WikiLeaks: così il potere spia nel tuo pc

Aziende informatiche private. Che vendono ai governi i loro programmi per entrare nei computer dei cittadini. Rubando dati, infettandoli, controllandoli. Le ultime rivelazioni di WikiLeaks

di Stefania Maurizi

(08 dicembre 2011)

 Laptop che possono essere infettati da chiavette Usb apparentemente innocue e che non richiedono alcuna conoscenza informatica. Programmi che possono essere integrati nella rete di un Internet service provider in modo “da infettare i computer in massa”. Sono questi gli “untori” di dati che possono devastare i computer di un’azienda, un partito o un movimento politico.Nei nuovi “Spy Files”dedicati all’industria della sorveglianza elettronica, 23 dossier e video divulgati per la seconda settimana da WikiLeaks e pubblicati in esclusiva da “l’Espresso”, c’è un asso pigliatutto: si chiama FinFisher ed è un prodotto commercializzato da due giganti del settore che hanno stabilito una stretta collaborazione: l’inglese Gamma e la tedesca Elaman.

Niente sembra poter sfuggire a FinFisher: è una tecnologia capace di agire su computer e telefonini, che penetra gli scudi di firewall e antivirus, ed è capace di rubare qualsiasi informazione: dalle conversazioni via Skype alle chat, dai file stampati a quelli cancellati. Può essere installata direttamente nei computer attraverso dispositivi fisici, come le chiavette Usb, ma anche a distanza, attraverso file che infilano il micidiale cavallo di Troia “FinSpy”, “un Trojan professionale che è completamente invisibile e tutte le sue comunicazioni sono totalmente coperte”. Uno strumento per monitorare mafiosi, terroristi e criminali, certo. Ma che potrebbe finire nelle mani di chiunque.
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TUTTE LE 131 DONNE DEL CAVALIERE, MA LARA COMI SI DISSOCIA:”IO SONO DIVERSA”

Le donne del Cavaliere? Sono ben 131. I nomi, le età, le foto, i video, gli audio

Lara Comi: “Io, diversa da Minetti, Matera e Ronzulli. E i giovani Pdl sono stanchi” L’eurodeputata del Pdl era nella lista delle 131 donne attribuite a Berlusconi. La sua risposta su Oggi

Lara Comi, eurodeputato Pdl (FOTO)

L’eurodeputata del Pdl Lara Comi era stata inserita dal settimanale Oggi nell’elenco delle 131 Dame di Papi, cioè le giovani frequentatrici del premier per i più diversi motivi . Ora, risponde allo stesso settimanale, in edicola da mercoledì. «La mia storia politica è molto diversa da quella di altri nomi di donne politiche che ho letto».

DALLA MINETTI ALLA RONZULLI – Gli altri nomi sono quelli del consigliere Nicole Minetti, delle eurodeputate Licia Ronzulli e Barbara Matera, della consigliera Francesca Pascale, della deputata Maria Rosaria Rossi. «A parte Rossi e Pascale, le altre le ho viste solo nelle campagne elettorali che hanno portato alla loro elezione», continua la Comi. «Io sono diversa. Ho dieci anni di gavetta alle spalle. Non giudico i percorsi altrui, ma sono fiera del mio».

“I GIOVANI PDL SONO STANCHI” – La Comi annuncia un’aria nuova nel Pdl: «I giovani del Pdl sono stanchi di metodi di reclutamento non meritocratici. A novembre e dicembre faremo dei congressi che imprimeranno al partito una fase nuova. C’è un’intera classe di giovani del Pdl che vanno valorizzati. Bisogna far ritrovare la fiducia nel partito».

 “A BERLUSCONI SERVE UN PARTITO” – Berlusconi dovrà fare un passo indietro? «Lo farà se vorrà lui. Ma c’è bisogno di una maggiore apertura, c’è bisogno di dare spazio a chi fa politica per passione, a chi non ha nulla da nascondere. Nel Pdl sono tanti», dice Comi a Oggi e conclude: «Berlusconi prima vinceva le elezioni da solo, ora gli serve un partito».
ED ECCO LA LISTA:

Sono tante le donne attribuite al premier, stando alle intercettazioni telefoniche e agli atti dell’inchiesta di Bari. Ecco quelle che a vario titolo sono state citate Leggi il seguito di questo post »

Conti in Svizzera, perché Roma non firma

Il confine tra Italia e Svizzera (Ansa)

Il confine tra Italia e Svizzera (Ansa)

Berlino e Londra hanno l’accordo, ma l’Italia aspetta l’Europa

MILANO – Il paragone più calzante è quello degli Orazi e dei Curiazi: non potendo affrontare da solo tre nemici in una volta sola, l’ultimo Orazio sopravvissuto nel mitologico combattimento comincia a farsi inseguire rompendo il fronte avversario e riuscendo in questo modo a duellare con un rivale alla volta. Fino a risultare vincitore. La piccola Svizzera, assediata dalla comunità internazionale a caccia dei capitali rifugiatisi nelle banche di Lugano e Zurigo, sta adottando la stessa tattica, e fino a oggi con successo. L’Europa, che tutto avrebbe da guadagnare facendo fronte compatto sulla tassazione dei conti off shore è invece divisa e indecisa sulla linea da tenere con Berna. Ecco perché il ministro Giarda due giorni fa ha annunciato in Parlamento che l’Italia al momento rinuncerà a cercare un accordo con la Svizzera sui soldi fuggiti a nord delle Alpi.

L’origine della controversia è una convenzione con l’Ocse che il parlamento elvetico ratifica nel settembre del 2009: con esso la Svizzera accetta di tassare i capitali stranieri confluiti nei suoi forzieri e di girare l’imposta ai Paesi di origine dei correntisti. In cambio ottiene il no alle temutissime fishing expeditions, vale a dire la trasmissione indiscriminata di dati fiscali sulla sua clientela. Le banche pagano, in altre parole, ma il segreto bancario è salvo. Leggi il seguito di questo post »

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