Italiani, un popolo di imbecilli: non capisce il Decreto Gelmini e fraintende il Premier

Di Wildgreta

Rassegnamoci: siamo degli imbecilli e anche ignoranti. Ma come? Non abbiamo sentito cosa ha detto il premier? “Ha detto che avrebbe usato la polizia per impedire le occupazioni delle università”. Allora non avete capito niente. Ha usato quelle parole per dire tutt’altro. “Se voi della sinistra (ma esiste?) siete così faziosi da pensare sempre al peggio, non volete bene all’Italia! Qui ci sono delle persone che la stanno amministrando facendo i conti come il buon padre di famiglia” (posso andare via di casa?), “E voi fate di tutto per metterli in cattiva luce”. E il ministro Gelmini? “E’ stata convocata all’Accademia della Crusca perchè ha modificato un accento ostico e coniato due termini nuovi di cui sono entusiasti”. Ah, sì? E quali sarebbero? “Ma come, piùsoldismo e benaltrismo”, “Non so cosa vogliano dire, ma gli studiosi li hanno trovati splendidi.

L’egìda Gelmini e la polizia

di Flavia Amabile

Ci aveva provato Berlusconi a fare la voce grossa. Agli italiani piace avere un presidente che comandi, si faccia obbedire, come appare dai sondaggi in cirolazione in questi giorni. E se l’era fatta venire la voce grossa minacciando di inondare di poliziotti le università occupate. E però qualcosa è andato storto se ieri pomeriggio dalla riunione del Viminale che doveva eseguire le istruzioni del premier su come fermare le proteste, è venuto fuori un comunicato di tono del tutto diverso con il ministero che si augura una “chiarezza di posizioni” da parte di presidi e rettori per tutto ciò che “ricade all’interno delle scuole e degli atenei”, sottolineando che ciò permetterà la “continuità didattica e per rafforzare la prevenzione di possibili atti violenti”. Il ministero dell’Interno, inoltre, spera che “la disponibilità oggi manifestata dal ministro Gelmini ad aprire uno spazio di confronto fondato sulla realtà dei fatti, trovi corrispondenza in chi ha animato la protesta”. “E contribuisca a rendere il confronto medesimo più sereno”.

Ad ascoltare le parole di due giorni fa (le trovate nel video all’inizio del post e ovunque in rete) si tratta di una doppio salto all’indietro con acrobazia finale nello spiegare i motivi. Nulla di nuovo, il premier ama spesso tornare sulle proprie parole sostenendo di essere stato frainteso: è così usuale questo suo smarcarsi da sé che se si trattasse di una commedia da avanspettacolo, sarebbe una delle tante sue gag.

E quindi la parola d’ordine all’interno della maggioranza ieri era smorzare. Intorno alle quattro del pomeriggio per An parlava il ministro della Difesa Ignazio La Russa: “Io non penso che ci sarà mai un seguito a queste parole, ci starei male se ci fosse. Io ho inteso le parole di Berlusconi come una condanna della violenza”.

Qualche ora dopo, per Forza Italia si assumeva il compito Fabrizio Cicchitto di spiegare: “Il presidente Berlusconi ha voluto richiamare, ieri ed oggi, l’attenzione sulla necessità di assicurare il rispetto della legalità. Oggi ha nuovamente sottolineato che con questo governo lo stato non sarà latitante e garantirà sia il diritto di chi vuole legittimamente manifestare sia il diritto di tutti coloro che intendono frequentare l’università e le scuole per studiare. Quindi la sinistra farebbe bene ad evitare polemiche pretestuose e strumentali e, abbandonando un atteggiamento demagogico, confrontarsi con il centrodestra sul merito della riforma della scuola e della riforma dell’Università proposte dal Ministro Gelmini”.

Confrontarsi sul merito? Al Pd rispondono di averlo fatto e anche in modo dettagliato con un dossier dell’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. La maggioranza, invece, ha affidato al suo ministro l’esposizione delle riforme nel merito. Lascio che sia un’agenzia Ansa a raccontare come è andata.

Sono passate da poco le 12:30 quando il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini prende la parola. E si capisce subito che non sarà una passeggiata. Per quello che Gelmini dice e lascia intendere che dirà. Per le reazioni che arrivano dai banchi di opposizione: sono subito interruzioni, non manca la senatrice che porta le mani sulla bocca per farne un megafono. La Gelmini non si scompone: nega la replica diretta a chi la contesta ma fissa lo sguardo in direzione delle contestazioni. Al suo fianco, sui banchi del governo, siedono i ministri Elio Vito e Sandro Bondi. La guardano un po’ sorpresi e un po’ divertiti. L’Aula di palazzo Madama per lunghi tratti è un’arena. Davanti al ministro, sulle poltrone a loro riservate, siedono quattro sottosegretari che vivono con malcelato disagio quelle contestazioni rumorose. I richiami del presidente Renato Schifani si fanno sempre più frequenti col passare dei minuti. Gelmini rivendica il merito di aver tolto i dati sulla condizione della scuola dalle medie statistiche per farli diventare patrimonio dell’opinione pubblica. “C’é un Libro bianco sulla riforma della scuola”, urla il senatore del Pd Paolo Giarretta. Arriva il richiamo di Schifani al contestatore. Gelmini tira dritto. “Ben più delle proteste – spiega Gelmini, con voce monocorde e senza increspature – mi preoccupano le falsificazioni che sono state messe alla base di queste proteste”. Viene giù metà Aula. “C’é un testo, quali falsificazioni!”, urla la senatrice del Pd Luciana Sbarbati. E il collega di partito rincara: “Abbia rispetto, ministro; abbia rispetto”. “Al Libro bianco sulla scuola, scritto sotto l’egida dei ministri Fioroni e Padoa-Schioppa…”. Non arriva in fondo alla frase il ministro Gelmini perché qualche urlo e un’onda di ilarità attraversa i banchi dell’opposizione per quell’accento traditore. Alla Gelmini scappa una “egìda” invece di “égida”. Ma neanche questo inciampo riesce a frenare l’esposizione di Gelmini. E’ un caterpillar, con i fogli del discorso che scorrono da una mano all’altra. Riprende a leggere e alza gli occhi soltanto per indirizzare lo sguardo sui banchi delle opposizioni. “E’ stato detto, e non è vero, che diminuiremo gli insegnanti di sostegno. E’ stato detto, e non è vero, che licenzieremo 87.000 insegnanti. E’ stato detto, e non è vero, che diminuiranno le classi a tempo pieno. Un’opportunità che invece, da ministro, intendo incentivare”. Dai banchi del Pd scatta una protesta corale. Troppe le accuse di falsità in appena cinque righe di discorso. Dal centrodestra partono applausi più sopra dei “vivissimi” come annotano secondo la tradizione gli stenografi del Senato. E riprende: “E’ stato detto, e non è vero, che chiuderemo le scuole delle piccole isole e quelle di montagna, atto che il ministro non potrebbe mai sognarsi di compiere”. Dai banchi dell’opposizione sale un’onda sonora, il brusio s’impenna e cede il passo alle urla. Scattano in piedi i senatori del centrodestra per applaudire. Schifani richiama un senatore Garraffa ormai scatenato. Ma è questione di pochi secondi. Sono quasi le 13. Gelmini riconosce che chi l’ha preceduta nel ruolo di ministro e ha cercato di cambiare la scuola “non ha avuto un percorso agevole, ma questa fatica merita di essere compiuta; la devo al Paese, ai ragazzi, alle famiglie, agli insegnanti, a coloro che si aspettano e meritano una scuola migliore, come recita la Costituzione, aperta a tutti, che distribuisca pari opportunità”. E’ finita. Dal centrodestra scatta un’ovazione lunga. Il centrosinistra stavolta sceglie di restare sui banchi, in silenzio.

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Una Risposta to “Italiani, un popolo di imbecilli: non capisce il Decreto Gelmini e fraintende il Premier”

  1. fb23 Says:

    Siamo imbecilli e soprattutto ignoranti, e loro godono.
    Loro ci vogliono sempre più ignoranti, addormentati. Menti spente.
    Che tristezza.. 😦
    Fabrì


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