Terremoto ‘Premier a reti unificate, monologhi dalle rovine”

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di Natalia Lombardo

Tempestivo, determinato a intraprendere in Abruzzo il «metodo Napoli», gestire in prima persona l’emergenza terremoto passo passo, vestire i panni del tecnico, Silvio Berlusconi nella settimana della tragedia si è rivolto solo alla gente attraverso la moltiplicazione mediatica. Dagli sfollati sopravvissuti ai telespettatori, arrivando così agli elettori. Per stracciare ogni filtro ha comunicato solo in tv, onnipresente e dilagante in ogni tg Rai e sulle sue reti Mediaset, fino alla celebrazione stucchevole che ne ha fatto Matrix, su Canale5, nel venerdì Santo del funerale.

Un’intervista telefonica del conduttore che ha sostituito Enrico Mentana, Alessio Vinci. Parole e racconti esaltati dalle immagini ripetute a loop, a rullo continuo: Silvio che prega, che abbraccia una signora che ha perso i suoi cari, che accarezza un ragazzo, che si mischia con i volontari della Protezione civile e che si tira fuori dalla fotografia immobile e granitica delle figure di Stato. Dalla (sua) tv ripete che offre tre delle sue case agli sfollati, per mettersi alla pari con gli italiani a cui ha chiesto un atto di generosità, nascondendo il metro di paragone fra appartamentini sulla costa e le sue Ville accomodate in luoghi ameni.

È l’esaltazione di un culto della personalità messa in atto sulle televisioni di sua proprietà. Qualcosa che, forse, tracima in modo sgradevole da quella che, tutto sommato, è apparsa una reale commozione del premier e una immedesimazione nel dolore collettivo.
Ma è stato proprio Berlusconi, a sorpresa, ad avere cancellato le mediazioni fin dalla prima sera. Quando, dopo il primo consiglio dei ministri lunedì 6, mentre i cronisti aspettavano a Palazzo Chigi l’annunciata conferenza stampa, il premier ha scelto il messaggio a reti unificate, di fatto, nella ormai sempre più consolidata Raiset, dove i confini proprietari fra tv pubblica e privata sono slabrati. Le doppie telefonate, a Matrix e a Porta a Porta, per comunicare agli italiani che Lui era sul campo, aveva rinunciato ad andare a Mosca per volare a L’Aquila.

Una costante, dal giorno dopo. Sottolineata dalle conferenze stampa quotidiane, oculatamente previste in orario per il Tg1 e gli altri, mostrandosi come «l’uomo del fare» in maglioncino, con mappe e carte e casco accanto al nuovo angelo custode Bertolaso; annunci e correzioni sulle New Town, spot utili a far pre-digerire il Piano casa. Di mattina parla ancora a Canale5 con Belpietro (in corsa per il Tg1) e, da Roma, si esalta sul (suo) sondaggio che vedrebbe schizzare la sua popolarità oltre il 70 per cento, nonostante le gaffes delle tendopoli, notate ormai solo dai giornali stranieri.

La prostrazione mediatica si ripete anche su Rai1: “La Vita in diretta” venerdì dispensa una lunga intervista con tono enfatico e compreso. E ancora ieri in tutti i tg l’immagine fissa di Silvio ha lanciato messaggi, nonostante sia entrata in vigore la par condicio. Ma l’uomo del «ghe pensi mi» è sfuggente quando deve associarsi a una denuncia del Capo dello Stato sulla responsabilità di costruttori. E oggi sarà di nuovo lì: dalle tendopoli alle tavole del pranzo di Pasqua degli italiani.

L’Unità 12 aprile 2009
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