BERLUSCONI E L’ARTE: COPRE IL SENO DEL TIEPOLO MA ORDINA UN PENE ARTIFICIALE PER IL DIO MARTE

The restored penis of Mar 006 I peni riattaccati di Silvio fanno il giro dEuropa

di Wildgreta

Che la cultura non sia il pezzo forte di questo governo lo si era intuito sin dall’inizio, che però dovessero rimetterci anche le opere d’arte, forse non ce lo saremmo mai aspettato.Ma Berlusconi ci ha abituato alle sorprese, e il suo governo è per così dire specializzato nel mettere in discussione ciò che nessuno aveva mai osato discutere.E così sono stati messi  in discussione la scuola,  la giustizia, i diritti civili, la legge 194 e persino l’utilità della cultura, con la famosa frase di Tremonti “fatevi un panino con la Divina Commedia”.E in questi giorni, mentre gli studenti sono sui tetti a difendere l’istruzione e ad opporsi alla riforma dell’università targata Gelmini, è come se Berlusconi avesse voluto imprimere il marchio di fabbrica del suo governo anche sull’arte, riattaccando una mano e un pene a due statue che li avevano perduti. Peccato che tanto amore per l’arte, non abbia suggerito al suo governo di occuparsi della salvaguardia di Pompei, ma forse Pompei non ha mai fatto da sfondo alle sue conferenze stampa e nella zona il premier non ha nessuna residenza, altrimenti, qualcuno ci avrebbe pensato….

Di seguito due articoli sulle opere oggetto di restyling per volere del premier:

brano tratto da:http://www.giornalettismo.com/archives/96737/peni-riattaccati-silvio-fanno/

EVVIVA LA CHIRURGIA ESTETICA – SilvioBerlusconi, scrive il Guardian, si sa, è noto per il suo entusiasmo per gli interventi di chirurgia estetica, ma non era conosciuto anche come estensore dei genitali alle sculture classiche. Funzionari del governo hanno confermato oggi, che una pregevole statua del dio Marte, in prestito all’ufficio del primo ministro, era stata dotata di un pene artificiale. L’originale è stato scheggiato durante la sua lunga vita, a partire dal 175 A.C. Poi il giornale inglese cita La Repubblica che ha scritto che il trapianto è stato voluto da Berlusconi su “richiesta esplicita” e che, insieme con una nuova mano alla statua della dea Venere, era costato al contribuente italiano 70.000 euro.

Ma Mario Catalano, l’architetto del primo ministro, ha detto al Guardian:

“Ho preso io la decisione”. Ha detto che aveva concordato l’operazione con l’amministrazione del ministero e che ”non è costata una lira”, perché è stata realizzata dai restauratori impiegati dal governo. “Ci sono due filosofie di restauro” ha detto l’architetto al Guardian: “Una è solo quello di pulire l’opera e lasciarla così com’è. L’altra consiste nel rendere l’intera scultura nuova, senza danneggiarla, per fornire un’immagine dell’opera come era stata originariamente concepita”. Ha detto che la parte mancante è stato attaccata all’originale tramite un sistema magnetico, ma non era in grado di dire esattamente come funzionava. Sia la mano che il pene protesica sono rimovibili. Il primo ministro aveva approvato l’opera finita e aveva messo la statua in una posizione di rilievo all’ingresso della sua residenza ufficiale a Roma, a Palazzo Chigi. Non è la prima volta che Berlusconi è stato accusato di interferire con le opere d’arte. Due anni fa, i dipendenti del governo velarono il seno di un nudo in un murale che aveva un posto di rilievo alle spalle del primo ministro nella sala adibita alle conferenze stampa.

La spiegazione del «ritocco»: turbava i telespettatori
E Palazzo Chigi «velò» il seno alla «Verità svelata» del Tiepolo

Il dipinto, che Silvio Berlusconi aveva scelto come nuovo sfondo per la sala delle conferenze stampa, viene ritoccato. È successo. La testimonianza fotografica è inequivocabile. Prima si scorge un capezzolo. Poi il capezzolo sparisce. Coperto, si suppone, con due colpetti di pennello. La notizia è battuta dall’agenzia Italia alle 17,22. Un’ora dopo, Vittorio Sgarbi, critico d’arte di antica osservanza berlusconiana, ha la voce che quasi gli trema. «Cos’hanno fatto? Ma davvero?». Un ritocchino, professore. «Pazzi, sono dei pazzi…».

Ci vuole un bel coraggio, in effetti, a mettere le mani su un Tiepolo, sia pure in crosta. «E allora cosa dovrebbero fare con tutte quelle statue di donna sparse in decine di musei italiani dove spesso si ammirano seni da far restare senza fiato pure Pamela Anderson? ». L’arte, evidentemente, spaventa. «Oh… io spero davvero che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico, inutile ritocchino sia stata presa all’insaputa del Cavaliere. Tanto più che se volevano fargli un piacere, cercando di non far associare agli italiani una tetta alla sua immagine di uomo, come dire? incline al fascino femminile, sono riusciti invece nell’esatto contrario. Ma si sa, almeno, chi è il responsabile di questa cretinata?». Non s’è capito subito, in verità. Poi il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti ha fatto personalmente qualche telefonatina. «E allora, beh, direi che è andata molto semplicemente: diciamo che è stata un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla cura dell’immagine di Berlusconi ».

Bonaiuti, scusi: ma cosa li avrebbe turbati tanto? «Beh… sì, insomma: quel seno, quel capezzoluccio… Se ci fate caso, finisce esattamente dentro le inquadrature che i tg fanno in occasione delle conferenze stampa». E quindi? «E quindi hanno temuto che tale visione potesse urtare la suscettibilità di qualche telespettatore. Tutto qui». C’è da dire che in occasione delle prime inquadrature ormai risalenti alla conferenza stampa del 20 maggio scorso (con il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia perfettamente centrata sotto la femminile Verità ancora scoperta) al centralino di Palazzo Chigi non risultano essere giunte particolari proteste da parte della cittadinanza italiana. Nè preoccupazioni per eventuali turbamenti vennero comunque al Cavaliere e al suo architetto di fiducia, che lo aiutò nella scelta del celebre dipinto: Mario Catalano, forse non casualmente già scenografo del memorabile programma di spogliarello televisivo «Colpo Grosso», condotto da Umberto Smaila su Italia 7 dal 1987 al 1991, con le ragazze, chiamate «mascherine», che – appunto – si facevano volar via il reggiseno cantando «Cin cin/ fruttine prelibate/ cin cin…».

Fabrizio Roncone – Corriere.it-4 AGOSTO 2008

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