AEREO SPARITO: Fulmine, guasto, cedimento o bomba?

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1/6/2009 (22:12) – TRAGEDIA NEI CIELI

Tutte le ipotesi sull’aereo scomparso

Sulla zona dell’incidente c’erano perturbazioni molto forti. Aereo scomparso giorno di panico all’aeoroporto

il pilota di airbus: «Un problema al sistema elettrico non è sufficiente». L’aereo sparisce alle 3.30 di notte

PARIGI

Fulmine, guasto elettrico, cedimento strutturale o forse anche una bomba: sono queste le ipotesi finora avanzate sulla scomparsa dell’Airbus A330 sparito dal radar oggi, mentre era in volo sull’oceano Atlantico, a metà strada tra il Brasile e l’Africa. La prima ipotesi, quella del guasto elettrico, è corroborata dall’ultimo messaggio inviato dall’aereo prima di scomparire, un messaggio automatico, ’autogeneratò dal velivolo. «Ma un guasto al sistema elettrico non basta per far cadere un Airbus, che di sistemi elettrici ne ha tre», ha dichiarato in televisione un pilota di Airbus, in servizio sulla stessa rotta Rio de Janeiro-Parigi.

Da questo messaggio automatico che parte in caso di corto circuito o di malfunzionamento elettrico (compreso il black out), è partita l’ipotesi di Francois Brousse, direttore della comunicazione di Air France, di un fulmine. Secondo Brousse l’aereo, poco prima di sparire, «è entrato in una zona temporalesca con forti perturbazioni, che ha provocato dei malfunzionamenti».

«Sulla zona – ha detto da parte sua il ministro di Ecologia e Energia, Jean-Louis Borloo – c’erano perturbazioni tropicali molto forti. È un apparecchio in grado di affrontare queste situazioni, ma deveesserci stato un accumularsi di circostanze». In effetti, secondo gli esperti, anche l’ipotesi che l’Airbus 330 disperso sull’Atlantico sia stato colpito da un fulmine non è sufficiente, da sola, a spiegare l’incidente. Alla luce degli elementi finora disponibili, esperti di sicurezza del volo e incidenti aerei ritengono che l’incidente sia probabilmente dovuto ad «una situazione non gestita correttamente». In passato, per esempio, è accaduto che i piloti di un Airbus in Oriente fossero così concentrati nel gestire un problema al sistema elettrico che, cercando di risolverlo, hanno perso quota fino al punto in cui la situazione non è più stata recuperabile.

Difficile anche immaginare che l’aereo possa essersi ritrovato improvvisamente al centro di una tempesta tropicale. «Tempeste di questo tipo sono ben visibili anche a distanza, non ci si finisce dentro», osservano. Il radar è in grado di segnalarle con un anticipo che va da dieci e venti minuti, «ma in aereo anche due minuti sono un tempo sufficiente». Un’altra ipotesi è che la turbolenza possa essere stata causata da una tempesta perfetta, ossia una zona di turbolenza chiara e perciò non visibile a occhio nudo. Ma di per sè, dicono gli esperti, nemmeno questa situazione è sufficiente a far precipitare un aereo.

«L’ipotesi del fulmine è molto improbabile – dice Sandro Raccanelli, uno dei più esperti piloti dell’Alitalia sulle rotte sudamericane, ora in pensione -. Valgono di più le ipotesi di un cedimento strutturale o di una bomba». A cavallo dell’equatore ci possono essere turbolenze anche forti, «ma mi pare difficile che possano portare ad un cedimento strutturale improvviso. Mi sembra molto improbabile con un aereo collaudato come l’Airbus 330». Sulle cause del guasto, quindi, sono possibili per ora soltanto ipotesi, ma nessuna di esse effettivamente sembra poter spiegare da sola l’incidente.

la stampa 1 giugno 2009

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