Europee, Gianni Vattimo candidato IDV:”Spero che Di Pietro diventi il nocciolo di un’opposizione credibile”

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(il filosofo Gianni vattimo candidato IDV )

Ma cosa rappresenta Di Pietro?

Vattimo: «Un partito non ideologicamente connotato e io mi presento come uno che ha riscoperto gli ideali del comunismo. Del resto quando Berlusconi dice che la Costituzione italiana l’hanno scritta i comunisti e i cattolici di sinistra ha ragione ed è proprio per questo che la Carta merita di essere difesa. Se Di Pietro tiene alla Costituzione e alla legalità, è un bel progetto di Repubblica socialista. Inoltre spero che dopo le elezioni Di Pietro diventi il nocciolo della ricostituzione di un’opposizione credibile».

In Europa per cambiare anche l’Italia

Il filosofo Gianni Vattimo, candidato con Di Pietro nel Nordovest: «In Europa per cambiare anche l’Italia»
L’Eco di Bergamo, 30 maggio 2009. Intervista di Mino Carrara

«Perché mi candido? Sostanzialmente per modificare sia la situazione italiana, visto che sono oppositore di Berlusconi, sia per far agire l’Europa in modo ancor più incisivo». Gianni Vattimo, intellettuale, filosofo e docente di Filosofia teoretica all’Università di Torino, già eurodeputato per i Ds dal 1999 al 2004, è in lista alle Europee con l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro nella Circoscrizione Nordovest.

Lei non è il solo intellettuale che si è schierato con l’ex pm, tra gli altri ci sono Nicola Tranfaglia, Pancho Pardi e Giorgio Pressburger.
«Non sono stato sollecitato ad aderire all’Italia dei Valori: anzi, avevo deciso di votare Di Pietro prima ancora di diventare candidato».

Ma come mai ha scelto Di Pietro visto che lei dopo l’uscita dai Ds ha avuto una svolta marxista?
«Non sapevo più dove sbattere la testa. Le opposizioni attuali, anche quelle di sinistra con cui ho delle affinità, sono o troppo deboli o troppo divise. Scegliendo Di Pietro, ho pensato alle persone come me che non si fidano del Pd, troppo composito, e delle sinistre estreme troppo settarie. Faccio questa scelta per quelli che altrimenti si asterrebbero».

Ma cosa rappresenta Di Pietro?
«Un partito non ideologicamente connotato e io mi presento come uno che ha riscoperto gli ideali del comunismo. Del resto quando Berlusconi dice che la Costituzione italiana l’hanno scritta i comunisti e i cattolici di sinistra ha ragione ed è proprio per questo che la Carta merita di essere difesa. Se Di Pietro tiene alla Costituzione e alla legalità, è un bel progetto di Repubblica socialista. Inoltre spero che dopo le elezioni Di Pietro diventi il nocciolo della ricostituzione di un’opposizione credibile».

Quanto ha pesato l’antiberlusconismo?
«Chi lo sa? Comunque molto».

Lei conta su Di Pietro come nocciolo dell’opposizione: campane a morto per il Pd? «Non credo che avverrà il tracollo ipotizzato. Il Pd rimane pur sempre il più grande partito di opposizione».

Stiamo per andare alle urne per le Europee, ma di Europa non si parla e non solo in Italia.
«È vero. Il popolo esercita il potere nelle elezioni nazionali, quindi immaginiamo quanto è difficile mandare la gente alle urne per le Europee. È un circolo vizioso che deve essere rotto con il varo di una Costituzione europea che va approvata dai singoli Stati, ma tutti sono un po’ gelosi».

Superare gelosie ed egoismi non è facile soprattutto tra nazioni che per secoli si sono combattute.
«Uno dei successi dell’Ue è avere dato il più lungo periodo di pace. Comunque teniamo presente che a uno Stato federale saremo costretti ad arrivarci soprattutto dal fatto che stanno nascendo altre superpotenze, dalla Cina all’india. I problemi ambientali, per esempio, possono essere regolati solo internazionalmente».

A quale Europa pensa: a quella dei popoli di cui parla la Lega o a quella di Zapatero?
«Avremmo bisogno di un’Europa federale il più possibile autorevole nei confronti degli Stati nazionali. Abbiamo un problema di politiche fiscali: ogni Paese vuole difendere i propri privilegi. Occorre una legislazione europea che garantisca quell’eguaglianza che possa giovare economicamente: se non ci saranno più i paradisi fiscali, ci sarà una competizione più autentica. La stessa lotta alla criminalità deve avere una dimensione europea. Come si fa a combattere la mafia che ha una dimensione sovranazionale, se noi abbiamo il problema della rogatoria?».

Il suo ultimo libro si intitola «Addio alla verità». Ma senza la verità cosa resta all’uomo?
«È un titolo un po’ provocatorio e parte dalla frase di Dostoevskij “se dovessi scegliere tra Gesù Cristo e la verità sceglierei Gesù Cristo”. Le verità assolute sono più un pericolo che un vantaggio. Kant diceva che bisogna difendersi dall’invadenza dei saperi positivi che rendono impossibile credere in Dio. Ecco perché voglio dare l’addio alla verità per non permettere alle verità positive dimostrabili e dimostrate di dominare e rendere impossibile la vita sociale. Se ciascun gruppo crede di avere la verità assoluta alla fine ci si scanna».

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