Il ministro Brunetta accusa:”I fannulloni sono di sinistra”. E i pirla?

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di Wildgreta

Brunetta ai Circoli del Buon Governo: “Una parte del paese è con me”

Mi dispiace per aver usato la parola “pirla”, ma ormai il livello delle dichiarazioni politiche è sceso talmente in basso, che mi sono dovuta adeguare. Dare una collocazione politica ai “fannulloni” da parte di Brunetta è davvero ridicolo. Affermare con sicurezza concetti come, “Una parte del paese è con me”, poi, lo è ancor di più. Qual’è la parte del “paese” di cui parla Brunetta? Lo conosce, ha il numero di telefono? Ha parlato con fonti attendibili? I sondaggi cambiano, e “il Paese” di cui parla Brunetta è volubile. Non mi stupirei se anche lui facesse un tonfo come la Gelmini, che ha perso 5 punti in un mese. Le ultime rivelazioni sulla storia del ministro da parte de l’Espresso, poi, non lo aiutano di certo. Un consiglio alla maggioranza: il “Paese” è in generale stanco ma, soprattutto, è stanco di farsi prendere in giro. Riguardo l’affermazione di Brunetta che si è dichiarato “di sinistra e socialista”, forse ho capito perchè una parte della sinistra si sia ridotta così male.

Il Paese è con me, ma un pezzo del Paese no e me ne sono fatto una ragione. E’ il Paese delle rendite, dei poteri forti e quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra”.

MONTECATINI TERME – “Il Paese è con me, ma un pezzo del Paese no e me ne sono fatto una ragione. E’ il Paese delle rendite, dei poteri forti e quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra”. Sono parole di Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, intervenuto all’assemblea dei Circoli del buongoverno. L’esponente del Governo si è detto dispiaciuto per questo: “Io sono di sinistra – ha detto – sono socialista”.

Immediata la replica di Guglielmo Epifani, leader della Cgil, ospite di “Mezz’ora” su RaiTre: “Ci dia la prova di quello che afferma, perché se non ha prove è un bugiardo. Questi toni non sono quelli necessari per un Paese che sta attraversando una crisi molto grave. Ci vorrebbe più serietà – ha aggiunto Epifani – e attenzione alle cose che si dicono. Soprattutto sarebbe utile misurarsi sulle proposte che sono in campo, cioè l’unica cosa di cui non si parla”.

Brunetta ha anche polemizzato con la Cgil, ricordando che si è opposta alle iniziative per la riforma e per il miglior funzionamento della pubblica amministrazione: “Quelli del sindacato – ha aggiunto – si sentono ‘fichi’.
Pensavano che tutto ruotasse intorno a loro. Non hanno firmato il contratto del pubblico impiego. E’ stato un errore, perchè dal 1° gennaio tutti i pubblici dipendenti avranno il contratto rinnovato”.

Il ministro ha anche sottolineato come solo il 7%-14% degli iscritti alla Cgil abbiano aderito allo sciopero per il contratto del pubblico impiego: “Sono ben lontani dal 51% e quindi io vado senz’altro avanti”. “E’ stato une errore per la Cgil tirarsi fuori. Dovrebbero avere – ha concluso – un atteggiamento più responsabile e costruttivo in un momento difficile di crisi”.

A proposito della rappresentatività della Cgil, Epifani ha spiegato che “nel settore pubblico si calcola ogni tre anni con il voto diretto dei lavoratori e con un rapporto del numero degli iscritti. Noi rappresentiamo circa un terzo dei lavoratori pubblici e della scuola. Non siamo la maggioranza assoluta, ma la parte più consistente e meritiamo rispetto”.

Dal canto, il ministro Brunetta ha anche parlato dei dipendenti pubblici che invece fannulloni non sono. “Naturalmente – ha detto – nella pubblica amministrazione c’è anche chi fa miracoli. Il problema è che nei servizi pubblici lo Stato è stato quasi sempre distratto, mentre i dirigenti guardavano dall’altra parte. E’ un miracolo che la maggior parte dei dipendenti abbia continuato a fare comunque il proprio mestiere. Se qualcosa ha funzionato in Italia è per merito dei dipendenti pubblici, che hanno fatto il loro lavoro”.

Nel suo intervento, il ministro ha infine replicato a Franco Bassanini il quale, in un’intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che Brunetta sta eccedendo con i tagli. Il titolare della Funzione Pubblica ha respinto dicendo che: “I pubblici dipendenti italiani sono circa tre milioni 650 mila. Costano molto, ma non in modo eccessivo. Hanno titoli mediamente superiori a quelli dei lavoratori omologhi nel settore privato. Costano circa 300 miliardi di euro l’anno e rappresentano un potenziale di qualità che va valorizzato”.

A margine del confronto a distanza fra Brunetta ed Epifani, c’è anche una presa di posizione di Linda Lanzillotta, ministro della Funzione Pubblica nel governo-ombra del Partito Democratico: “Attenzione ministro Brunetta, la lotta ai fannulloni può essere sostenuta, e noi lo abbiamo fatto l’altro giorno in commissione Affari Costituzionali al Senato, a condizione che non sia nè di destra nè di sinistra, ma nell’interesse dei cittadini per bene e per un paese migliore”.

“Se la lotta divenisse, invece, il pretesto per fare un brutale ‘spoils system’ o per emarginare nelle amministrazioni pubbliche chi ha idee diverse dal ministro, sappia che la nostra opposizione e la nostra azione di denuncia saranno durissime”.

La Repubblica 16 novembre 2008

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