RUTELLI DICE ADDIO AL PD E NESSUNO LO TRATTIENE

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DI WILDGRETA

Eccola, “la svolta” di Rutelli: andarsene dal PD. Pensavo che per Rutelli una svolta fosse, per esempio, aprire un negozio di caccia e pesca, darsi ala montagna, farsi prete…insomma, fare qualcosa di diverso e inaspettato rispetto a quello che aveva sempre fatto.E invece, no.Rutelli resterà in politica, ma cercherà conforto fra le accoglienti braccia di Casini, che per il Lazio ha già dato il suo ok a Bersani e così, torneranno di nuovo tutti insieme, ancora vicini di banco. Casini è felice dell’elezione di Bersani, perchè lo ritiene molto a sinistra e così per lui resterà più spazio al centro, il suo adorato centro che oggi sembra prendere forma.La vecchia scuola democristiana, alla lunga, pagherà. E Rutelli starà benissimo accanto a Casini, tutti e due piacenti, tutti e due cattolici.Mi rendo conto dell’impossibilità di scrivere un lungo articolo sulla “svolta” di Rutelli, infatti, dopo solo dieci righe, ho già esaurito gli argomenti.

D’Alema show in Transatlantico: «Fioroniiii! È vero che te ne vai?»

iL SIPARIETTO

L’ex ministro chiama a gran voce il collega di partito.

Che replica: «Se resti con gli iscritti, resto pure io»

MILANO – Beppe Fioroni dixit: «Ma che ci sto a fare nel partito di D’Alema?». La frase diventa il pretesto per un gustoso siparietto nel Transatlantico di Montecitorio. L’ex ministro degli Esteri, dopo un lungo colloquio con Annagrazia Calabria del Pdl, affronta i cronisti: «Presidente, Fioroni dice che non resta nel Pd se diventa il suo partito…». D’Alema ci pensa meno di un secondo. Poi si affaccia dalle colonne che sporgono sul Transatlantico e a gran voce chiama l’interessato: «Fioroniiii, Fioroniiii… qua si dice che tu vai via dal partito…».

LA REPLICA – Il responsabile formazione del Pd prova a spiegare: «Ma no Massimo. Io avevo solo paura che tu ti portavi via gli iscritti. Se tu e Bersani mi garantite che restate e con voi pure gli iscritti… resto anche io…». D’Alema chiosa rivolto ai cronisti: «Ecco, era ‘na cazz… La dovete smette d’annà in giro a dì cazz… Ormai c’avete una certa età…».
20 ottobre 2009

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SCUDO FISCALE: D’ALEMA SPIEGA LE ASSENZE NEL PD (VIDEO)

Sull’assenza nel giorno della votazione per la pregiudiziale di incostituzionalità dello Scuso Fiscale presentata da IDV:” Ero a una manifestazione, non mi era stato spiegato che era un voto importante”

PD:MARINO INFIAMMA LE PLATEE E I BIG EVITANO IL CONFRONTO

Ignazio Marino (Ap / Lapresse)

note di Wildgreta

So che in tanti si sono iscritti al PD proprio per poter votare Ignazio Marino.L’ultimo sondaggio è di Crespi, oggi  e anche se Marino è sempre ultimo, non bisogna disperare.C’è una grossa percentuale di indecisi e, vista la paura che fa Marino ai Franceschini e Bersani, potremmo anche avere delle sorprese.

Il terzo incomodo Marino fa il pieno di applausi

Gran finale con l’outsider del congresso Pd, che per riempie piazzale Collenuccio. L’incontro dura mezz’ora in più di quelli con Franceschini e Bersani, ma il pubblico non ne vuole sapere di andarsene

Pesaro, 8 settembre 2009 – A mezzogiorno il segretario provinciale Marco Marchetti aveva già annunciato che questa edizione di Festa Pesaro aveva battuto tutti i record. E dire che non aveva ancora visto l’incontro con Ignazio Marino.

Il terzo uomo, quello dei diritti civili e della laicità, ha fatto il pieno. Piazzale Collenuccio strapieno, gente assiepata sul selciato davanti alle prime file dove siedono iscritti e simpatizzanti e nessun parlamentare o amministratore del partito.

Era andata così anche per la Serracchiani e forse qualcuno dovrebbe riflettere sul fatto che gli incontri più seguiti dal pubblico sono stati anche quelli più disertati dalla nomenklatura. Marino, del resto, assomiglia molto al suo pubblico. Parla ‘normale’.

Si fa capire e dice cose semplici ma mai banali. Spiega che lui vuole un partito che sappia finalmente dare delle risposte, che sappia dire dei sì o dei no. Chiarezza e trasparenza sono la parole che Marino usa di più e le cose che gli iscritti e i simpatizzanti cercano. Ma non deve essere facile.

“Ho chiesto a Franceschini e Bersani un confronto diretto – dice – sui programmi dei candidati. Bersani tace, Franceschini ha dato la sua disponibilità per l’11 ottobre: ma per quella data i circoli hanno già votato, che senso ha?”. Leggi il seguito di questo post »

PD, BERSANI PAZZO PER CASINI, FASSINO PAZZO PER GALAN (PDL)

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Fassino corteggia Galan: «Il Pd è pronto,
in Veneto una nuova fase con il Pdl»

Mano tesa al governatore: «Ma la prima mossa deve farla lui»
Altolà dei democratici veneziani: «La linea la decidiamo noi»

ROMA (20 agosto) – «Non voglio giocare per perdere. E non ci sto a dare per scontato che Lombardia e Veneto siano terre straniere per il Pd». In vista delle regionali 2010 Piero Fassino sollecita i democratici a nuove strategie rilanciando la proposta al governatore del Veneto: «Siamo pronti ad aprire una pagina nuova – assicura l’ex segretario Ds intervistato da Repubblica – ma la prima mossa spetta a Galan».

Il punto, ragiona Fassino, è che le prossime regionali saranno «uno spartiacque, noi governiamo oggi la maggior parte delle regioni ma se loro sfondano il quadro politico cambia radicalmente». Fassino non sottovaluta affatto il pressing leghista di queste settimane («Sbaglia chi derubrica le sortite di Bossi come puro folklore ferragostano»), tutt’altro: «C’è un filo che unisce le varie proposte del Carroccio e questo filo conduce a una separazione del Centronord dal resto del Paese».

Bossi è «uomo che ha fiuto» e ha colto che «in una parte larga della società del Nord – insiste Fassino – il disagio si va trasformando in un sentimento di estraneità all’Italia e al suo modo di essere. Si va radicando la convinzione che da soli si possa vivere meglio». Un disagio vero, «i nodi della questione settentrionale – dice il democratico – esistono sul serio», e dunque il Pd «deve ascoltare la domanda di autonomia che viene dal Nord».

Ma in Veneto e Lombardia, osserva Fassino, «non ci basta riproporre il centrosinistra classico perché il differenziale di voti è enorme». Di qui la mano tesa a Galan: «Non penso a un’alleanza tra noi e il centrodestra», ma di fronte al conflitto tra Pdl e Lega «è nostro dovere, viste le condizioni di partenza, andare a vedere se sono solo scaramucce tattiche oppure ci sono differenze reali che possono dare luogo a scenari non ancora ipotizzabili».

Fredda la reazione del Pd locale. «Sulle alleanze per il Veneto e, tanto più su Venezia, il Pd locale non si fa dettare la linea da nessuno dei dirigenti romani». È secca la replica del segretario del Pd di Venezia Gabriele Scaramuzza, che rivendica senza mezzi termini la piena autonomia del Pd Veneto sulle alleanze per le prossime elezioni regionali. «La Birmania a Fassino, il Veneto al Pd di questa Regione», afferma sarcastico Scaramuzza, che ribadisce con forza «il primato sacrosanto delle scelte effettuate dai livelli regionali e provinciali del Pd per la costruzione di una proposta coerente e convincente alle elezioni del 2010».

«Il Pd dovrà raffinare nelle prossime settimane una propria idea forte per il governo della Regione – sottolinea il segretario provinciale di Venezia – che parta prima di tutto dai problemi veri e reali delle nostre genti», e fra i potenziali alleati indica «le forze tradizionali del centrosinistra, l’Udc e i molti movimenti civici». «Se Galan volesse rompere il proprio legame con il PdL e convenire su questa nostra proposta, spetterà a lui deciderlo», sottolinea infine Scaramuzza, che avverte: «È così che costruiremo, in solida e convinta autonomia, le nostre alleanze, e non a partire da schemi precostituiti più o meno “benedetti” da Roma. Questo – conclude – semplicemente per rimanere coerenti ai principi federativi di cui si è voluto intessere il Pd».

Calearo (Pd): l’asse col Pdl al nord non va escluso. D’accordo con l’apertura a Galan fatta da Fassino, Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e parlamentare del Pd, va oltre e non esclude l’ipotesi di una “grosse koalition” per il Veneto qualora fosse proposta dal Pdl. In una intervista a Libero Calearo spiega che «alle Regionali non va fatto un discorso di alleanza a prescindere ma di programmi, persone e sistema».
Se Galan si sganciasse dal Pdl sarebbe più facile l’alleanza? «Galan rifarà il governatore pur essendoci leghisti capacissimi di governare la Regione come Luca Zaia o Flavio Tosi» questo perché «a Bossi darebbe fastidio un governatore leghista forte sul territorio».

Rizzo (Comunisti): il Pd vuole il potere a tutti i costi. «Fassino, con la scelta di aprire a Galan “tentandolo” svela la via del Pd, quella del potere a tutti i costi. Così invece non vinceranno mai. Serve un progetto alternativo a Berlusconi non chiedere ad un suo uomo di saltare il fosso. Questaè una politica da “straccioni” che terrà in sella il Cavaliere per altri 100 anni». Lo dice Marco Rizzo, segretario di Comunisti-sinistrapopolare.

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L’Aquila, la scoperta di Franceschini: ”A settembre 30mila senza casa”.

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di Wildgreta

Ben alzato, Franceschini.
Da mesi la rete diffonde il malessere che si respira nelle tendopoli, da mesi i sindaci lanciano continui appelli.Sono arrivati fino a Roma, gli sfollati, per gridare che a l’Aquila non è partito niente e tutto è fermo al 6 aprile. Oggi anche Franceschini se n’è accorto. Bravo. E ora cosa propone? Di chiudere la stalla? Non si è accorto della massa di buoi che corre libera per i terreni agricoli espropriati a L’Aquila?

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L’Aquila, 25 lug. (Adnkronos/Ign) – Il segretario del Pd ha visitato le tendopoli ed ha incontrato Bertolaso e gli amministratori delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo: ”Aspettiamo risposte concrete, non di immagine, per capire qual è la soluzione per chi ancora non sa dove andare, tutte persone che sono nelle tende o negli alberghi”. La replica di Bonaiuti: ”Ricostruzione in tempi record”. Il sindaco Cialente contro il dl anticrisi: ”Sconsiderato far pagare le tasse agli aquilani”. L’Aquila, la caserma della Finanza sarà la casa di parte degli sfollati

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L’Aquila, 25 lug. (Adnkronos/Ign) – “Aspettiamo risposte concrete, non di immagine, per capire qual è la soluzione per chi ancora non sa dove andare”. Dario Franceschini ha incontrato gli amministratori delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo, ha visitato le tendopoli e incontrato il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso. Ma nel bilancio di questa visita in Abruzzo il leader Pd, pur riconoscendo gli sforzi compiuti fino ad oggi nella ricostruzione, non risparmia critiche ai piano previsto dal governo e in particolare lancia l’allarme in vista dell’arrivo dell’autunno.

“Con responsabilità e spirito costruttivo bisogna dire alcune cose. I sindaci hanno spiegato che per metà settembre qui si tornerà ad accendere i termosifoni, la new town dell’Aquila prevede 3.500 appartamenti. Speriamo che tutto avvenga nei tempi previsti ma comunque restano 30mila persone con il problema di dove andare, tutte persone che sono nelle tende o negli alberghi”.

Franceschini ha sottolineato: “Per amore della verità bisogna dire che anche se il piano viene completato, resta il problema di 7mila nuclei familiari che vanno incontro al freddo, pur non tacendo che anche ad agosto vivere in una tenda non è agevole”. Il leader democratico ha infine denunciato che “c’è una distanza enorme tra quello che viene raccontato e ciò che avviene nella realtà”.

Stessa accusa per il dl anticrisi. ”Il nostro dovere di controllo di opposizione esige che denunciamo la vergognosa distanza tra le cose annunciate, gli atti parlamentari e quello che viene effettivamente realizzato” ha rimarcato il leader democratico.

Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, contesta il decreto nella parte che riguarda il trattamento fiscale per le aree terremotate. “E’ un atto sconsiderato, una cosa profondamente sbagliata che incide sulle aspettative della gente, un fattore fondamentale” ha detto il primo cittadino.

“Mi trovo alle prese con l’umiliazione, come sindaco, di dire che la mia popolazione non può pagare le tasse. Pensare che da qui a quattro mesi qui tutto torna normale e si possa tornare a pagare le tasse, che sia chiaro è un dovere, è falso ed è una miccia che viene accesa in un periodo delicato come quello di settembre e ottobre”, ha poi aggiunto, criticando anche il fatto “che la copertura degli interventi sta nei soldi che pagheranno gli abruzzesi”.

PD, ALLEANZE: LETTA PREFERISCE “PIERFE” A DI PIETRO. E GLI ELETTORI?

di Wildgreta

Dice Enrico Letta che per raggiungere il 51% bisogna allearsi con Casini e che l’unica vittoria conseguita ultimamente dal PD è quella in Val D’Aosta, dove PD e Udc erano alleati. Calcolando che oggi i sondaggi danno il PD al 23% e l’Udc al 5%, come facciano ad arrivare al 51% è un mistero che Letta non svela, forse per non avvantaggiare l’avversario. Direi he, magari, prima di rifondare la DC, sarebbe meglio fare un sondaggio serio fra gli elettori del PD.  Ecco la sua criptica dichiarazione: “Pd, LETTA: Meglio Casini che Di Pietro”

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