“La Merkel, ci rovinerà tutti”, lo dice lo Spiegel

 

«La cancelliera rovinosa» è il titolo di un articolo pubblicato da Spiegel in serata sulla crisi dell’eurozona. «La chance per un salvataggio dell’euro sostenibile finanziariamente è andata sprecata – scrive il columnist Wolfgang Muenchau -. E colpevole è la cancelliera». «Angela Merkel – continua – ci rovinerà tutti perchè lei con la sua titubanza inasprisce la crisi. Adesso ha soltanto due opzioni politiche: la bancarotta o la rovina».

Secondo l’articolo di Spiegel on line la politica dei ‘No’ che avrebbe dovuto tutelare i tedeschi, sortirà l’effetto contrario. E sarà «rovinosa per la Germania», sia che nel caso in cui la cancelliera ceda sugli eurobond, sia nel caso in cui continui a negarli. Se la Merkel otterrà le modifiche dei trattati, come chiede, e accetterà gli eurobond, il risultato sarà «una sorta di conto corrente comune», dove tutti garantiscono per tutti, fra stati comunque sovrani. Questo però non renderebbe evitabile un crash prima o poi, nel lungo periodo.

Nel caso in cui la cancelliera dovesse rimanere ferma contro gli eurobond, invece, l’euro crollerebbe «nei prossimi due tre mesi», secondo la previsione di Muenchau. E verosimilmente molti paesi dovrebbero «uscire dalla moneta unica».ui la cancelliera ceda sugli eurobond, sia nel caso in cui continui a negarli. Se la Merkel otterrà le modifiche dei trattati, come chiede, e accetterà gli eurobond, il risultato sarà «una sorta di conto corrente comune», dove tutti garantiscono per tutti, fra stati comunque sovrani. Questo però non renderebbe evitabile un crash prima o poi, nel lungo periodo. Nel caso in cui la cancelliera dovesse rimanere ferma contro gli eurobond, invece, l’euro crollerebbe «nei prossimi due tre mesi», secondo la previsione di Muenchau. E verosimilmente molti paesi dovrebbero «uscire dalla moneta unica».

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GOLDMAN SACHS: UN ARTICOLO DEL 2007 DA RILEGGERE

Un’inchiesta della procura di Bolzano rischia di creare qualche problema alla corazzata e ai suoi uomini più in vista. Un vorticoso giro di fondi neri ha già portato alle dimissioni del vertice tedesco di Siemens per l’acquisto della nostra Italtel. Entriamo fra i segreti di Goldman, da sempre in feeling con l’establishment ulivista. E diamo un’occhiata ad una Cupola di nome Bilderberg…

La sera andavamo alla Goldman…
Andrea Cinquegrani – Tratto da “ La Voce delle Voci” luglio 2007
Sito ufficiale http://www.lavocedellacampania.it

«Ma Siete Proprio sicuri che sia solo l’Unipol all’origine della guerra tra Vincenzo Visco e le fiamme gialle di Milano?
Potrebbe esserci qualcos’altro. Forse delle indagini molto delicate che puntano in alto, molto in alto». E’ una voce che corre fra i corridoi del palazzo di giustizia, sempre più al centro di veleni e polemiche. «Quindici anni fa – osserva una toga – partiva la stagione di Mani pulite, ora ci ritroviamo con un livello di corruzione ancora più invasivo, perché come dice Davigo le tecniche si sono modemizzate. E i partiti sono sempre più lontani dai bisogni reali del paese». E pensare che la procura “rossa” oggi si ritrova quasi a “rimpiangere” il Berlusconi che non oppone il segreto di stato sul caso Abu Omar…

Passiamo ad alcune indagini “bollenti”, a delle possibili “piste”. Una su tutte. 19 febbraio 2007. I militari della Guardia di Finanza perquisiscono gli uffici milanesi della maxi banca d’affari Goldman Sachs, sempre più alla ribalta delle cronache economico-finanziarie sul fronte “salvataggi” e “privatizzazioni”. Fra le varie carte sequestrate, spuntano due documenti: un misterioso file “M Tononi / memo – Prodi 02.doc”; e una lettera inviata nel 1993 dalla sede Goldman Sachs di Francoforte alla Siemens, a proposito di “un buon affare” sull’Italtel. A rivelare la circostanza – nel fragoroso silenzio di quasi tutti i media nostrani – è un giornalista del Daily Telgraph, Ambrose Evans Pritchard, il quale punta i riflettori su un’inchiesta della procura di Bolzano, gemella di svariate altre indagini in mezza Europa e che hanno portato, mesi fa, alle clamorose dimissioni del numero uno di Siemens, Heinrich Von Pierer, fidato consigliere economico del cancelliere Angela Merkel (una sorta di Angelo Rovati in salsa tedesca). Giovane assistente di Romani Prodi durante le presidenze Iri, Massimo Tononi (l’M Tononi del file) è oggi sottosegretario all’economia, in prima fila nella redazione del contestatissimo piano Rovati per il riassetto Telecom, nel pedigree la poltrona di super manager di Goldman Sachs nello strategico settore “fusioni e acquisizioni imprese”.

BOLZANO INDAGA
I magistrati di Bolzano indagano per concussione, corruzione e riciclaggio sulla vendita nel ’94 di uno dei gioielli di casa Iri nel settore delle telecomunicazioni, Italtel, passato alla tedesca Siemens che batté la concorrenza della francese Alcatel. A favorire l’operazione (con un advisor del calibro di Goldman Sachs), una montagna da ben 400 milioni di euro, fra tangenti e fondi neri, a cominciare dai lo miliardi di vecchie lire transitati dai conti correnti di Siemens a quelli dell’ex vertice di Italtel Giuseppe Parrella, originario di Benevento e trapiantato a Bolzano, finito in galera. Fra l’altro, su un conto corrente di Innsbruck intestato a Siemens Ag, tra il ’94 e il ’99 sarebbero stati movimentati 140 milioni di marchi, 80 milioni degli attuali euro (senza contare le triangolazioni con altre banche e paesi, via Londra e via Tokio in particolare). Nella massa “nera” spuntano anche i lo milioni di marchi bonificati a luglio ’97 dai conti Siemens di Innsbruck verso quelli di Goldman Sachs: all’appello, però, manca una qualsiasi fattura o pezza d’appoggio, visto che Goldman era l’advisor… Leggi il seguito di questo post »

Goldman Sachs, “rischio crollo dell’Euro”.Monti, “Facciamo in fretta”

di Wildgreta

Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di oggi da parte di Goldman Sachs e del presidente Monti. Alla vigilia dell’annuncio della manovra economica, infatti, il Professore tuona da Bruxelles: “Se l’Italia manca questo passaggio o non fa quel che ci si attende, le conseguenze sarebbero molto gravi” e poi, “Non c’è tempo per discutere”. Cosa significa? Che qualora il parlamento non approvasse le proposte di Monti, il disastro sarebbe una certezza? Dall’altra parte, Goldman Sachs riprende il tormentone sul probabile crollo dell’Euro e della soluzione del debito sovrano come condizione imprescindibile per salvarsi. Un clima di paura, dunque, alimentato da dichiarazioni che rimbalzano da una parte all’altra dell’Europa e che si scontrano con le dichiarazioni di CGIL e Lega che intimano a Monti di non toccare le pensioni, mentre la sommessa voce del PD fa capolino invocando “Equità”. Casini, invece, si fida ciecamente di Monti, dunque sposa la linea del “o si fa la manovra o si muore”.Più perplessa IDV, che di fatto è stata esclusa dai “colloqui del tunnel” e si trova, forse, nella posizione più scomoda. Appoggiando il governo per singoli provvedimenti, infatti, finchè questi provvedimenti non si conosceranno, IDV sarà un partito che non fa parte nè della maggioranza, nè dell’opposizione, dunque escluso a prescindere da qualsiasi azione. E mentre si consuma la spasmodica attesa di una manovra che conoscono soltanto all’estero, continuano le manifestazioni dei lavoratori delle aziende che chiudono ma, soprattutto, continuano le chiusure a catena dei piccoli esercizi commerciali, che hanno deciso di non arrivare neppure al Natale, tanto è scarsa la speranza di un incasso decente. Il 2011 si avvia spedito verso una fine imprevedibile,esattamente come si ritengono imprevedibili alluvioni e terremoti che flagellano poplazioni e territori italiani.Ma sarà vero che non si poteva proprio fare nulla di meglio?

Di seguito le dichiarazioni di G.Sachs e Monti.

”Lader Ue risolvano con decisione il problema dei debiti sovrani”
Goldman Sachs: ”Cresce il rischio del crollo dell’euro, Italia in recessione nel 2012”
ultimo aggiornamento: 01 dicembre, ore 13:44
Roma – (Adnkronos) – L’allarme lanciato dalla banca d’affari: “Le possibilità di sviluppi più caotici, sebbene ancora minori, sono aumentate”

Roma, 1 dic.(Adnkronos) – “Le possibilità di sviluppi più caotici, come il crollo dell’euro, sebbene ancora minori, sono cresciute”. E’ allarme lanciato dalla banca d’affari Goldman Sachs che prevede una “modesta recessione” per l’Europa. Leggi il seguito di questo post »

Barnard: noi come l’Africa, venduti agli Avvoltoi finanziari

Paolo Barnard

«Voi persone per bene non capite cosa significhi trovarsi debitori di un Vulture Fund, di un avvoltoio. Siete abituati al volto del vostro cassiere all’Unicredit, al Monte dei Paschi. Anche tu, imprenditore, non sai come prende allo stomaco il fiato di un Ss finanziario quando lo devi ricevere nel tuo ufficio». E sarà inutile, dall’interno del “Lager economico Italia”, volgere lo sguardo al governo, ai sindacati, alle Regioni: il debito sovrano dell’Italia del default sarà stato trasferito, con decisione del Consiglio Europeo, sotto la giurisdizione britannica o dello Stato di New York. Per cui a Roma sarà la Notte dei Lunghi Coltelli: «Il resto delle “Ss finanziarie” del Fmi, della Ue dei tecnocrati alla Rompuy e Draghi, saranno impegnate a ripulire i palazzi governativi per sempre. Inutile neppure pensarci, a loro».

«Nulla di quanto è scritto di seguito è Fanta Horror», avverte Paolo Barnard il 1° dicembre dal suo avamposto web: «Dovete andare in Africa per sapere cosa vi aspetta». Proprio nell’Africa subsahariana è in corso la più grande macelleria sociale della storia. Lo scopo: depredare a morte i Paesi africani che stavano organizzando il proprio riscatto col New International Economic Order all’inizio degli anni ’70. Avvertenza: «I pacchetti di austerità di cui oggi si parla come “rimedio” alla crisi di credibilità dei nostri governi in Eurozona, furono disegnati, esattamente come si disegna un motore, 35 anni fa dal Fondo Monetario Internazionale». Allora non si chiamavano “austerità”, ma Saps: Structural Adjustment Programmes. Ovvero: «Tagli a tutto il settore pubblico e spesa pubblica, privatizzazioni, tasse, isteria da deficit, allungamento dell’età pensionabile, finanziarizzazione della società».

«Non li hanno cambiati di una virgola quei programmi», hanno solo pensato di rinominarli, chiamandoli “austerità”. «Oggi gli esecutori di questi crimini sociali in Europa rispondono ai nomi di Olli Rehn, Herman Von Rompuy, Draghi, Monti». Per Barnard, sono le nuove “camicie brune”, che spianeranno la strada alle “Ss finanziarie”. Incredulità? Meglio allora dare un’occhiata all’Africa. In Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, la prima presidente-donna del continente nero, ha da tempo incontrato le “Ss finanziarie”: sei anni fa hanno impugnato il debito sovrano e privato della Liberia, e oggi stanno letteralmente uccidendo uno dei paesi più poveri del mondo. Chi sono, tecnicamente, i killer? «Sono i Vulture Funds, tradotto: i Fondi degli Avvoltoi», cioè «gruppi di speculatori specializzati in recupero crediti su scala gigantesca». Oggi in azione in Liberia. E domani? Leggi il seguito di questo post »

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