No Gelmini: Sit in davanti al Senato. In aula manca il numero legale, sospensione fino alle 17,30

 

SCUOLA: SENATO, MANCA NUMERO LEGALE, AULA SOSPESA FINO ALLE 17,30

SCUOLA: UNIVERSITARI RAGGIUNGONO SIT-IN AL SENATO

(ASCA) – Roma, 28 ott – Seduta d’Aula avviata e subito sospesa al Senato per mancanza di numero legale. L’atmosfera tra i senatori, riuniti in assemblea per riprendere l’esame del decreto Gelmini sulla scuola, si e’ rivelata subito molto elettrica. Brusii, irritazione per la lettura del verbale d’Aula, poi la richiesta di verifica del numero legale, avanzata dal senatore Pd Costantino Garraffa. Numero legale che manca, di conseguenza il presidente Renato Schifani ha sospeso l’Aula riconvocandola per le 17,30. A Palazzo Madama e’ giunta anche il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che non ha pero’ rilasciato alcuna dichiarazione al suo arrivo.

SCUOLA: UNIVERSITARI RAGGIUNGONO SIT-IN AL SENATO
Stampa Invia questo articolo(AGI) – Roma, 28 ott. – Circa quattromila, secondo il colpo d’occhio di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, molti di piu’ secondo i giovani manifestanti. C’e’ chi dice che dalla Sapienza siano partiti in almeno cinquemila. Eccoli, sono i ragazzi universitari che da Roma 3 e dalla Sapienza hanno deciso di venire a protestare, davanti al Senato, dove sta iniziando l’esame finale del decreto Gelmini.
“L’universita’ e’ a terra. Assaltiamo il cielo”: e’ questo lo striscione rosso a scritte argentate dietro il quale gli studenti stanno ora sfilando, sotto una pioggia battente, in Corso Vittorio Emanuele, a due passi da Palazzo Madama.
“Unita’, universita’”, e’ uno degli slogan che si sentono insieme a “La crisi non la paghiamo noi”.
Il ministro Gelmini, sottolinea Stefano mentre sfila con i compagni, “un merito l’ha avuto: quello di unire il movimento studentesco dalle elementari alle universita’”. E ancora: “Penso che voteranno la riforma, ma la protesta non si fermera’”, fa notare e sottolinea che le manifestazioni di disagio delle universita’ continuano nonostante la legge 133, con le sue previsioni di tagli, sia gia’ stata approvata.
Ad aspettare i giovani universitari, al termine del percorso della manifestazione, a piazza Navona, ci sono i ragazzi dei licei che da stamani fanno sentire la loro voce.
“No alla distruzione della scuola”, si legge sullo striscione che campeggia sotto le finestre del Senato insieme a: “Decreto Gelmini, cervelli in fuga”.

 

 

28/10/2008 (10:13) – LA GIORNATA DI PROTESTA
Braccio di ferro sulla riforma Gelmini
Scontri a Palazzo Madama, un fermo tensione fra gli studenti e la polizia

ROMA
Gli studenti delle scuole medie superiori assediano il Senato dove nel pomeriggio si voterà il Dl Gelmini. Circa 10.000 giovani, è la stima dell’Unione degli studenti, dopo aver dato vita a diversi cortei nel centro di Roma, si sono diretti a Palazzo madama. In mattinata si sono registrati anche momenti di tensione e uno studente è stato prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine. «Nonostante alcuni atti intimidatori – hanno denunciato gli studenti dell’Uds – ad opera di alcuni estremisti di destra, che hanno cercato di imporsi per prendere la parola dal camion dell’Unione degli studenti, la manifestazione prosegue in modo festoso e pacifico».

Nel frattempo stanno arrivando davanti a Palazzo Madama anche gli studenti universitari degli atenei di Roma e gli studenti delle scuole che sono in occupazione e autogestione. Nel pomeriggio, durante la votazione del decreto Gelmini i manifestanti terranno un sit-in proprio sotto Palazzo madama.

In mattinata, intanto, due studenti e un genitore, vestiti da Re Magi, si sono recati al ministero dell’Istruzione per consegnare («Maria Stella cometa Gelmini non c’era», dicono i promotori) le 15mila lettere di protesta, raccolte a Roma, contro la riforma della scuola voluta dal governo Berlusconi. Gli organizzatori, cioè il coordinamento di base insegnanti-genitori, avrebbero voluto che i tre Re Magi arrivassero al ministero a dorso di cammello ma – fanno sapere – mancava il permesso per il trasporto degli animali.
La Stampa 28 ottobre 2008

 

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