MARRAZZO E IL RICATTO DELLE CLINICHE

da Il Manifesto

IL RICATTO DELLE CLINICHE – di Sara Menafra

L’ex governatore del Lazio aveva deciso di tagliare tutti i finanziamenti alla principale clinica dell’imprenditore, la San Raffaele di Velletri.

Nell’ultima settimana, lo strano cambiamento. Prima le telefonate di Berlusconi che gli annunciavano il video coi trans. Poi il passo indietro: «Sulla sanità decide Silvio»

Oltre ai ricattatori, i carabinieri, le trans tutt’altro che affettuose, Piero Marrazzo ha da tempo un nemico: Giampaolo Angelucci, proprietario dei quotidiani Libero e Il Riformista, ma pure titolare di alcune importanti cliniche nel Lazio.

Un nemico che non aveva affatto gradito le scelte del governatore della regione Lazio in fatto di Sanità. E che adesso può stappare una bottiglia di champagne. Perché dieci giorni fa, Piero Marrazzo aveva annunciato che avrebbe tagliato del tutto i finanziamenti alla principale delle sue cliniche. La San Raffaele, di Velletri, che rischiava di dover chiudere in tronco. Ma adesso che Marrazzo non c’è più, e con lui è saltato il piano sanitario del Lazio, ha buone possibilità di salvare i soldi destinati alle sue aziende.

Vale la pena di mettere insieme tre questioni per poi tirare le conclusioni. La prima. Il quotidiano di Angelucci è fin dall’inizio tra i più informati sul video che ritrae l’ex governatore laziale in compagnia di una trans e di un certo quantitativo di cocaina. Ne parla con certezza fin dal primo giorno, quando esplode l’inchiesta. I cronisti di Libero due giorni fa hanno anche raccontato di aver visto il filmato già a metà estate. Per poi scegliere di non acquistarlo perché le immagini del governatore «non erano chiare».

La seconda, si collega strettamente alle telefonate che Silvio Berlusconi fa a Piero Marrazzo tra il 19 e il 23 ottobre. Cioè tra quando gli dice che il video gira e quando l’inchiesta esplode sui giornali. In quegli stessi giorni, Marrazzo e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, stanno litigando sul piano sanitario che il governatore dovrebbe presentare in quanto commissario alla salute del Lazio. Fino a quel momento, Marrazzo si è mostrato tutto sommato docile. Ha accettato di mettere mano alla forbice per tagliar via parecchie strutture ospedaliere pubbliche. E ha accettato che il governo gli mettesse alle calcagne, come vicecommissario, Mario Morlacco. Lo

stesso Morlacco indagato in Puglia per il giro di tangenti tra il ministro ed ex governatore regionale Raffaele Fitto e (guarda un po’, le coincidenze) Giampaolo Angelucci che è re delle cliniche private anche nel tavoliere, oltre che nel Lazio.

Da qualche settimana – per tornare a noi – Marrazzo aveva deciso di alzare la testa. Annunciando che nel piano della rete ospedaliera avrebbe cercato di tenere aperte più strutture pubbliche di quelle che avrebbe voluto tagliare Sacconi. E che, piuttosto, avrebbe ridotto i finanziamenti ai privati accreditati, specie a quelli «laici». Aveva fissato una regola che chiudeva i rubinetti alla maggior parte delle cliniche e residenze sanitarie della galassia San Raffaele: tagliare tutti i finanziamenti alle cliniche con meno di 90 posti.

La struttura di Velletri di posti ne ha di più. Ma a gennaio la procura locale l’ha messa sotto inchiesta per le tariffe e i bilanci gonfiati.

Giampaolo Angelucci, sempre lui, è accusato di associazione a delinquere e truffa ai danni del sistema sanitario nazionale, per una cifra che sfiora i 170 milioni di euro. Subito dopo l’inchiesta, Marrazzo aveva inviato i propri ispettori nel nosocomio e in questi giorni si era detto deciso a tagliare definitivamente il finanziamento. Il «controllore» Morlacco gli aveva proposto di salvare il San Raffaele e cancellare due strutturine pubbliche, a Subiaco ed Amatrice. Niente da fare, aveva risposto il governatore.

Di aziende targate Angelucci, del resto, ne ha fatte chiudere già altre:venti giorni fa, il 6 ottobre, la regione ha revocato l’autorizzazione

all’esercizio per la San Raffaele di Montecompatri. Facendo infuriare tanto il sindaco di centrodestra quanto l’imprenditore ed editore ben collegato col centrodestra.

Che c’entra la telefonata di Berlusconi? Repubblica ha raccontato due giorni fa che il 21 ottobre il presidente del consiglio avrebbe richiamato Piero Marrazzo. Per dirgli che i giornali del gruppo Mondadori non potevano più fermare la diffusione del video che aveva ritratto il governatore con una trans (il 19 gli aveva assicurato che il video non sarebbe stato diffuso).

In quelle stesse ore, il governatore della regione Lazio si scontra pesantissimamente con Sacconi, proprio sul piano sanitario. E – il manifesto l’ha già fatto notare – il 22 ottobre, improvvisamente, cambia idea. Firma una dichiarazione in cui si dice pronto a dimettersi da commissario alla sanità: «Mi riservo nei prossimi giorni di tracciare il bilancio, – dice -di rispondere direttamente al presidente Berlusconi. Sono pronto a fare un passo indietro».

La terza questione ci riporta ad Angelucci. Che, un anno e mezzo fa, è riuscito a far dimettere il poco compiacente assessore alla Sanità Augusto Battaglia. La campagna mediatica di Libero e le proteste dei lavoratori di Velletri sono tutte prove a carico dell’inchiesta che il procuratore Taglialatela ha fatto sulla clinica. Ed è il pm a pensare che quella campagna – compreso il titolo «Battaglia è solo abbandonato da tutti» del novembre 2007 – sia stata organizzata per togliere di mezzo un avversario scomodo. Ovviamente, le dimissioni di Marrazzo di fatto azzerano il piano sanitario elaborato dalla ex giunta e dal consiglio regionale. E ieri Sacconi ha scelto il nuovo commissario, Elio Guzzanti.

La conclusione ve l’abbiamo detta all’inizio. L’altra notte, quando Marrazzo è arrivato in convento, Giampaolo Angelucci ha aperto la bottiglia buona.

il manifesto 30 ottobre 2009

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