Scuola, slogan:”Sorridi se ci riesci” e domani tutti a Piazza Esedra alle 10

Sciopero e manifestazione ore 10 piazza della Repubblica (Esedra)

di Wildgreta

Con questo slogan coniato dagli studenti universitari, continua il caldissimo autunno di proteste contro la Riforma Gelmini. Il ministro ha smesso di dire “la gente è con me”, perchè forse bisognerebbe capire di quale gente si tratti. Certamente non “la gente” che fa parte del mondo della scuola. In questa grande battaglia in difesa della Scuola Pubblica si vedranno schierati forse per la prima volta, studenti, professori, genitori, ricercatori e impiegati. Tutti contro questo disegno di legge senza pedagogia, indirizzo, coscienza. Si taglia con l’accetta la Scuola Pubblica, senza toccare quella privata, si demoliscono le elementari, la scuola materna, non si fa nulla per migliorare la scuola media inferiore (si faranno solo meno ore), nè il liceo (si boccerà per la condotta, e si faranno meno ore). Le università si dovrebbero trasformare in fondazioni aperte ai privati, i fondi dovrebbero essere tagliati progressivamente fino al 2013 così come le spese per il funzionamento (46% in meno). E le sedi scolastiche eliminate per decreto? Un numero impressionante, ma le regioni ricorreranno alla Corte  Costituzionale, perchè non si può decidere senza di loro. Il premier qualche tempo fa ha detto che in Italia ci vuole “il pugno di ferro” e che il suo governo era pronto ad usarlo, visto che i sondaggi sono sempre dalla sua parte. Bè, non credo che la democrazia si gestisca con i sondaggi. Se nel ventennio ne avessero fatto uno sulla fiducia nel duce, quale sarebbe stato il risultato?

Di seguito le date di tutte le manifestazioni e le rivendicazioni:

Il mese di fuoco per scuola, università e ricerca parte domani, venerdì 17. Tra scioperi, occupazioni e manifestazioni l’intero mondo della formazione e della ricerca scientifica verrà attraversato da un autentico terremoto che vuole lanciare un chiaro segnale al governo.

Le riforme messe in campo dall’esecutivo non piacciono a nessuno: genitori, alunni e prof.

Gli appuntamenti. Ogni giorno che passa l’elenco delle manifestazioni spontanee di insegnanti, alunni/studenti e genitori in varie città del paese si allunga. Il primo appuntamento ufficiale con lo sciopero è per domani (17 ottobre). I Cobas della scuola scendono in piazza ripromettendosi di fermare la didattica in tutta Italia. La manifestazione nazionale si svolgerà a Roma e partirà alle 10 da piazza della Repubblica.

 Anche gli studenti delle scuole superiori stanno affilando le armi: l’Unione degli studenti ha organizzato una tre giorni, dal 21 al 23 ottobre, di occupazioni e autogestioni degli istituti. In quei giorni il Senato dovrebbe approvare con il voto di fiducia il decreto-Gelmini. “Per questo abbiamo deciso di invitare le studentesse e gli studenti di tutta Italia a bloccare la didattica proprio in questi giorni, dimostrando ancora una volta tutta la nostra contrarietà a questo provvedimento”, spiega Valentina Giorda.

 Il clou della protesta del personale della scuola è previsto per fine mese: il 30 ottobre per gli aderenti alla Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti. Mentre il mondo universitario e della ricerca hanno già attivato le procedure per una giornata di sciopero che si svolgerà probabilmente il 14 novembre.

I motivi della protesta.

 Il mondo della scuola è in rivolta per la cura dimagrante imposta dalla Finanziaria che farà sparire 132 mila posti in tre anni. Operazione che avrà effetti disastrosi sui 270 mila precari nelle liste provinciali.

Dimensionamento della rete scolastica che dovrebbe cancellare dalla geografia scolastica italiana 2.600 istituzioni scolastiche e 4.200 plessi. Operazione che imposta alle Regioni, che ne hanno competenza, con un diktat poco gradito dai governatori che si rivolgeranno alla Corte costituzionale.

L’intera scuola elementare combatte la “restaurazione” del maestro unico che dovrebbe sostituire il team di tre insegnanti su due classi.

E il personale della scuola ricorda al governo di avere il contratto scaduto da 10 mesi. Poi le “classi differenziate” per gli alunni stranieri.

Università e mondo della Ricerca ritengono di essere affossati dai i provvedimenti “ammazza precari” e per i tagli alle università. Gli studenti dell’Unione degli universitari hanno coniato lo slogan “sorridi … se ci riesci”. Il decreto-legge prevede la riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46 per cento sulle spese di funzionamento. E ancora: una drastica riduzione del turn over al 20 per cento per l’università, la trasformazione degli atenei in fondazioni aperte ai privati. C’è poi la questione dei precari degli enti di ricerca che in base ad un disegno di legge del governo dovranno essere stabilizzati entro il 30 giugno 2009. Coloro che non avranno i requisiti o non troveranno posto saranno licenziati. Secondo la Cgil sono 60 mila i cervelli che fra pochi mesi dovranno trovarsi un altro lavoro o un altro paese che li ospiti.
Fonte La Repubblica (16 ottobre 2008)

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