Stiglitz: Germania fuori dall’euro o il continente sprofonda

La ristrutturazione dei bilanci continentali farà piombare l’Europa in una profonda recessione. La soluzione, secondo il premio Nobel per l’economia, è l’uscita della Germania da Eurolandia e la conseguente svalutazione della moneta unica
Costretta a fare i conti con una crisi sempre più conclamata, l’Unione europea si prepara alla messa a punto del più ambizioso piano di ristrutturazione debitoria di sempre. Dalle tragedie greche alle sommesse ballate irlandesi, passando per i noti guai iberici e i fardelli contabili italiani, i programmi “lacrime e sangue” cui tutti sembrano ormai rassegnati potrebbero non bastare. E il traguardo della definitiva ripresa potrebbe coincidere con l’affermazione di uno scenario a dir poco sconvolgente: la fine del sistema monetario europeo per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

A lanciare l’allarme è stato niente meno che Joseph Stiglitz, non esattamente un osservatore qualsiasi. Secondo il premio Nobel per l’Economia 2001, quello intrapreso dai governi europei rischia di essere un viaggio senza ritorno. Almeno per la moneta unica. La situazione è grave, anzi, gravissima e i piani di austerity contabile, per quanto necessari, potrebbero rivelarsi controproducenti scatenando una recessione destinata a dilagare nell’intero continente. Da qui la clamorosa soluzione: l’addio alla moneta unica da parte della Germania, principale economia di Eurolandia, e il salutare abbandono a una conseguente e provvidenziale svalutazione dell’euro per gli altri Paesi.

Le tesi di Stiglitz, inserite nella prefazione alla nuova edizione del suo ultimo libro Freefall e rivelate in esclusiva dal Sunday Telegraph, sono a dir poco dirompenti. In pratica si tratterebbe di chiudere i conti con il modello di moneta unica conosciuto fino ad oggi abbattendo una volta per tutte quella che per molti Paesi rappresenta un’incrollabile certezza: la necessità di una valuta forte. L’ipotesi sembra folle ma a conti fatti nemmeno troppo illogica. Dopo aver soccorso il suo sistema finanziario (sborsando all’incirca 4mila miliardi di euro), l’Unione non può più fare a meno di ristrutturare i suoi conti. Il piano, che prevede forti manovre correttive per le nazioni caratterizzate da un rapporto debito/Pil superiore al 60%, appare però destinato a rinviare la ripresa a data da destinarsi.

E’ la solita vecchia storia della coperta troppo corta. Si tira per un verso – taglio alla spesa e pressione fiscale – allo scopo di adeguare i conti ma, così facendo, si lascia scoperta l’economia reale abbattendo i consumi e favorendo la recessione. Per ovviare al problema, almeno in parte, si dovrebbero tagliare i tassi per svalutare così la moneta e sostenere le esportazioni ma nell’ambiente attuale, caratterizzato da un costo del denaro prossimo allo zero, i margini di manovra nell’area euro restano ridottissimi. Una realtà di cui è ben consapevole il Fondo Monetario Internazionale che, in un rapporto pubblicato in questi giorni, ha sottolineato come le politiche di austerity perseguite oggi da tutte le economie avanzate siano destinate a provocare effetti positivi nel lungo periodo ma anche più negativi del solito nel breve. Una profezia difficile da smentire.

La moneta unica, lascia intendere Stiglitz, non rappresenta più in modo coerente un’Europa sempre più eterogenea. Mentre la Germania si avvia chiudere l’anno con il tasso di crescita più elevato dai tempi della riunificazione (+3,3% secondo il Fmi), nazioni come Spagna e Irlanda tendono ormai apertamente al collasso. La Spagna in particolare, spiega il premio Nobel, «rischia di entrare in quella spirale perversa che aveva caratterizzato l’Argentina nel decennio passato» prima che quest’ultima decidesse di abbandonare l’aggancio con il dollaro per tornare successivamente a crescere. Un’esperienza replicabile da qusta parte dell’oceano solo con un euro debole. A meno che qualcuno non rispolveri prima dracme e pesetas…
ale

05 ottobre 2010 10:42

Crisi: Istat, peggiora situazione economica per 50% famiglie

ROMA (MF-DJ)–Meta’ delle famiglie italiane giudicano che la loro situazione economica e’ peggiorata nel 2009 rispetto allo scorso anno.

Lo rende noto l’Istat, sottolineando che, tuttavia, si registra una diminuzione della quota di famiglie che riferiscono un peggioramento della propria situazione (dal 54,5% al 50%). Di queste, per il 13,1% la situazione e’ molto peggiorata.

Le famiglie che giudicano la propria situazione economica sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente e’ piu’ alta di quella rilevata nel corrispondente periodo del 2008 (44,9% rispetto a 39,4%).

Dal punto di vista territoriale, le famiglie residenti nel Centro a riportare una piu’ frequente percezione di stabilita’ (il 48,3%). Al contrario, la quota di famiglie che denunciano un peggioramento significativo della propria condizione e’ nettamente piu’ elevata nel Mezzogiorno (il 16,2% contro il 10,7% delle famiglie del Centro).

Le famiglie che percepiscono il maggiore peggioramento della propria situazione economica tra il 2008 e il 2009 sono quelle con persona di riferimento lavoratore in proprio (un lavoratore che ha una propria impresa senza dipendenti nel cui ambito svolge anche lavoro manuale): in questo caso, la quota di famiglie che riferiscono un peggioramento passa dal 48,5% del 2008 al 51,1% del 2009.

Sul fronte delle risorse economiche familiari, nel 2009 si registra una riduzione della frequenza di opinioni negative: la percentuale di famiglie che affermano di disporre di risorse adeguate passa dal 48,1% del 2008 al 52,9% del 2009, mentre le famiglie che le ritengono scarse vanno dal 41,3% al 38,8%. Il 6,7% delle famiglie considera le proprie risorse economiche insufficienti, contro l’8,1% del 2008, mentre decisamente piu’ contenuta e’ la quota di famiglie che le definisce ottime (appena lo 0,9%). com/ren

 
 November 06, 2009 05:15 ET (10:15 GMT)

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Quei soldi dello Stato che non ci sono

“D’ora in poi decido io quali domande potrete farmi. Alle altre nè io nè i ministri risponderanno”. “Fatemi solo domande su L’Aquila “. 21 domande a Berlusconi sul terremoto

di Antonio Rispoli (Julie News)

Il governo in questi giorni sta discutendo la legge Finanziaria del 2009, che deve essere presentata entro il 30 settembre, come legge prescrive. Non ci sono ancora i dati precisi, ma si sa già che sarà una Finanziaria leggerissima, di soli 3 miliardi di euro. Il perchè l’ha detto lo stesso Tremonti: la Finanziaria è solo un artificio perchè in realtà i conti sono quelli del decreto fiscale approvato nel luglio 2008 e valido fino al 30 giugno 2011. Cioè restano validi i tagli di 3 miliardi di euro per i Tribunali, di 3,5 miliardi per le Forse dell’Ordine, di 87 mila insegnanti e 63mila bidelli nelle scuole e così via. E i 3 miliardi a che servono? Oltre un miliardo servirà probabilmente per il rifinanziamento della missione in Afghanistan (sono ipotesi, perchè non sono state pubblicate le tabelle); 500 milioni serviranno, come annunciato dallo stesso Tremonti, per coprire la vacanza contrattuale del contratto per il pubblico impiego, che scade nel 2010, ma che il governo non intende assolutamente discutere. Il resto probabilmente sono adeguamenti dovuti all’aumento dell’inflazione o cose del genere. Eppure non sono passati molti giorni da quando, all’inizio del mese, lo stesso Tremonti disse che c’erano ingenti risorse da impiegare per gli ammortizzatori sociali. E 10 giorni fa il Ministro del Welfare Sacconi aveva assicurato che sarebbero stati disponibili 30 miliardi, a questa voce. Oggi invece Tremonti dice che non c’erano alternative perchè “sarebbe da folli aumentare il deficit.

Ora, questa è probabilmente l’unica cosa giusta detta da Tremonti negli ultimi 10 anni, ma le cose non basta dirle, bisogna farle.

I dati di agosto indicano un fabbisogno statale che, per i primi otto mesi dell’anno, è salito a 61 miliardi, contro i 28 dello stesso periodo del 2008. Cioè sono stati spesi – a fronte di entrate fiscali costanti – 33 miliardi in più dell’anno scorso, in questi otto mesi. Ma attenzione, il dato è ingannevole. Infatti, è vero che le spese sono aumentate (a sentire il Ministero del Tesoro, per colpa delle Regioni e degli altri enti locali), ma il fatto che le entrate sono rimaste abbastanza costanti, indica che le stesse sono in calo. Può sembrare un paradosso, ma così non è.  Infatti le tasse, se non vengono toccate aumentano naturalmente a causa dell’aumento degli stipendi legato ai rinnovi contrattuali e agli scatti di contingenza, da una parte; e dell’aumento dei prezzi dei beni dovuto all’inflazione dall’altro.

Quindi se le entrate restano costanti in valore numerico, vuol dire che in realtà sono diminuite.E se sono diminuite, questo è causato soprattutto da un aumento dell’evasione fiscale, incentivata da leggi come lo scudo fiscale e da un sempre più ridotto numero di controlli fatti dalla Guardia di Finanza, che al massimo va a tartassare in negozietto che non fa lo scontrino fiscale, ma si guarda bene dall’ispezionare la grossa azienda.
Ma anche il fatto dell’aumento delle uscite nasconde un grosso inganno.  Infatti c’è una voce, tra le uscite, che è in grande riduzione, da settembre 2008 ad oggi: gli interessi sul debito pubblico. Nessun giornale e nessun economista ne parla, e men che meno ne parla Tremonti, ma l’Italia oggi paga un 10-20 miliardi di euro in meno, rispetto all’anno scorso, di interessi sul debito. Infatti la crisi rende l’andamento delle borse estremamente volatile. Inoltre, gli aumentati controlli statali sulle banche quasi ovunque costringono queste ultime a non avventurarsi troppo in speculazioni. Risultato: si sono gettati tutti sui titoli di Stato. E questo ha fatto crollare l’interesse di 2-3 punti percentuali (a seconda del titolo di Stato che si esamina), e l’ha portato ai minimi storici.

Un paio di settimane fa ho riportato una notizia che ha interessato pochi, ma che invece è da considerare: il tasso si interesse netto per i BOT a 3 mesi era negativo. Cioè, se dall’interesse lordo (o,55%) si tolgono le tasse che lo Stato prende e lo 0,10% delle commissioni bancarie, il tasso netto diventava dello -0,03%. Cioè se io investo 10000 euro, ne ricevo, tra capitale ed interessi, 9997. Dimostra quanto siano alte le richieste rispetto all’offerta. Ma questo fa risparmiare allo Stato italiano enormi cifre. Dove sono finiti questi soldi? Non si sa. O meglio sono stati assorbiti dall’aumento di evasione fiscale e dall’aumento delle spese. Senza che il governo facesse nulla per impedirlo.
Ed oggi la ciliegina sulla torta. Berlusconi che in conferenza stampa si permette di dire: “D’ora in poi decido io quali domande potrete farmi. Alle altre nè io nè i ministri risponderanno”. A parte che questo già avviene da prima del 2001 per il Presidente del Consiglio, che non risponde ad una domanda fatta da un giornalista non servile da decenni; ma comunque un atteggiamento del genere non solo è censurabile; è gravissimo. Per molto meno i capi di governo di altri Paesi democratici sono stati letteralmente distrutti da campagne stampa tese ad ottenere rispetto per i giornalisti; invece in Italia, a dimostrazione che ormai non c’è più una stampa libera, il tutto è passato nel massimo silenzio.

Berlusconi ha detto che risponderà solo a domande su L’Aquila, ma scommettiamo che non risponderà neppure a quelle?  Pubblico di seguito 21 domande, rigorosamente sul terremoto, scritte da Roberta Lerici, esponente dell’Italia dei Valori che ha seguito da vicino la ricostruzione. E scommetto che nessuna di queste avrà risposta.

1) Come mai avete preferito lasciare la popolazione nelle tende per sei mesi?

2)Come mai non avete utilizzato i prefabbricati se non quando è emerso che le case non sarebbero bastate?

3) Come mai non avete valutato le conseguenze negative che avrebbe avuto la disgregazione delle comunità?

4) Dal momento che saranno permanenti, come mai avete deciso di costruire delle palazzine che nulla hanno a che fare con il paesaggio in cui sono collocate?

5) Come mai avete sottostimato il numero di sfollati di ben 26.000 unità, visto che le C.A.S.E. e i MAP potranno ospitare solo 14.000 persone?

6) Come mai avete esautorato gli enti locali da qualsiasi decisione riguardasse il loro territorio?

7) Come mai avete deciso di spendere 2700 euro al mq per le c.a.s.e., più i soggiorni nelle tendopoli e negli alberghi (50 E. al giorno a persona per più di sei mesi) se i prefabbricati costavano solo 800 euro al mq?

8) Come mai avete tenuto congelati i prefabbricati ricevuti in donazione per periodi che vanno da uno a due mesi?

9) E’ vero che per il progetto c.a.s.e. è stata usata anche una parte delle donazioni ricevute dai cittadini? (intervista Costantini, IDV da Vasto)

10) Come valuta la dichiarazione del governatore Chiodi, che qualche settimana fa ha affermato, “Dobbiamo ammettere il fallimento del “piano c.a.s.e?

11) Come mai a sei mesi dal sisma non avete dato inizio alla ricostruzione o alla ristrutturazione delle case lesionate?

12) Ci sono interi paesi in cui la situazione è immutata dal 6 aprile.I cittadini sono nelle tende, e nessuna opera è stata iniziata. Come mai?

13) Come pensate di affrontare la situazione delle persone che rifiutano il trasferimento lontano dal loro paese? I cittadini del campo di Collemaggio hanno presentato un esposto-diffida contro il loro trasferimento in località decise dalla Protezione Civile e dal governo, come intendete rispondere?

14) Come mai durante la consegna delle case a Onna, pare siano stati diffusi applausi registrati?

15) Dal momento che finita la fase dell’emergenza, avete affermato che tutti i poteri torneranno nelle mani degli enti locali, questo significa che, terminati il piano case, il piano MAP e la requisizione degli alloggi sfitti, il governo lascerà l’onere della ristrutturazione e della ricostruzione agli enti locali?

16) Come mai, secondo lei, il primo giorno di scuola Bertolaso ha distribuito agli studenti un foglio con le istruzioni in caso di terremoto, quando nei tre mesi precedenti al 6 aprile, non è stato fatto nulla per preparare la popolazione?

17) Qual’è la sua opinione sull’inchiesta in corso nei riguardi della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009?

18) A l’Aquila, per non allarmare la popolazione, non furono predisposti piani di evacuazione.Come lei sa, Zamberletti ne attuò uno per 100.000 persone in Garfagnana nel 1985 e, sempre negli stessi anni, predispose un altro piano di evacuazione da 400.000 persone in Campania per il bradisismo.Come mai 25 anni fa la protezione civile si occupava anche di prevenzione, mentre oggi si occupa, per esempio, dei grandi eventi?

19) Non crede che l’aver chiesto in dono al comune di Ferrara delle statue in marmo per abbellire i giardini delle c.a.s.e., quando agli scolari di Paganica è stato destinato un container che si è allagato non appena ha piovuto, sia un controsenso?

20) E’ vero che i nuovi quartieri creati alla periferia de L’Aquila saranno il modello su cui verranno edificate le New Town di cui parlò anche nella campagna elettorale per le politiche 2008?

21) Nel terremoto dell’Irpinia, il numero di sfollati da assistere nelle prime fasi, fu di 500.000, a L’Aquila è stato di 100.000.Come mai Lei parla sempre de l’Aquila, come un evento “unico nella storia” e di “miracolo” per l’alto numero di persone che si sono assistite?

fonte

Tremonti: “Il governo è fortissimo”

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Tremonti: “Il governo è fortissimo.Sul premier esagerazioni”

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Banche: si teme la corsa allo sportello. Perchè?

La crisi del '29

Capire i meccanismi che causano le crisi finanziarie

Note di Wildgreta

In questo articolo, con un linguaggio semplice si spiega il perchè dei ribassi in borsa e il meccanismo che può portare al fallimento di una banca. Per i non esperti è un ottimo strumento per informarsi capendo di cosa si sta parlando.E’ anche un modo per capire che l’ottimismo del Premier è, come al solito, fuori luogo. La crisi esiste, e vanno prese precise misure per contenerla. Il “panico” del risparmiatore (panic selling) può causare veri e propri disastri economici. Un governo serio, dovrebbe occuparsi di questo, non del Lodo Consolo.

Di seguito le opinioni di politici ed economisti che, al contrario del Premier, paragonano questa crisi a quella del ’29. Per fortuna, secondo l’economista Francesco Micheli, “oggi si possiedono le medicine.”

di Giorgio Redaelli

da www.newbluerating.com

Apertura di settimana all’insegna delle vendite. I listini europei solo nella giornata di ieri hanno registrato perdite che si sono attestate sui 450 miliardi di Euro, circa 600 miliardi di dollari. Leggi il seguito di questo post »

Il caro-carburanti fa guadagnare allo Stato oltre 2 miliardi di euro

Negli ultimi due anni e mezzo, l’impennata dei prezzi dei carburanti ha portato nelle casse dello Stato oltre 2 miliardi di euro. È quanto è emerso da uno studio effettuato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo l’analisi, da gennaio 2006 a maggio 2008, l’IVA derivante dall’aumento del prezzo alla pompa dei carburanti è pari a 1.747,8 milioni di euro mentre le accise arrivano a 440,1 milioni di euro. La Cgia di Mestre ha chiesto al governo che questo extragettito venga restituito agli automobilisti italiani e soprattutto a tutte quelle categorie, come gli autotrasportatori e i taxisti che usano mezzi di trasporto per lavoro. Tutto ciò per scongiurare il fermo del settore in programma per l’inizio del mese di luglio.

Finanzalive 16 giugno 2008

 

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