Chiaiano: «L’amianto c’è davvero». La procura conferma, i cittadini avevano ragione

di Wildgreta

Dal momento che ho sempre creduto a quanto affermavano i comitati contro la discarica di Chiaiano, la notizia non mi stupisce. Attendo con impazienza le dichiarazioni di Bertolaso e del governo. “I pericolosi cittadini di Chiaiano contro i quali era stato inviato l’esercito, avevano ragione”. Lo ammetteranno mai? E cosa succederà, adesso?

La procura conferma quanto denunciato dal comitato locale. Smentite le dichiarazioni «tranquillizzanti» di Bertolaso
FRANCESCA PILLA
NAPOLI

Le quattro vasche scavate in fretta e furia esistono, ed è stato appurato anche che lì dentro sono sepolte almeno diecimila tonnellate di amianto. E’ un primo punto a favore del Comitato di Chiaiano che ieri mattina, con una delegazione, ha incontrato il procuratore generale di Napoli, Giandomenico Lepore, in un faccia a faccia durato oltre un’ora.
E’ tutto vero dunque, se mai qualcuno avesse avuto dei dubbi su una vicenda che ha dell’incredibile. Con video e foto, i cittadini hanno, infatti, denunciato che a fine ottobre gli operai di Bertolaso e i militari di La Russa si sono adoperati a movimentare tonnellate di eternit e amianto senza nessuna protezione, né per se stessi, né per la popolazione, liberando probabilmente nell’aria le fibre aghiformi che dopo decenni provocano, nella maggior parte di quelli che le hanno respirate l’asbestosi, il tumore. Così il 4 novembre la procura ha visionato la collinetta sbancata e le fosse create dai lavoratori, accertandone la presenza. Mentre sempre ieri gli abitanti del luogo hanno consegnato in procura nuovo materiale probatorio, alquanto allibiti dal silenzio delle istituzioni a seguito delle denunce e anche della prima pagina dedicata da questo giornale domenica scorsa.
Lepore ha ascoltato e parlato con i rappresentanti del comitato, ma ha mantenuto il totale riserbo visto che le indagini sono ancora in corso. Anzi ci ha tenuto ad abbassare i toni: «Quello che sappiamo al momento è che l’amianto è stato messo in sicurezza e che dovrà presto essere smaltito nelle cave speciali del Sud Italia» – ci ha detto al telefono. «E’ vero le indagini sono in corso, ma sono ordinarie perché fanno seguito a una denuncia. Mi pare, inoltre si tratti di eternit e pvc, quei materiali che fino a poco tempo fa costituivano i tubi dei nostri palazzi».
Il comitato però resta di tutt’altro avviso. «Se si stesse costruendo un campo di calcio – spiega Pietro Rinaldi, avvocato – non ci sarebbe bisogno di chiamare i Noe o l’Arpac, i lavori verrebbero interrotti. Il punto è che ormai quella discarica ha un valore simbolico, e se viene sequestrata è come se si smentisse il governo».
Ma sono diverse le questioni che restano da chiarire: chi e come ha portato quei rifiuti tossici nella cava della selva di Chiano, come sia sfuggito questo «piccolo particolare» a Bertolaso quando tre mesi fa ha dichiarato l’idoneità del sito, e infine perché il materiale è stato rimosso e sotterrato senza nessuna precauzione, con superficialità e in barba a qualsiasi norma sulla sicurezza di abitanti e lavoratori, secondo quanto denunciato dai cittadini. «Noi abbiamo chiesto che si proceda per disastro ambientale – spiega Antonio, del comitato – perché intervenire in questa maniera ha provocato l’avvelenamento dei terreni e dell’aria. Insomma si arresta chi butta un frigorifero e poi interrano l’amianto. E’ chiaro che pretendiamo l’immediata bonifica e la chiusura del sito».
Ma sulla vicenda continuano a pesare diverse incognite, una su tutte riguarda i motivi che hanno spinto il commissariato, o comunque i responsabili dei lavori a muoversi come se avessero fretta di nascondere l’amianto. Secondo la legge, infatti, per smaltire questi materiali bisogna seguire una procedura precisa e tecnicamente articolata: essi vanno inertizzati, imbustati e trasportati per pezzi con sacche impermeabili in tute integrali. Inoltre proprio per la complessità delle operazioni si richiede in genere l’intervento di ditte specializzate. «Non può certo essere movimentato con camion e pale meccaniche, con i sacchi celesti di cui parla il generale Giannini, tra l’altro visibilmente stracciati da questa operazione», spiegano da Chiaiano. «Noi sappiamo solo – continua Antonio – che quelle vasche non erano pregresse, e come prova abbiamo consegnato diverso materiale inconfutabile. Nel video si vede come la ‘fossa’ fosse in un primo tempo vuota e poi riempita dagli operai».
Sul modo di procedere per mettere in sicurezza l’amianto è stata anche presentata un’interrogazione alla commissione e al Consiglio d’Europa da parte della parlamentare verde Monica Frassoni. L’Ue ha già chiesto delucidazioni al governo che ha l’obbligo di rispondere entro 6 settimane. E oggi Berlusconi sarà a Napoli per fare il punto sul piano di smaltimento dei rifiuti in regione, nonché per firmare l’affidamento di gestione del termovalorizzatore di Acerra alla società lombarda A2A.

Il Manifesto 16 novembre 2008

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