Un giorno di Ordinaria follia:Berlusconi chiude la campagna in Abruzzo

silvio-berlusconi

di Wildgreta

Siccome la cronaca della giornata di Berlusconi che chiude la campagna elettorale di  Chiodi in Abruzzo, è un vero capolavoro, ve ne consiglio la lettura. Pensate, di solito questi articoli preferisco scriverli io, ma il giornalista de Il Centro è sicuramente impareggiabile, quindi, buon divertimento (se riuscite ancora a divertirvi con Berlusconi)…

Berlusconi e Toto tirano la volata a Chiodi
Chieti, il premier ringrazia il patron di Air One: decisivo nel salvataggio Alitalia
di Enrico Nardecchia
CHIETI. Il «do di petto» del tenore Piero Mazzocchetti e l’applauso di Carlo Toto, patron di Air One, che riceve un saluto speciale e un grazie dal premier «per Alitalia». A spingere Chiodi, nelle ultime ore di campagna elettorale, due big della musica e dell’imprenditoria targata Abruzzo. E quando, al grido di «Sil-vio, Sil-vio, Sil-vio», gli spalti del Palatricalle ribollono, Berlusconi, per un attimo, fa il capo-tifoso e lancia lui il coro: «Gian-ni, Gian-ni, Gian-ni».

La lunga partita della caccia al voto sta per finire e il candidato presidente della Regione un po’ si emoziona, sì, nel vedere il capo del governo che gli batte le mani. E che, alla fine, gli alza il braccio come si fa col pugile che ha vinto. Ultimi fuochi di campagna elettorale. Berlusconi torna in Abruzzo via Bruxelles. Qui, nel laboratorio politico che il Pdl vuole esportare alle altre regioni, il premier è ormai di casa. «Non ne comprerò una qui, ma voglio trascorrere del tempo nel vostro parco nazionale», dice ai cronisti.

«Avete una regione straordinaria, dai monti al mare». Sei giorni dopo la passeggiata in centro a Pescara, eccolo tuffarsi con giovanile entusiasmo tra la folla del Palatricalle (sugli spalti parecchi seggiolini vuoti), saltando il riposino in albergo. I suoi gli avevano riservato una stanza in un hotel di Francavilla ma il premier, lì, non ci arriverà mai. Dall’aeroporto sbarca dritto dritto a Chieti dove trova ad attenderlo i ragazzi di Azione universitaria di Chieti.

Liliana Ruffini, Angelo Petrucci e Giuseppe Petagine reggono le bandiere e, con le loro mani infreddolite, stringono quella del presidente del Consiglio. L’anteprima è il «Nessun dorma» eseguito con trasporto da Piero Mazzocchetti «un omaggio doveroso a Gianni, di cui sono amico, e a Berlusconi: entrambi apprezzano la musica e l’arte». Dentro, tra i Salini e i Catone e sindaci ed ex come il francavillese Angelucci, c’è l’imprenditore Carlo Toto, in prima fila proprio nel giorno in cui Alitalia viene ceduta a Cai.
«Voglio salutare un importante imprenditore vostro concittadino, assai capace e dal valente spirito», dice Berlusconi. «È qui il signor Toto: lo ringrazio a nome mio e anche del governo per l’impegno profuso per il buon fine della trattativa su Alitalia». Qui Toto balza in piedi e, per un attimo, la star del Palatricalle è lui, che qui gioca in casa. Ma poi la scena torna tutta del premier, che spazia dall’immondizia tolta a Napoli («Ora chi sgarra viene punito severamente»), alla riforma della giustizia («I pm dovranno dare del lei ai giudici»), passando per l’appello al voto utile («Chi sceglie Destra e Udc butta il voto»), fino alla stilettata a Di Pietro: «Il voto a lui è un atto di abiezione morale».

Poco prima di lasciare Chieti, Berlusconi rivela: «Stanotte non ho dormito per fare la guerra vittoriosa a Bruxelles. Oggi sono qui per sostenere Gianni Chiodi. Domani (oggi per chi legge, ndr), come sapete, si sposa mia figlia Marina, una cerimonia a cui tengo molto a Milano: posso fare tutto perché sono giovane. Vi porto il saluto di Gianni Letta che è rimasto a Roma alla protezione civile per la piena del Tevere: abbiamo la speranza che si possa evitare. Certo, questa ce la potevamo anche risparmiare».

E alla fine, salutando un Chiodi sempre più emozionato da tanta attenzione, Berlusconi gli strappa una promessa. «Non torno il 15 sera. Ma ci vediamo alla cena coi fiocchi che dovrai offrirmi: aperitivo, champagne francese, anche se io preferisco gli spumanti italiani, dolce e confetti della signora Pelino da riportare ai miei nipotini. Ci conto». E gli alza il braccio come fa l’arbitro, prima di rituffarsi tra la folla che canta l’inno a squarciagola e va a prendersi spintoni e gomitate solo per dire: «Io l’ho visto, io l’ho toccato».
(Il Centro 13 dicembre 2008)

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Una Risposta to “Un giorno di Ordinaria follia:Berlusconi chiude la campagna in Abruzzo”

  1. nonallineato Says:

    si chiamava Ceausescu, vero?
    nonallineato


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