiutino le imprese”, o il  futuro del paese non sarà nero ma nerissimo.

Di solito si dice che l’allenatore “non arriverà a mangiare il panettone”, ma qui, probabimente, l’allenatore non riuscirà neppure a far stappare lo champagne che ha promesso di far trovare a novembre nelle c.a.s.e dei terremotati dell’Aquila arredate dall’Ikea….

DOPO IL “COMPAGNO FINI”, ARRIVA LA CEI A BACCHETTARE IL GOVERNO

CEI: CON CRISI PIU’ DISUGUAGLIANZE

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ROMA – A seguito della crisi economica, in Italia il tessuto sociale si va “sfilacciando”, e le disuguaglianze “aumentano, invece di diminuire”: è l’allarme lanciato dalla Conferenza episcopale italiana nel comunicato finale della sua assemblea generale. “Nessuno ignora il pesante impatto della sfavorevole congiuntura economica internazionale, di cui non si riesce a cogliere ancora esattamente la portata – si afferma nel comunicato della Cei – né si intende minimizzare l’impegno profuso da chi detiene l’autorità. Resta però evidente – denunciano i vescovi – che i costi del difficile momento presente ricadono in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione”.

DISOCCUPATI NON SIANO CONSIDERATI SOLO ESUBERI
La crisi occupazionale preoccupa i vescovi italiani che oggi sono tornati a ribadire che il termine “esubero” non tiene conto “di un tessuto sociale che va sfilacciandosi, a motivo delle disuguaglianze che aumentano invece di diminuire”. I lavoratori non possono essere trattati come una “futile zavorra”, aveva detto nella sua introduzione all’assemblea, svolta dal 25 al 29 maggio, il presidente della Cei, card.Angelo Bagnasco, e il comunicato finale, diffuso oggi, conferma ed estende quelle valutazioni. La crisi colpisce pesantemente i più deboli, le famiglie e quanti perdono il posto, dicono i vescovi. “Di qui l’esigenza – rileva il comunicato – di avviare una prossimità ancora più concreta al mondo del lavoro, non limitandosi a riproporre modelli del passato, ma – aggiunge il comunicato riprendendo la prolusione di Bagnasco – come “segno di un’attenzione nuova verso la profonda relazione tra la fede e la vita”. In questo senso va letto il Fondo di garanzia per le famiglie numerose promosso dalla Conferenza episcopale, un “seme di speranza” – lo definisce il comunicato – per chi abbia perso l’unica fonte di reddito. La preoccupazione per il mondo del lavoro è stata espressa dal card.Bagnasco anche in recenti interventi, e lo stesso Benedetto XVI ha manifestato la sua apprensione per i disoccupati durante la sua visita a Cassino  (Frosinone).

INSUFFICIENTI RISPOSTE DI ORDINE PUBBLICO
Di fronte al fenomeno migratorio,i vescovi italiani ritengono “insufficiente” “una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico”, e “irrunciabili” due “azioni convergenti” volte, da un lato, a impedire che i popoli dei Paesi poveri siano costretti alla fuga, dall’altro a favorire l’integrazione attraverso una educazione alla legalità e alla multiculturalità. Occorre perciò evitare – si legge nel comunicato finale dell’assemblea annuale dei vescovi, diffuso oggi – “il formarsi di gruppi chiusi” e preparare “‘patti di cittadinanza’ che definiscano i rapporti e trasformino questa drammatica emergenza in opportunità per tutti”. Il naturale spirito di accoglienza degli italiani, “memori del loro passato di emigranti” potrebbe non bastare – avvertono i vescovi – e “suonerebbe retorico l’elogio di una società multietnica, multiculturale e multireligiosa se non si accompagnasse con la cura di educare a questa nuova condizione”. In questa logica, la Cei ha deciso di dotarsi di un osservatorio nazionale specializzato, con il compito di monitorare il fenomeno e ha invitato le parrocchie a diventare “luogo di integrazione sociale”. Leggi il seguito di questo post »

Piano Casa: Finalmente i poveri potranno ampliare le loro ville

camera-aggiunta

di Wildgreta

Strano che Berlusconi vada in giro per negozi e pensi che la crisi sia da ridimensionare. Nella zona dove abito, ogni giorno chiude un negozio e non ne riapre un altro. Conosco solo disoccupati o ex occupati o precari che non sono stati riconfermati. Però, quello che mi consola, è il fatto che potrò aggiungere una stanza al mio attico  grazie al piano casa del governo. Peccato che chi non possiede una casa o non ha più i soldi per pagare il mutuo,  non potrà usufruire di questa fantastica opportunità.

Berlusconi: «Niente catastrofismi». venerdì il piano casa

«Sono venuto a fare una ricognizione». Cappotto grigio su maglione girocollo blu senza camicia, Silvio Berlusconi è andato a fare shopping tra le strade di Roma . «I prezzi – ha sottolineato – non sono cambiati rispetto a quanto ricordavo io: c’è qualche cosa un po’ al ribasso, il che funziona per il potere di acquisto della gente. Non ci sono più i saldi come sapete bene, ma c’è tanta gente che acquista e i negozianti che ho interrogato non si lamentano ed anzi dicono che le cose funzionano più o meno come l’anno scorso. Ho visto che c’è tanta gente che acquista e i negozianti che ho interrogato non si lamentano ed anzi dicono che le cose funzionano più o meno come l’anno scorso».

Per il premier quindi la crisi è da ridimensionare. Basta con « i catastrofisti e i profeti di sciagura» perchè per uscire dalla crisi «bisogna essere ottimisti. Con il pessimismo si fa soltanto il male dei cittadini». Ottimismo dunque. «Non è che sono ottimista – ha risposto il Cavaliere poco prima di infilarsi nella blindata diretto all’aeroporto
e quindi a Milano -, bisogna essere ottimisti! È importante perchè se seguiamo tutti i catastrofisti e i profeti di sciagura andiamo tutti a fare il nostro male». «Quindi – ha proseguito – credo che veramente anche coloro che lanciano queste grida di sciagura, da fine del mondo, dovrebbero davvero mettersi la mano sulla coscienza e dire: ma cosa ci guadagno? Faccio il male mio e di tutti i miei concittadini».

Inatnto il prossimo venerdì il governo lancerà un piano straordinario per la casa. «Venerdì faremo il provvedimento» sul piano casa che avrà«effetti straordinari» sulla edilizia ma che non permetterà abusi. «Saranno le singole Regioni – ha aggiunto – che dovranno valutarlo: serve per smuovere l’economia e in particolare l’edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi». Ma non ci saranno rischi di abusi edilizi? «No – ha risposto Berlusconi – perchè tutto quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti». Insomma, ha proseguito il premier, «significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perchè i figli si sono sposati e hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente».

Quanto agli effetti che il piano avrà sull’economia e sull’edilizia, il Cavaliere è apparso particolarmente ottimista: «Penso che sull’edilizia – ha spiegato -, a sentire i responsabili del settore e i costruttori, possa avere effetti straordinari».

L’Unità 07 marzo 2009

Convergenze PD-PDL? Piovono grane

di Wildgreta

Dopo il discorso del Presidente della Repubblica sulle convergenze per le riforme, su vari blog (Piovono Rane) e quotidiani ci si domanda ancora se Veltroni “ci cascherà”. Questi sono concetti superati dai fatti. Il pizzino di Latorre dice molto più di qualsiasi dichiarazione data in pasto alla stampa.L’assoluta mancanza di critica per il suo gesto da parte del PD, poi, dice che andava bene a tutti. Villari alla vigilanza dice qualcos’altro ancora, e l’odio generalizzato nei confronti di DI Pietro, dice solo che non ci sono in parlamento politici che abbiano a cuore l’interesse del paese, ma solo persone pronte ad accordarsi su tutto ciò che possa contribuire ad un vantaggio personale.Perchè i giornali seri non dicono più nulla di nuovo e di critico? Perchè molte notizie si trovano solo su alcuni siti web locali? Perchè la legge elettorale senza preferenze va bene a tutti? Perchè un numero consistente di parlamentari non sa fare nulla e, soprattutto, non sa nulla ed è stato portato in parlamento solo per dire sì ai suoi referenti? Perchè dobbiamo pagare noi gli avvocati di Berlusconi e le centinaia di cappotti di cui viene denunciata la scomparsa alla camera o al senato? E perchè il costo di un servizio  deve essere aumentato di dieci, cento, mille volte se a pagarlo è la pubblica amministrazione? Qualcuno, un giorno, dovrebbe rispondere a queste domande, più che fare previsioni sulle inutili mosse future di Veltroni e dei suoi portaborse. Se piovessero rane, invece che rifiuti, amianto, povertà e razzismo, oggi saremmo tutti molto più felici e forse un po’ più ricchi. 

Di Pietro: “Il governo cambi linea” Leggi il seguito di questo post »

Delirio Tremonti:il governo si muove per il bene pubblico e l’interesse generale

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Temonti sul Governo:”c’é qualcosa di repubblicano” perché “si muove in una logica di bene pubblico e di cura dell’interesse generale, che va oltre quello particolare”.

di Wildgreta

Non so come commentare le dichiarazioni odierne di Tremonti, ovvero non so se si debbano commentare o archiviare come “chiacchiere in libertà”. Quella sul governo che non agirebbe per gli interessi particolari, si commenta da sola. Poi c’è un gustose capitolo sui principi marxisti dell’economia, che il PDL ha capito, mentre la sinistra no, ma comunque li ha traditi. Poi ribadisce che vanno aiutate le banche per aiutare l’economia e, quindi, la gente (?). Poi parla di valori etici in economia (nel resto no?). Infine lancia una sorta di anatema, ( se volete fare gli scongiuri, preparatevi):”L’Italia, dunque, “é un paese di centro-destra, lo è sempre stato, lo è ancora e lo sarà”.  Non dice “per sempre”, solo per non portarsi sfiga da solo. In questo sproloquio non poteva mancare il capitolo sulla soluzione dei rifiuti a Napoli e quella della crisi Alitalia “senza un’ora di sciopero“. Peccato che a Napoli e in Campania i rifiuti ci siano ancora e che i debiti Alitalia li abbia accollati a noi. Di scioperi e manifestazioni, poi, se ne sono fatti per settimane.  La frase che, però, merita la menzione speciale, è quella che si riferisce alla crisi economica internazionale: ” Siamo alla fine del principio” . Ovvero: la crisi è appena cominciata, deve ancora raggiungere il suo apice, ma poi tenderà a scemare.  Non indica quanto ci vorrà alla crisi per esaurire tutte le sue fasi.  Una sorta di tornado forza 8, ora declassato a forza 6, che potrebbe indebolirsi ancora ma non si sa in quanto tempo. Grazie, ministro. Se tutti fossero come Lei, vivremmo  più sereni. Si è ben guardato, Tremonti, dal parlare della Gelmini, visto che la poveretta, per portare avanti i suoi programmi sui tagli di bilancio, è diventata una delle donne più bersagliate d’Italia.

Tremonti: forse siamo solo alla fine del principio

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