Piano Casa, Berlusconi:”L’ho ridotto all’essenziale”. Solo le ville?

Piano casa, Berlusconi rivede il dl: «Ridotto all’essenziale»
Il piano casa del governo «lascia alle Regioni tutta la libertà di manovra che vogliono». Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi lasciando la Camera dove si è fermato al termine della votazione sul federalismo fiscale. Il premier ha anche sottolineato che la forma stessa che avrà il provvedimento è ancora da decidere: «Se decreto o Ddl lo vedremo domani. Abbiamo un appuntamento con le regioni», ha detto Berlusconi.

Il premier nel pomeriggio di oggi ha rivisto e corretto il decreto legge sul piano casa: «Ho fatto una sessione vedendo il testo del decreto – ha detto – l’ho amplissimamente corretto riducendolo all’essenziale e lo presenterò ridotto di molto all’attenzione delle Regioni» domani. «Sono aperto a sentire le loro ragioni e a decidere di conseguenza», ha continuato Berlusconi. Le Regioni, ha detto il premier, vogliono da parte del governo un invito per rimettere in moto l’economia – ha ribadito – ma non pensano che ci sia bisogno di un decreto legge.

L’INCONTRO CON LE REGIONI. Domani Berlusconi incontrerà il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che ha confermato che «un decreto non è la strada giusta per gestire una materia così delicata. Se non si fa un decreto e ci mettiamo a discutere, nel rispetto delle competenze, siamo pronti al dialogo». Anche il leader della Lega, Umberto Bossi, è d’accordo sul confronto con le Regioni: «Bisogna trattare per evitare scontri. Molte hanno già un piano casa».

UNA LETTERA DI NAPOLITANO A BERLUSCONI? In serata si apre un “giallo” su una presunta lettera che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, avrebbe inviato al presidente del Consiglio: nella lettera Napolitano farebbe tra l’altro riferimento alla necessità di tener conto del parere delle Regioni sul piano casa. Al Quirinale, però, non risulta alcuna lettera ufficiale: «Se una lettera esiste – spiegano al Colle – può essere soltanto di natura riservata e personale». E anche Berlusconi smentisce: «Non ne so nulla».

IL DIBATTITO CON L’OPPOSIZIONE. In giornata, sul piano casa c’è stato un botta e risposta fra il premier e il leader del Pd Dario Franceschini.Dopo che Franceschini aveva tacciato di incostituzionalità il decreto legge del governo, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,aveva risposto che «il disegno circolato non è quello a cui io avevo già lavorato», anticipando la sessione pomeridiana di oggi con la quale ha rivisto il testo del dl.
Berlusconi ha voluto precisare di aver «sentito cose che non erano nelle idee iniziali e che non saranno nel testo». Si tratta, ha aggiunto, di quella norma «che riguarda gli immobili urbani: il decreto o disegno di legge che sia – ha concluso – si fermerà alle case mono o bifamiliari e alle costruzioni da rifare». Le frasi del premier lascerebbero intendere un’esclusione dal provvedimento per le unità plurifamiliari, ovvero i condomini. Lo stesso potrebbe valere per le case mono e bifamiliari nei centri cittadini.

FRANCESCHINI: «SE IL DL NON CAMBIA, FAREMO MURO». Ma Franceschini, in una conferenza stampa successiva, aveva ribattuto che il piano casa era esattamente quello che era stato anticipato da Silvio Berlusconi, distribuendo ai giornalisti la bozza del decreto inviata a Comuni, Province e Regioni e avvertendo che Berlusconi non può «continuamente cambiare le carte in tavola». E aveva aggiunto che se il provvedimento forsse rimasto invariato i democratici avrebbero fatto «muro».
Insieme a Pierluigi Bersani, Ermete Realacci, Giovanna Melandri e Andrea Martella, Franceschini ha detto che «fin dall’inizio abbiamo detto che siamo disponibili a discutere, ma abbiamo visto la bozza del decreto, ed è esattamente in linea con quello che Berlusconi aveva annunciato». Inutile che il premier dica che il testo che circola non è quello vero, ha aggiunto Franceschini: «Il testo vero è questo. Questo non è un piano casa, si chiama decreto cementificazione. Se verrà approvato rovinerà le nostre città, le nostre coste, i nostri paesaggi». Insomma, conclude Franceschini, «se faranno marcia indietro, saremo pronti a discutere in Parlamento; se andranno avanti troveranno un muro».
24 marzo 2009

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