LODO ALFANO, DI PIETRO: BERLUSCONI SA CHE SARA’ BOCCIATO

Lodo Alfano/ Di Pietro: Ora premier prepara leggina per impunità

“Qualcuno gli ha fatto capire che scudo è boomerang”

postato 1 ora fa da APCOM

t. (Apcom) – Con il Lodo Alfano “Berlusconi fa come la volpe con l’uva: siccome si è accorto che è acerba, dice che non gli interessa. Ma nel frattempo si appresta a preparare qualche altra leggina per garantirsi l’impunità”. Lo sostiene il leader di Italia dei valori Antonio Di Pietro.

“Come al solito – osserva – Berlusconi, quando viene preso con le mani nel sacco, fa finta che non c’entra niente, come se il lodo Alfano fosse stato fatto per chissà quale principe della Luna. La verità – prosegue il leader dell’IdV – è che se adesso ci sta ripensando è perché qualcuno gli ha fatto capire che ancora una volta i suoi consiglieri giuridici stavano facendo una legge boomerang, perché vi è l’obbligo del referendum confermativo se si vuole modificare la Costituzione”.

“E pure le pietre – sostiene Di Pietro – sanno che la maggioranza degli italiani non farebbe passare questo ennesimo sconcio, anche tenuto conto del fatto che i referendum costituzionali non prevedono lo sbarramento del quorum. Perciò, al di là di quanti cittadini vadano a votare, il destino del lodo Alfano costituzionale è già segnato: sarà bocciato”.

 

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TERZIGNO, IL VESCOVO DI NOLA CON I CITTADINI:”MEGLIO POVERI CHE SUDDITI”

Ma i sindaci non ci stanno “No ai soldi, via la discarica”

Molotov e blocchi. Il vescovo di Nola: meglio poveri Tafferugli e feriti anche a Benevento, occupate Circumvesuviana e autostrada

dal nostro inviato CONCHITA SANNINO

Ma i sindaci non ci stanno "No ai soldi, via la discarica"

TERZIGNO – Nel giorno in cui Guido Bertolaso torna a vestire i panni del “Regolatore speciale”, costretto a rifare a Napoli i passi del perduto miracolo, i roghi del vesuviano stanno già infiammando la protesta a Benevento e spargendo tensioni nel resto della Campania. C’è chi si chiede: “Davvero apriranno anche le altre discariche: nel Formicoso, Avellino, e nel Salernitano?”. Terzigno si sveglia sempre in piedi dopo un’altra notte di scontri e piogge di pietre. La lotta punta poi sui blocchi ferroviari e stradali che isoleranno i paesi vesuviani per ore. La polizia sequestra anche dieci bottiglie molotov, trovate nei campi e pronte ad essere scagliate sugli autocompattatori. Intanto a Benevento si registrano ore di tafferugli e due feriti per la rivolta contro l’immondizia arrivata da Napoli.

Sembrano ormai luoghi spettrali questi centri di Boscoreale, Terzigno, Boscotrecase. Negozi serrati, scuole chiuse, gente che si chiude in casa, c’è vita solo intorno alle ceneri della guerriglia, intorno a quei bidoni di petrolio rovesciati sull’asfalto o ai piedi di splendidi esemplari di pino marittimo recisi e distesi come cadaveri, perpendicolari alle arterie un tempo trafficate. Mancavano solo i binari della ferrovia circumvesuviana da occupare, un trasporto che qui serve oltre un milione di abitanti. Mancava l’autostrada, da bloccare. Ed eccoli, gli ultimi pezzi di libera quotidianità fagocitata dalla Grande rabbia. Tre stazioni vengono mandate in tilt dai dimostranti, i treni si paralizzano, l’azienda Circumvesuviana sospende l’erogazione elettrica per evitare rischi ai rivoltosi. Autostrada in tilt per alcune ore.
Quasi contemporaneamente, parte la battaglia nella provincia di Benevento. Scoppiano i disordini per ricacciare indietro 7 tir che portano rifiuti dal napoletano, temporaneamente dirottati nella discarica di Sant’Arcangelo Trimonte da un’ordinanza del governatore Stefano Caldoro, che non piace a nessuno.

A Napoli, la giornata si chiude tra i miasmi dei cumuli che si moltiplicano e un vertice in Prefettura senza accordo, ma con un tesissimo faccia a faccia: tra i sindaci del vesuviano che non accettano il piano appena riconfermato del governo e Bertolaso. “Non vogliamo compensazioni, non ci comprerete coi soldi”, ribadisce il primo cittadino di Boscoreale, Gennaro Langella, appena dimessosi dal Pdl. Il primo cittadino di Trecase, Gennaro Cirillo, continuerà per tutto il giorno: “Berlusconi e Bertolaso ci sfidano. Vengano qui a parlare con i cittadini”. E a dar loro man forte, è tornata in campo la Chiesa. Con il vescovo di Nola, Beniamino Depalma che stavolta fornisce con il suo sferzante appello uno slogan. “Meglio poveri che sudditi”. La diocesi di Nola, infatti, condanna sì la violenza, invita i cittadini “alla calma e alla ragionevolezza”, ma con il già noto vescovo Depalma, scende in trincea. L’apertura di un’altra cava? “La morte definitiva del territorio. La legge è per l’uomo e non l’uomo per la legge”, ammonisce la nota firmata dal pastore della Chiesa locale, rilanciata da Sir, agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei. Poi, ecco l’affondo del monsignore: “Vi supplichiamo, non svendete la nostra terra. Non ci sono soldi o compensazioni ambientali che giustificano la compravendita di un territorio. Meglio poveri e dignitosi, che sudditi e destinati a vivere di veleni”. Deve pensarla così anche il sindaco di Ottaviano, Mario Iervolino, che sta per mandare una lettera aperta ai suoi giovani. Il senso: “Ve lo dico con dolore, fujetevenne”

LA REPUBBLICA 23 OTTOBRE 2010

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