MONTECITORIO ACADEMY: IL VUOTO PARLAMENTARE

DI WILDGRETA

Sconcerto. Stupore. Sgomento. Shock emotivo. Potrei andare avanti così, visto che ho studiato anche i dizionari dei sinonimi, ma mi fermo. Infatti ieri ho sentito parlare per la prima volta i nuovi parlamentari, ovvero coloro che i partiti hanno scelto come nostri rappresentanti, e le parole per descrivere quello che ho provato, forse non basterebbero mai.

Se è vero che esiste fra i cittadini una certa disaffezione nei confronti della classe politica, è anche vero che difficilmente ci si potrà affezionare ad un simile “vuoto parlamentare”.

Le frasi pronunciate dai giovani parlamentari che non riesco a togliermi dalla testa :

“Mio padre mi ha detto di studiare tutto e prendere sempre appunti.”

“Penserò ai giovani e agli studenti senza dimenticarmi dei pensionati.”

“Comincerò a studiare come si presentano le proposte di legge sin da domani mattina.”

“Sono emozionata ma non troppo perchè faccio politica da quando avevo 14 anni e ora ne ho 26.”

“Sono qui per appresentare i giovani del sud, ma anche gli altri.”

“Sono qui per imparare.”

“Sento una grande responsabilità nei confronti dei giovani.”

“Sono molto vicina alle problematiche dei giovani e con la sensibilità di una donna giovane cercherò di impegnarmi per loro.”

Ecco, questi sono i concetti espressi in linea di massima da ognuna delle matricole. Eppure ci sono bambini che già a 8 o 9 anni, sanno metterti di fronte a problematiche molto più profonde: “A scuola non facciamo differenze. Ci sono tanti bambini che vengono da altri paesi, nella mia classe, e molti parlano benissimo l’italiano. Se un bambino è appena arrivato e non conosce bene la nostra lingua, a turno ci sediamo vicino a lui per aiutarlo”.

Quanti temi politici da sviluppare ci sono in questo semplice componimento fatto da un bambino della seconda elementare?

L’integrazione, il fatto che non venga usata da questo bambino la parola “straniero”, l’accoglienza, la solidarietà. Ah, già, dimenticavo: i neoeletti sono a Montecitorio… per imparare. Col tempo….chissà.

 

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Provinciali Roma: il programma intelligente di Zingaretti

Vi consiglio di dare un’occhiata al programma del candidato alla provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che spicca tra tutti i programmi elettorali che ho letto in questo periodo, per intelligenza e modernità. Temi assolutamente ignorati da altri partiti e candidati, qui sono trattati con serietà e competenza. Si vede che è una persona giovane, ma soprattutto si vede che sa di cosa parla. Una rarità nel nostro scialbo panorama politico.

Programma di Nicola Zingaretti
Candidato Presidente della Provincia di Roma
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Nasce il metodo-Lombardo: mafia? A calci nel sedere

di Wildgreta

Nuovo metodo di lotta alla mafia da parte del neo governatore della Sicilia, Lombardo. Il rammarico è che Lombardo non si sia manifestato all’epoca di Falcone e Borsellino. Se ci fosse stato lui, l’autostrada di Capaci non sarebbe mai saltata in aria: Lombardo avrebbe sferrato un bel calcio nel sedere all’uomo con il telecomando della bomba, e Falcone oggi sarebbe ancora tra noi. Borsellino, poi,  avrebbe potuto  suonare il campanello di casa della madre tranquillamente, perchè Lombardo fin dalla sera prima, avrebbe notato qualcuno con la faccia sospetta aggirarsi attorno a quella casa e lo avrebbe preso a calci nel sedere prima che potesse sistemare la bomba. Naturalmente, lo stesso metodo dei calci nel sedere, a detta di Lombardo, si può applicare anche al racket. Essendo però il “racket” formato da molte persone, bisognerà assumere un esercito di “calciatori nel sedere” perchè possa risultare efficace. Forse, per reclutarli, si potrà prendere in prestito l’idea usata per i “difensori del voto” del PDL: numero verde e kit del “Difensore dello Stretto” o “Difensore della Tav” completo di manuale di istruzioni. In questo modo, avremo finalmente una svolta nella lotta alla criminalità organizzata.
Chissà perchè, in Italia, gli uomini giusti arrivano sempre al momento sbagliato.

Il ponte sullo Stretto va fatto, non e’ un regalo a criminalita’

(ANSA) – CATANIA, 16 APR – ‘Il Ponte sullo Stretto va fatto’ e se c’e’ la mafia ‘la si prende a calci nel sedere’, afferma il neogovernatore della Sicilia Lombardo. ‘A chi dice che rischia di essere un grande regalo alla mafia replico che e’ un luogo comune di chi non vuol far fare nulla in Sicilia’. ‘Allora non facciamo piu’ nulla, neanche le autostrade o la Tav al nord – aggiunge – perche’ anche li’ il racket vuole intervenire. C’e’ il racket? Lo si prende a calci nel sedere e punto’.

Roberta Lerici: “Perché ho accettato la proposta di candidarmi al senato per l’Italia dei Valori”

di Roberta Lerici

Ho detto di sì, perché l’infanzia non è mai stata una priorità per i governi italiani.

Ho detto di sì, perché ho scoperto che, se per i bambini non si adottano iniziative risolutive, è perché taluni problemi sono sconosciuti.

Ho detto di sì, perché ho incontrato tante persone disinformate.

Ho detto di sì, perché la tutela dei minori da troppo tempo è solo una frase vuota.

Ho detto di sì, perché per tutelare i bambini bisogna che si alzi la soglia di attenzione nei confronti dei pericoli che corrono.

Ho detto di sì, perché spesso ho avvertito la tendenza a sminuire i rischi che corrono i bambini, per paura di procurare un eccessivo allarme sociale.

Ho detto di sì, perché la cultura della tutela dell’infanzia rappresenta il progresso delle società civili, e le società civili non devono essere allarmate, ma soltanto consapevoli.

Ho detto di sì, perché vorrei che tutti i genitori che mandano i loro bambini a scuola avessero la certezza che  non vi siano fra il personale della scuola persone indagate o condannate per pedofilia. (Come indicato dalla Circolare 72 del Ministro Fioroni che per le persone soltanto indagate, prevede la sospensione cautelare non a scopo sanzionatorio, ovvero a stipendio intero)

Ho detto di sì, perché non vorrei più leggere che un ottantenne con due condanne per pedofilia, è stato arrestato per aver abusato di altri bambini. L’uomo era rimasto a piede libero per otto anni.

 

Ho detto di sì, perché la pedopornografia online è cresciuta del 160 per cento nell’ultimo anno e i bambini che vengono usati per film e fotografie sono in massima parte europei, ma non si riesce quasi mai ad identificarli.

Ho detto di sì, perché, oltre ad oscurare i siti internet, (8149 quelli segnalati negli ultimi tre mesi) bisogna lavorare perché i bambini non arrivino su quei siti.

Ho detto di sì, perché i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sottovalutato la pedofilia via internet e l’intervento è stato tardivo.Secondo una statistica canadese,  il 30 per cento di fruitori di pedopornografia è anche abusante.

Ho detto di sì, perché si dovrebbero attuare dei programmi di prevenzione nelle scuole che aiutino i bambini a capire cosa devono o non devono accettare da chi li accudisce o sta loro vicino, siano essi parenti, educatori o compagni.

Ho detto di sì, perché il bullismo si combatte educando sia in famiglia che a scuola.

Ho detto di sì, perché, ogni giorno, c’è un momento in cui penso ad Antonietta, soffocata a quattro anni dal rigurgito della nostra indifferenza.

Ma, soprattutto, ho detto di sì perché vorrei provare a dare il mio contributo ad una battaglia per l’infanzia che l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, con le proposte di legge dei suoi deputati,(Pedica, Pedrini, Mura, Costantini…), da tempo  ha dimostrato di voler combattere con grande serietà. Una battaglia “a favore di qualcuno” e non “contro qualcuno”, che deve “unire” e mai “dividere”.

17 marzo 2008  –  www.bambinicoraggiosi.com

Elezioni comunali: candidato con manifesti scritti a penna su cartoni. Votiamo per quelli come lui.

di Wildgreta 

La storia di questo pensionato di Giugliano che, non avendo mezzi, ha scritto i suoi manifesti elettorali sui cartoni, ci fa riconciliare con un mondo che, negli ultimi anni , ci è sembrato sempre più distante dai cittadini. Chi vive a Giugliano, quindi, voti per questo signore candidato al comune che, se fosse  eletto, vorrebbe fare anche un centro per ragazzi disagiati.

L’uomo e’ un pensionato impegnato nel volontariato laico
(ANSA) – NAPOLI, 28 MAR – Un pensionato, candidato al consiglio comunale di Giugliano con la Sinistra Arcobaleno ha avviato una particolare campagna elettorale.I suoi manifesti li ha scritti a penna su vecchi cartoni recuperati per la citta’. ‘Sono pensionato e non ho soldi da buttare – spiega l’uomo, impegnato nel volontariato – Il denaro e’ stato usato per comprare uova di Pasqua e colombe ai bimbi poveri’. L’uomo ha un punto nel programma: realizzare a Giugliano un centro per accogliere i ragazzi disagiati.

Veltroni: “Sul mio Pd i sondaggi sbagliano e Berlusconi comincia ad avere paura”

L’INTERVISTA. Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi
In Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età

di LUIGI CONTU

ROMA – Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente.

Veltroni, i sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa possibile la rimonta?
“Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all’Unione un vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire. In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll. Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c’è il 30 per cento di indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo sa…”.

Berlusconi ripete ogni giorno il contrario.
“Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal Parlamento all’opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c’è la storia del confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un’altra. Mi pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare”.

Da che deriva questo suo ottimismo?
“Come hanno scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perché avviene dopo la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c’è grande simpatia ovunque”.

Nenni diceva: piazze piene, urne vuote
” Non so se questo clima e questa partecipazione così ampia si tradurranno in voti nei termini che lasciano immaginare. So per certo che tra la sensazione di sconfitta catastrofica immanente che c’era due mesi fa e l’entusiasmo di oggi c’è una differenza come tra il giorno e la notte”.

In questi trentacinque giorni non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato in più sarebbe stato maggiormente possibile vincere?
“Per carità. Se non avessimo fatto questa scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non ci sarebbero i sondaggi sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in giro per l’Italia a spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali per tenere insieme una coalizione da Mastella a Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva più senso e l’entusiasmo che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto la cosa giusta. Capisco che chi da una lettura novecentesca della politica rimanga magari spiazzato: ma noi stiamo cercando di superare quella concezione che ha imprigionato l’Italia negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori sono stanchi. Una mentalità da cui il paese, per fortuna, è già fuori”.

Che paese ha visto in questi trentacinque giorni?
“L’Italia ha enormi potenzialità e grandi ricchezze come la piccola impresa, il turismo, i giovani con loro talento e la loro voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra Gulliver, imprigionato da mille lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la recessione internazionale arriva, grazie anche a otto anni di politica sbagliata di Bush che la destra italiana ha così convintamente sostenuto. E arriva in un paese che ha una serie di handicap strutturali che ne aggravano la condizione e che devono essere presi a cannonate. Penso alle difficoltà delle imprese, all’impossibilità di realizzare opere strutturali, al mondo della ricerca e dell’università, al sistema fiscale con una pressione troppo alta e un’evasione inconcepibile in un paese civile…”

Le stesse priorità del programma presentato da Berlusconi.
“Tanto per capirci per noi la priorità è la lotta al precariato: l’istituzione del compenso minimo di legge non somiglia per niente all’idea di far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i problemi sono questi pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici anni fa, le stesse forze politiche tranne l’Udc di Casini che era la più moderata. C’è qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In Europa si vota pensando di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i cittadini del nostro continente e non è un caso che i premier europei abbiano la mia età, non per un fatto generazionale ma perché si guarda ad un periodo più lungo di una sola legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono limitati a gestire il potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e Lega, approvare leggi ad personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di largo respiro che abbiano inciso sulla vita reale dei cittadini”.

E la Legge Biagi?

“Quella è stata l’unica riforma approvata, e per averlo sostenuto mi sono preso le ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e con quel margine di maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime settimane abbiamo visto Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito; Berlusconi proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da Maroni stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?”

Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima.
“Condivido. E mi lasci dire che l’ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c’è una cordata italiana venga fuori subito, prima dell’incontro tra Air France e i sindacati. Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado di governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo un solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che se dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di maggioranza ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli elettori. E oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni fiscali sugli stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare la giungla di leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini”.

Di che si tratta?
“Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di lotta contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale alla corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini abbiamo studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la follia delle oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti i giorni si imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose, non crea ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò trova titolo morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in questo paese rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco un altro impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a realizzarlo aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e coraggio che Berlusconi e il Pdl non hanno”.

Veltroni, e se poi il risultato delle urne fosse proprio il pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe intese, che soluzione proporrete?

“Confermo, niente inciuci. Chiunque vinca deve governare. In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di innovazioni istituzionali che la destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma questo non vuol dire governare insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno alternativi”.


(La Repubblica 23 marzo 2008)

Pedofilia, tutela dell’infanzia e campagna elettorale

Pedofilia, tutela dell’infanzia e campagna elettorale

di Roberta Lerici  

Riporto questo articolo del 2007 per la sua estrema attualità e perchè ne condivido appieno i contenuti. In una fase di “impegni elettorali” in tema di tutela dei minori, sarebbe giusto sottolineare i guasti di una società alla quale è un po’ come se la situazione fosse sfuggita di mano. Non ci si è accorti dove stava andando, non si è fatto nulla per indirizzarne il percorso su binari diversi, e ora si promettono leggi e impegno maggiore a tutela dell’infanzia perchè ci si è accorti che siamo entrati in una fase di emergenza. Ma la battaglia per la tutela dell’infanzia  è, a mio avviso, innanzitutto una battaglia culturale che la società deve combattere nella sua interezza. Siamo noi tutti che dobbiamo avere voglia di combatterla: all’interno delle nostre case, nei luoghi di lavoro, sui giornali, nella politica e nelle Istituzioni. Non possiamo più delegare ad altri, perchè “gli altri”, oggi, siamo tutti noi. Per questo, ho deciso di accettare l’offerta di candidarmi al senato con l’Italia dei Valori.Vorrei poter mettere la mia esperienza e le mie conoscenze  a disposizione di tutti, e fare qualcosa di concreto per i bambini. So che nulla sarà facile, ma almeno, non potrò mai rimproverarmi di aver rinunciato a combattere per loro.

 Quando l’orco è analfabetadi Stefania Cantatore (UDI-Napoli)(Napoli) “Su alcune fonti di stampa è riportato un commento degli inquirenti, con qualche accentuazione giornalistica, a proposito dell’arresto del presunto violentatore della piccola Antonietta, morta per “un rigurgito”.
Il commento avanzato – denuncia Stefania Cantatore, dell’UDI di Napoli – ha un sapore antico: l’orco è analfabeta, colpa del disagio sociale.
È il sapore di sempre, tagliare la testa al toro sulle responsabilità collettive e ridurle a qualcosa che è un pò colpa di tutti ed un pò di nessuno.
Il conteggio giornalistico del femminicidio e delle violenze sessuate occupa molte pagine dell’informazione dell’ultimo triennio, questo va sottolineato, perché rappresenta la risposta minima al movimento d’opinione femminile intorno al modo di fare giornalismo su quello che fondatamente, in larghissima parte, risulta il reato meno punito e più diffuso.
Quello che si legge e si ascolta, quando non si vede nei plastici di Vespa, è semplicemente quel minimo sforzo di non tacere, non di rado con uso di enfasi verbale sproporzionata alla reale indignazione emotiva e culturale avvertita da chi fa informazione.
L’atteggiamento di consapevolezza, spesso si ferma al conteggio parziale delle morti e dei reati: la complessa altra parte che non riesce a farsi strada nella” rappresentazione condivisa” è la carne non occasionale di una strage prevista.
Quell’orco è analfabeta, ma tutti gli orchi sono analfabeti e privi del codice della reciprocità. Se questo non può , come ancora troppi vorrebbero,stemperare le responsabilità personali, rappresenta un segno, che dopo i numeri, dovrebbe cominciare ad informare di se la comunicazione pubblica e la disposizione politica.
L’analfabetismo relazionale, come quello di tipo scolastico, colma l’assenza di propri codici con quelli della “lettura precostituita dal contesto”. È questa la responsabilità collettiva nel femminicidio e nelle violenze sessuate: l’aver precostituito un codice comportamentale dove la morte e il reato sono semplicemente eccessi di attitudini relazionali connaturate all’uomo.
Gli uomini di buona coscienza che sanno d’essere lontani da questo paradigma, devono ancora riconoscere, veramente, in che modo quel paradigma può essere cambiato.
Cambiare non può che partire dalla carne degli eventi, che da sola e immediata nel vero senso della parola (senza mediazioni) mostra come la parola autorevole può concorrere alla condanna e al destino imposto alle vittime.
Antonietta è morta per le ripetute violenze che ha subito, la sua morte non è stata la casualità rivelatrice. È morta vomitando il suo dolore: Non ne poteva più, ha vomitato perché il grido che forse tante volte aveva pronunciato era stato insufficiente e difforme da quanto ammissibile. Antonietta è invece stata frantumata, da una parte lo stupro, dall’altra la sua morte tragica. Va detto qui che la parola abuso va semanticamente eliminata, perché in se significa che potrebbe esistere un “uso corrispondente” ammissibile. Uso ed abuso nella realtà esistono sulla carne di donne, bambine, e bambini a sono ugualmente inammissibili. Nella violenza sessuata implicita ha origine l’orrore segretamente condiviso nell’attuale patto, dove l’uso ammissibile è diffuso e commette strage lenta.
Nel patto c’è quella responsabilità politica che ha nome e si identifica nei poteri attuali agli eventi.
La campagna mediatica promossa dal Governo, senza per altro destinare diversamente risorse, pone l’accento sul coraggio della denuncia, affidandosi alla taumaturgia dell’immagine-parola. Nella realtà, la denuncia ha risonanza ambigua, come ha sperimentato letalmente Antonietta, essendo il suo grido inammissibile vera denuncia.
È questa, la denuncia, propria del sottoposto (cioè di chi in altra condizione avrebbe possibilità di salvaguardarsi e non di chiedere protezione), è azione di reclamo che presuppone fiducia nell’efficacia della risposta, se non nell’obbligatorietà della stessa.
Le madri di Rignano Flaminio lo sanno, perché a loro volta sono imputate di aver loro, non certa stampa, acceso i riflettori sul disagio dei figli. Come a dire che non si può pretendere equilibrio e rispetto dai media, perché loro sono così, o tacciono o esagerano. Lo sapeva bene Matilde Sorrentino che è morta per essersi macchiata di denuncia in difesa di suo figlio. Denunciare è importante, ma va detto che resta questo, nell’assenza di un sostegno pubblico e carico delle attuali ambivalenze, un atto unilaterale e di grande solitudine. Il discredito e le punizioni di cui sono vittime in tante, è una prigione dalla quale si esce per merito della solidarietà politica: che non deve e non può essere più soltanto “spontanea”; perchè ad offrirla competentemente possono essere le donne in un ottica di restituzione della libertà, ma spesso sono istituzioni confessionali, finanziate con denaro pubblico, e che attraverso l’aiuto veicolano le loro imposizioni.
L’assunzione della responsabilità politica collettiva, di fronte alla morte di Antonietta, consiste nella certezza e nella qualità delle risposte, ma consiste anche nel guardare dentro a tutto ciò che ha resa possibile e indisturbata una tragedia che oggi porta il suo nome . Sono le scuole materne che non rispondono alle esigenze del lavoro delle donne, sono le mura familiari impenetrabili al diritto. E ci sono in aggiunta i modelli forti che suggeriscono che le donne servono a questo, o che addirittura arrivano a pubblicizzare libri con le passerine ignoranti (sic) dell’assessore provinciale alla Cultura di Ravenna Massimo Ricci Maccarini.
La responsabilità politica, in una tale asimmetria culturale, non è un punto d’arrivo, è un’urgenza, l’unica possibilità di cambiare. Bisogna che ognuno agisca magari denunciando che l’orco ignorante è colpevole, non meno, ma insieme ai poteri che mettono nel conto la morte e il dolore di Antonietta.
Al suo addio non c’è rimedio, c’è da impedire che succeda ancora”.
Stefania Cantatore – Udi di NapoliFonte www.bambinicoraggiosi.com
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