PARADISI FISCALI: PERCHE’ ANTIGUA ATTIRA I CAPITALI?

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Le ville del Premier ai Caraibi

A CURA DI FRANCESCO SPINI
MILANO
Gli affari immobiliari del premier Silvio Berlusconi ad Antigua accendono i riflettori sull’isola: perché è considerata un paradiso fiscale?
Perché lo stato di Antigua e Barbuda – isole caraibiche che contano circa 80 mila abitanti – ha un regime fiscale molto favorevole per gli investitori esteri diretti, che prevede un periodo di «tax holidays», di vacanza dal Fisco insomma, che può arrivare fino a 15 anni, prorogabili di altri 5. Per un lungo periodo, insomma, le tasse non si pagano. E qui il Fisco ha smesso di colpire i redditi personali dal 1976.

Quali altri benefici ci sono per gli uomini d’affari?
Il governo caraibico, sempre nell’ottica di attrarre capitali esteri, assicura molte facilitazioni per le imprese e per i finanzieri che dirottano i capitali in queste isole: si va dalla rinuncia dello stato a riscuotere dazi doganali, fino al diritto di rimpatriare tutti i capitali derivanti da royalties, dividendi e profitti, liberi da ogni tassazione.

Cosa è previsto per le operazioni finanziarie?
Dal 1982 il governo di Antigua ha introdotto, attraverso l’“International Business Corporations Act” il regime off shore per l’attività bancaria, delle assicurazioni e delle fiduciarie. In sostanza non c’è controllo, se non affievolito, sulle operazioni svolte.

Quanto costa aprire una società ad Antigua?
Costa pochissimo. Per metter in piedi una società off shore occorrono 975 dollari. Per fare attività bancaria occorre un capitale minimo di 5 milioni di dollari; ci vogliono almeno 500 mila dollari di capitale per un Trust, mentre una società di assicurazioni deve avere riserve per almeno 250 mila dollari. Poi ci sono i soldi dovuti a chi presta le consulenze per avviare l’attività.

Perché molti paesi offrono porti franchi alla finanza?
Quelli che scelgono di divenire paradisi fiscali sono spesso paesi piccoli (come Monaco) o poveri (come le isole caraibiche) in cui si è voluto sviluppare un sistema economico che potesse andare oltre il turismo. L’unica alternativa, quindi, diventa quella di attirare i capitali esteri attraverso una serie di agevolazioni fiscali e normative.

In generale, come si apre una società off shore?
È molto semplice, nella maggior parte dei paesi che accoglie questo tipo di società, basta un codice fiscale, una casella di posta fisica ed elettronica. Ci sono infatti società che offrono il servizio «chiavi in mano» che permette a ciascuno di comprare una off shore già costituita e pronta per l’uso.

A cosa serve rivolgersi a un paradiso fiscale?
Sicuramente a pagare meno tasse, come abbiamo visto, ma non solo. In questi paesi si ottiene la semplificazione della parte burocratica legata alle imprese ed è assai semplice far perdere le tracce di chi si cela dietro le società off shore. Questo permette molto spesso di non far conoscere al fisco l’autore di determinate operazione o di movimentare capitali senza dare le dovute spiegazioni agli organi di vigilanza dei paesi d’origine. Inoltre in tali Stati è particolarmente difeso il segreto bancario.

Come interviene la legge italiana in questi casi?
La legislazione sulla tutela del risparmio, datata 2005, attribuisce al governo il potere di determinare gli stati che non offrono gli standard minimi di trasparenza. Per le imprese con sede in uno di questi sono stati previsti obblighi informativi più stringenti, come la documentazione riguardante il capitale movimentato e la comunicazione sul luogo in cui sono realizzati i profitti, per verificare che gli obblighi fiscali vengano effettivamente rispettati dal titolare della scatola off shore in questione.

Quali paesi sono considerati «paradisi per società»?
L’elenco è assai lungo e muta negli anni, a seconda della legislazione. Si va dalle isole caraibiche come è appunto Antigua, a Paesi più vicini a noi come Lussemburgo, Monaco di Montecarlo, alcuni cantoni svizzeri e il Liechtenstein. Vengono considerati paradisi fiscali paesi come Andorra, Cipro, la Nuova Zelanda, Singapore e il Montenegro. Altri stati noti anche in questa veste sono le isole Cayman, le Isole Vergini britanniche, il Belize, le Bermuda e la Repubblica Dominicana.

Cosa comporta il proliferare di società off shore?
Gli effetti sono soprattutto due. Da un lato queste portano a fenomeni di elusione e di evasione fiscale per i paesi in cui svolgono effettivamente la loro attività. In questi Stati ci sono segretarie che rispondono al telefono di decine di società che esistono solo sulla carta, ma che svolgono le loro attività altrove. L’altro effetto è quello di rendere più opache numerose operazioni finanziarie, rendendone sconosciute le parti (chi invia e chi riceve i flussi di denaro) e la provenienza reale dei capitali.
la stampa 18 ottobre 2010

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