LODO ALFANO, NAPOLITANO:SI PROFILANO CONFLITTI ISTITUZIONALI

I timori di Napolitano: “Ora si profilano conflitti istituzionali”

Gli scenari per gestire il dopo-sentenza

FEDERICO GEREMICCA

ROMA

E adesso? «E adesso, purtroppo, si profilano gravi conflitti politici. E – temiamo – anche istituzionali». Poche parole, scandite con lentezza. La fonte del Quirinale sintetizza così l’umore del Colle, chiarendo subito – a scanso di ulteriori equivoci – che quelle parole non rappresentano nè una minaccia nè un avvertimento: quanto – piuttosto – la preoccupatissima constatazione della via che rischia di imboccare il confronto politico-istituzionale, dopo il pesante attacco mosso dal presidente del Consiglio al presidente della Repubblica e alla Corte Costituzionale.

Onestà vuole che si dica che nessuno, al Quirinale, è rimasto sorpreso dalla violenta reazione del capo del governo e dagli argomenti utilizzati. Anzi. In fondo, l’accusa rivolta a Napolitano («Si sa da che parte sta…») è perfino meno greve di quella mossagli in altre occasioni: di essere, cioè, «un comunista». In ogni caso, la replica del presidente è stata secca e immediata: «Sto dalla parte della Costituzione».

Dicevamo nessuna sorpresa. Al Colle, infatti, temevano da tempo che in caso di accoglimento del ricorso contro il lodo Alfano, la reazione sarebbe stata durissima e incurante delle regole che hanno sempre caratterizzato i rapporti tra le alte cariche dello Stato. E lo temevano sulla base di molti e convergenti segnali. A cominciare da alcuni degli argomenti spesi di fronte alla Corte in difesa del lodo. «Si è sostenuto, per esempio – spiega la fonte – che in Italia è in atto una rivoluzione nella Costituzione materiale del Paese, e che questa rivoluzione sarebbe stata determinata dalla nuova legge elettorale.

Un argomento non solo incondivisibile sul piano politico ma anche irricevibile su quello costituzionale, visto che la carta – finchè non la si cambia: e non è cambiata – detta precise regole per una democrazia parlamentare, quale l’Italia ancora è». Nessuna sopresa, ma forti timori che la situazione possa ulteriormente degradare stringendo il sistema politico (e il Quirinale prima di tutto) nella micidiale tenaglia le cui leve sono azionate da una parte dal Pdl e dall’altra da Antonio Di Pietro, che anche dopo il pronunciamento dell’Alta Corte è tornato ad attaccare pesantemente il capo dello Stato («Spero che il presidente della Repubblica, d’ora in poi, non sia così frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali»).

Si teme l’uso della piazza contro organi dello Stato (Cicchitto: «In questa vicenda dovrà far sentire la sua voce quella che sappiamo essere la maggioranza del popolo italiano»), la delegittimazione di tutti gli istituti di garanzia (Gasparri: «La Corte non è più un organo di garanzia… assistiamo al tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica»), perfino il venire meno di quel minimo di rispetto che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra le alte cariche dello Stato (Berlusconi: «Non mi interessa quello che dice il capo dello Stato»).

Al Quirinale qualcuno non esclude – per quel che vale – che la durissima reazione del capo del governo sia in parte dovuta alla posizione definita da Bossi e Fini nel loro pranzo di ieri: infatti, al di là della ovvia solidarietà al premier, sia il leader leghista che il presidente della Camera hanno nettamente escluso il ricorso alle urne, che pure è stata la prima ritorsione ventilata da Berlusconi in caso di pronunciamento a lui sfavorevole. «Niente elezioni – ha detto Bossi -. Io e Fini siamo d’accordo: bisogna fare le riforme, altrimenti che andiamo a dire poi alla gente?»

I due leader avevano già fatto giungere nei giorni scorsi al capo del governo la loro contrarietà rispetto all’ipotesi di elezioni anticipate. Ieri, a scanso di equivoci, l’hanno pubblicamente ribadita. Di qui il “cambio di passo” impresso nelle ultime ore da Berlusconi alla propria linea: «Andremo avanti per cinque anni». Che questo accada, naturalmente, è del tutto probabile. Ma dire in che modo e tra quali tensioni, a questo punto è diventato assolutamente impossibile…

la stampa 8 settembre 2009

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