“In Campania si è coperto il vero disastro”. Viaggio con Nunzia Lombardi nel mondo delle ecomafie campane


Quello dei rifiuti non è un problema da poco. Si calcola che in media ogni abitante consumi circa 500/600 kg di rifiuti netti all’anno. Ciò è l’altra faccia del voler tutto e subito: per ogni cosa che si ottiene subito c’è il contraltare dell’immondizia. Si butta via il vecchio per il nuovo che diventa subito vecchio e va buttato. Questo alimenta un circolo vizioso che difficilmente riesce ad essere smaltito completamente. A questo si aggiunge anche la questione dei grossi quantitativi dei rifiuti industriali: liquami e altri veleni altamente tossici, pezzi di macchinari putrefatti ormai cadaveri dopo aver compiuto il loro scopo della vita. Sottovalutare questo problema sarebbe da pazzi. In qualche luogo devono finire, e pochi si domandano quale è la loro destinazione finale. Di certo, di questo gruppo non fanno parte le holding criminali. Sfruttando un business redditizio, dagli anni 70 circa i cartelli criminali hanno preso per il collo quello che era un problema altamente dispendioso per le aziende e lo hanno trasformato in una delle attività più feconde. Secondo molti analisti, ancora più lucroso rispetto al mercato della droga.

Questo problema è senza dubbio mondiale. Il traffico illecito dei rifiuti è diventato infatti uno dei principali servizi offerti dalla criminalità organizzata. Grazie all’azione delle Triadi, la Cina, ad esempio, sta diventando la pattumiera mondiale per quanto riguarda i materiali elettrici e tecnologici. Lì finiscono la loro vita telefonini fuori moda, computer troppo lenti e altre apparecchiature di cui c’è subito una contropartita ancora più moderna ed aggiornata. Il tutto avviene ovviamente nell’ombra. Ciò favorisce un sottobosco illegale che fa del disastro ambientale il business per eccellenza.

In Italia Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, ha calcolato con i dati di Legambiente che il fatturato per questa attività sia di circa venti miliardi di euro, circa un quinto degli affari delle mafie nostrane. Il giro criminale non conosce confini in questo caso. Infatti, la mappa dei rifiuti permette di scoprire un percorso che dal Nord Italia arriva fino alle campagne del Sud, da dove vengono poi estratti alimenti che possono poi ritornare a Nord.

Ovviamente, le conseguenze ambientali sono poi di facile immaginazione. Inquinamento ed emissione di gas velenosi; animali delle campagne morenti; persone ammalate di patologie tumorali grazie a quantitativi ingenti di diossina; infiltrazione nelle falde acquifere di percolato (sostanza liquida proveniente dalla fermentazione dei rifiuti organici). Non è necessario descrivere quali possono essere le conseguenze a medio e lungo termine: per questo molti preferiscono chiudere semplicemente gli occhi. Continuando a buttare via tutto.

Al contrario, Nunzia Lombardi si è opposta e continua a manifestare contro lo scempio che si sta attuando attorno alla sua zona, a Marigliano, in Campania. Ormai sono passati molti mesi da che ci si ricordava dell’emergenza rifiuti a Napoli. Poi, come per magia, ci si è ritrovati ad inseguire i sogni proibiti di Berlusconi, facendo del nulla attorno a tutto quello che accade in Italia. Nunzia ha 30 anni ed è Presidente del Comitato per la tutela del diritto alla salute, movimento cittadino nato con l’intento di informare e fermare il disastro ecologico che holding criminali, non solo camorristici, stanno perpetrando nella zona campana tra Acerra, Nola e Marigliano, denominato ormai “Triangolo della morte”. Infatti, questa zona presenta un altissimo tasso di patologie tumorali contratte dalla popolazione a seguito dello sversamento illegale di rifiuti tossici iniziato negli anni 70. Tuttavia, il pericolo per la salute e l’ambiente non si è arginato con la messa in piedi degli inceneritori e l’invio dei soldati. Anzi, il pericolo è ancora più grosso, perché è calato sulla vicenda il compagno più pericoloso delle attività criminali: il silenzio.

Lasciamo quindi la parola a Nunzia:

Ti andrebbe di parlare un po’ di te e del lavoro che svolgi in quanto rappresentante del tuo Comitato?

Noi abbiamo cominciato nel 2005, quando fu pubblicata una inchiesta su “The Lancet Oncology”. In questa ricerca vennero pubblicati dei dati dell’Asl che in qualche modo correlavano l’incidenza tumorale che c’è in questa zona, più alta rispetto a quella della media regionale, e la numerosità delle discariche legali ed illegali che vennero aperte. Probabilmente, si correlava il fatto che le discariche illegali erano la concausa di questo incremento delle malattie tumorali, le quali non avevano una spiegazione intrinseca. Dopo la pubblicazione abbiamo costituito questo comitato e abbiamo incominciato a lavorare. All’inizio abbiamo avuto parecchio riscontro da parte dei cittadini però, man mano che ci siamo trovati a lavorare contro gruppi di potere sempre più forti, il gruppo si è assottigliato fino ad arrivare ad una trentina di persone. Io sono stata il presidente di questo comitato, e lo sono ancora. Ero la più giovane e ciò è un dato abbastanza significativo anche dell’atteggiamento dei giovani da queste parti. Abbiamo cominciato a lavorare su diversi settori. Prima di tutto con l’andare un po’ alla scoperta e alla denuncia delle discariche o dei siti di stoccaggio abusivi dei rifiuti. Successivamente abbiamo incominciato a documentarci e a studiare. Come prima cosa, abbiamo cominciato a leggere i rapporti di Legambiente sulla questione Ecomafia e ad approfondire un po’ la questione in giro…

Continua…

Link al blog di Nunzia:
http://nunzia1978.splinder.com/

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