SCANDALO ASSUNZIONI ATAC: PARENTI, MOGLI DI POLITICI E PERSINO UNA CUBISTA

Giulia, l'impiegata-animatrice disco

 

Giulia Pellegrino, cubista, ora assistente personale del direttore industriale di ATAC, Marco Coletti

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Generi, nipoti e mogli di politici- Atac, la carica dei nuovi assunti Bufera sull´azienda dai conti in rosso, tra i dipendenti anche una cubista. Il record tocca all’ex ad Bertucci Ma ci sono pure le consorti di deputati e assessori

di GIOVANNA VITALE

Generi, nuore, nipoti, segretarie e mogli di assessori, dirigenti, sindacalisti. Persino una splendida cubista mora, protagonista delle notti romane. C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni per chiamata diretta disposte negli ultimi due anni, fra Trambus e Atac, dall’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci. Una pletora di gente dal curriculum incerto, spesso improvvisata, ma quasi sempre piazzata in posti di comando. Per la quale l’azienda del trasporto pubblico, secondo quanto emerso dalla verifica sui conti, impegna qualcosa come 50 milioni di euro l’anno. Una delle cause, non certo l’unica, del tracollo finanziario della società, documentato giovedì scorso da Repubblica. Leggi il seguito di questo post »

Alitalia, la trattativa è fallita. I dipendenti:”Meglio falliti che in mano a questi banditi”

A Fiumicino i dipendenti applaudono
“Meglio falliti che in mano a questi banditi”. Questo lo slogan con cui i dipendenti di Alitalia riuniti a Fiumicino hanno esultato alla notizia del ritiro dell’offerta da parte della Cai, la nuova ipotetica Compagnia Aerea Italiana che avrebbe dovuto rilevare la compagnia di bandiera. “E’ la dimostrazione che la politica dell’aut aut non ha alcun valore”, hanno commentato. “Ora il commissario dovrà trovare un altro modo per rialzare le sorti della compagnia”.

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IL VAMPIRO DI ARCORE

Veltroni: Silvio voleva il mio sangue.Bonaiuti: Falso, unico vampiro è lui

(foto dal sito:mazzantieditori.it)

Il leader Pd accusa il premier di aver ordinato l’attacco sul presunto buco di bilancio
Il portavoce del governo smentisce: “Berlusconi non ha mai detto nulla di simile”

di Wildgreta

Lo spunto è questo articolo di Repubblica sul presunto buco di bilancio al comune di Roma, la cui polemica sarebbe stata confezionata a tavolino dagli uomini di Berlusconi, dopo aver ricevuto l’ordine supremo del capo:”Voglio il sangue di Veltroni”. A parte il merito della polemica, è il tono che preoccupa. Il livello del dibattito politico si abbassa sempre di più, o forse non si è mai alzato. Inutile invocare l’impiego del Viagra o di altri rimedi miracolosi. Nella politica italiana, ormai, i toni da osteria hanno soppiantato tutto il resto. Quindi, non stupiamoci se, dopo giorni, fra i termini più ricercati nei motori di ricerca c’è ancora “intercettazioni carfagna”. L’unico vero miracolo compiuto dal premier,  a quanto pare,  è quello di essere tuttora un mandrillo. Ma se dalle intercettazioni crollasse anche questa certezza, davvero per l’Italia si esaurirebbe anche l’ultimo filo di speranza. Di seguito, l’articolo di Repubblica sui politici vampiri. Leggi il seguito di questo post »

An vuole il Welfare, altro che governo PDL

“Non siamo disposti a rinunciare al ministero del Welfare”. Più che una dichiarazione quella di Alleanza nazionale, sembra una minaccia. Ad An proprio non ci stanno a rinunciare al terzo ministero. In fondo fanno capire era stato deciso così subito dopo la vittoria del PDL lo scorso 14 aprile e prima del ballottaggio che ha portato Gianni Alemanno a diventare sindaco di Roma. Ignazio La Russa, che nel nuovo governo Berlusconi ricoprirà probabilmente la carica di Ministro della Difesa salvo impensabili imprevisti, lo ripete: il Welfare spetta ad An e che An in questo senso non ammette no.
Rincara la dose Gianni Alemanno che il terzo dicastero con portafoglio, al quale era candidato prima della sua elezione a sindaco di Roma, dovrà avere un ministro di An, oltre alla Difesa e all’Infrastrutture con Matteoli. Fa molto di più il neo sindaco di Roma: fa nomi e cognomi di un eventuale ministro, fa pesare il ruolo avuto An nella vittoria del PDL alle recenti elezioni politiche, fa scatenare un vero terremoto sia nelle fila del suo partito che in quelle del PDL.Insomma Alemanno chiarisce che la vittoria di Roma non cambia le carte in tavola e che Berlusconi dovrà rispettare i patti. Certo le recenti dichiarazioni di Alemanno & Co fanno pensare che An, nonostante le continue dichiarazioni di Fini di un suo presunto confluire nel PDL, sia viva e vegeta e che voglia la sua parte nella formazione del nuovo governo. Sulla base di questi presupposti Alemanno ha prima fatto il nome di Roberto Mantovano, poi in un secondo comunicato ha candidato Andrea Ronchi. In questo modo il sindacoo fa pesare molto la sua carica che, almeno secondo lui, lo mette nella posizione di poter dettare condizioni al premier Berlusconi. E non perde tempo in questo senso proponendo anche la Meloni ad un ministero senza portafoglio come le politiche giovanili e Francesco Cognetti, noto oncologo, al Ministero della salute.
Ma il suo chiodo fisso, come di tutta A,n è e resta il Welfare. Così ospite di “Domenica in” ha rilanciato la questione dov’è scoppiato un vero e proprio putiferio visto che in un ulteriore comunicato Alemanno ha dovuto fare qualche passo indietro
“Non ho avanzato alcuna candidatura al Welfare, non sta a me entrare nel toto ministri. E’ compito del presidente Berlusconi definire la squadra di governo da presentare al Capo dello stato”. Poi, senza tener contro delle precedenti dichiarazioni spiega che “per quanto riguarda il Welfare la candidatura espressa da Alleanza nazionale è quella del portavoce Andrea Ronchi”.

Una vera e propria limatura nei toni e nelle parole ma Alemanno e tutto il suo partito non mollano questo pressing sul premier Berlusconi che presenterà il Governo. Fini sulla questione non interviene, come se An dopo la sua nuova investitura a Presidente della camera, non lo riguardasse più, ma ci torna La Russa tentando di smorzare i toni della debacle e precisando che l’uscita di An non era un di certo aut aut, comunque il Welfare spetta ad An e su questo intendono lavorare.
Welfare o non Welfare la questione appare quanto mai chiara: il PDL non è un partito ma un cartello elettorale e come tale mostra tutte le sue contraddizioni. La più evidente è che al suo interno si stiano già formando tante correnti, che toglieranno stabilità ed equilibrio al terzo mandato di Belusconi.

Ora la palla passa proprio a lui, a Silvio Berlusconi, che dovrà tenere conto delle aspettative e del peso di An, anche se ancora qualche giorno per decidere e confrontarsi. Bisogna capire se ne parlerà con Fini o con Alemanno, che forte della sua nuova e prestigiosa carica, fa’immaginare che d’ora in poi avrà sempre l’ultima parola. E difatti non perde tempo. Se dentro il PDL – dichiara Alemanno ai giornalisti accorsi in Abruzzo per un seminario rivolto ai giovani di An, Fi e Dc simbolicamente intitolato “Il ritorno delle elite” – non si avvierà un percorso veramente partecipato, allora è meglio pensare a un patto federativo”. Vedremo cosa succederà.

Nel frattempo, è stato il neocapogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri a confermare che An non ha alcuna intenzione di rinunciare al ministero del Welfare, sottolineando come il partito di Gianfranco Fini abbia ottenuto un grande consenso a destra. “Abbiamo posto la nostra candidatura in maniera seria e alla luce del sole e ci auguriamo che sia accolta”.

L’uNITà 5 MAGGIO 2008

Verona, la mano è neonazista ma la destra non lo ammette.Confessano altri due, si cerca ancora

Niente da fare. «La politica non c’entra niente». Il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi condanna l’aggressione che si è consumata nel centro storico della sua città e che ha ridotto in fin di vita il 29enne Nicola Tommasoli, ma ad ammettere che l’aggressione è tutta politica, proprio non ce la fa. «Non è un’aggressione contro la sinistra – ripete – è un gruppo di deficienti, punto e basta». Leggi il seguito di questo post »

Stupro La Storta, interrogatori in procura. Gasparri promette: “Parleremo dello “stile di vita di Bettini”

Di Wildgreta:

Non ho capito se quella di Gasparri sia una minaccia o cosa (sempre che le agenzie abbiano riportato fedelmente le sue parole) e non ho la più pallida idea di quale sia lo stile di vita di Goffedo Bettini, numero 2 del PD. Non ho neppure capito come mai dia tanto fastidio l’indagine sullo stupro della studentessa a Roma. Se gli uomini vicini ad Alemanno o ad AN non c’entrano nulla, non c’è motivo di preoccuparsi. Il “nulla” non è perseguibile, nè moralmente nè legalmente.

ROMA: STUPRO LA STORTA, INTERROGATORI IN PROCURA
Roma, 29 apr. – (Adnkronos) – Alcuni romeni, tra i quali due donne, sono stati interrogati oggi dal pubblico ministero di Roma Maria Monteleone, nell’ambito dell’inchiesta su Joan Rus, l’uomo che la sera del 16 aprile scorso, nei pressi della stazione ‘La Storta’ ha aggredito, stuprato e ferito una studentessa universitaria del Lesotho. Massimo riserbo sulle dichiarazioni fatte dalle persone interrogate, visto che tutti verbali sono stati secretati. Gia’ ieri il pubblico ministero Monteleone aveva interrogato la ragazza aggredita da Rus, ma anche sulle sue dichiarazioni continua a essere mantenuto il piu’ stretto riserbo. (Saz/Gs/Adnkronos)

29-APR-08 14:29

 Gasparri: «Prometto: parleremo di stili di vita di Bettini»

ROMA (28 aprile) – «L’unico che spero non abbia più gestione di potere è Goffredo Bettini. Parleremo di stili di vita di Bettini, questa è una mia promessa». Lo ha detto l’esponente del Pdl Maurizio Gasparri arrivando in piazza del Campidoglio per festeggiare la vittoria di Gianni Alemanno.

«Bettini ha detto: “non parliamo degli stili di vita” – ha continuato Gasparri – la mia promessa è che parlerò degli stili di vita di Bettini», ha sottolineato l’esponente di An. «Qualche sassolino nella scarpa dobbiamo togliercelo, come quello di chi ha detto che lo stupro della Storta era inventato. Non bastano le dimissioni di uno dell’ufficio stampa della Bindi, occorre che lei chieda scusa per i suoi collaboratori», ha aggiunto Gasparri.

Il Messaggero 29 aprile 2008

Veltroni, tutti gli errori del PD: un partito che ha solo un vertice poggiato su un tappeto rosso

             (il compagno Silvio) 

di Wildgreta

La comunicazioni e il linguaggio del Partito Democratico

Innanzitutto, trasformare i termini politici di uso comune  in chiave snob ( o provinciale) ha creato una barriera con le fasce sociali meno elevate culturalmente: la sede del partito diventa il “loft”, la riunione diventa il “caminetto”, il governo ombra lo “shadow cabinet”. E non c’è neppure un bonario, “Walter è fatto così” tra gli elettori del PD, ma soltanto un “Veltroni è un despota” sintesi di giudizio espressa dalla base, che “base” non è, se di colpo il partito si è accorto di avere soltanto un “vertice” che si è ritenuto non avesse bisogno di pilastri su cui reggersi. La annunciata partecipazione di tutti alla costruzione del partito democratico con le primarie, si è rivelata poi una presa in giro. Molte delle personalità di spicco chiamate a raccogliere consensi allora, sono state messe da parte una volta che si è trattato di scegliere le candidature. Ad un professionista toscano che aveva ricevuto moltissimi voti alle primarie, è stato detto:”Mi dispiace, le candidature per le politiche sono blindate”.

Ragazze capolista

Le Walter’Angels sparse un po’ in tutta Italia, hanno scalzato personalità di spicco legate al territorio senza avere nessun merito se non quello di piacere a Walter (in quale senso dovrebbe spiegarcelo lui). E’ stato così nel Lazio e in Campania e forse anche da qualche altra parte.
Ma Walter voleva “rinnovare“, e per farlo, forse ha guardato solo la carta di identità e la fotografia, quasi a dire:”Sei giovane e carina, puoi rappresentare il popolo”. Se le avesse mandate tutte in televisione, avrebbe fatto meno danni a se stesso e al paese.

L’errore di voler piacere a tutti
Con la sua smania di piacere al centro, a sinistra e a destra, Veltroni è riuscito a non piacere quasi a nessuno. Neppure a quelli che nel PD hanno voluto credere comunque, perdonandone anche gli errori. Lo hanno votato in molti, ma più per il bisogno di credere in qualcosa, che per convinzione. Leggi il seguito di questo post »

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