Roma 11 ottobre: tutti i numeri delle piazze “inutili”

11/10/2008 (20:8) –

LA GIORNATA DELLA PROTESTA

Roma, due piazze contro Berlusconi

250.000 firme raccolte in tutta Italia, 300.000 al corteo della Sinsitra Radicale. Pienone a Piazza Navona e 30.000 firme raccolte

di Wildgreta

Piazza Navona era piena, una bellissima manifestazione di cui pubblicherò il video. 30.000 le firme raccolte solo a Roma. Bellissimo anche il corteo della sinistra rimasta fuori dal Parlamento, ma che si ripropone con forza nelle piazze. 300.000 le presenze per gli organizzatori, 200.000 per la questura, 20.000 per la Stampa. (forse è un”errore di stampa”) Molti gli elettori del PD e del PDL che hanno firmato per mil referendum. Mancava Veltroni ma, in compenso, ieri Pescara era tappezzata di manifesti che pubblicizzavano un convegno organizzato dal presidente del consiglio regionale e futuro candidato alle regionali del Partito Democratico Marino Roselli, nell’ambito del “premio Borsellino”.Il manifesto annunciava la presenza come ospite d’onore del ministro della giustizia Angelino Alfano, insieme al ministro ombra del PD Lanfranco Tenaglia. Dobbiamo pensarne qualcosa?

Ecco il finale di Di Pietro a Piazza Navona:

ROMA – È toccato ad Antonio Di Pietro chiudere la manifestazione di oggi a piazza Navona contro il lodo Alfano. “Nel ventennio è successo quello che è successo perché la democrazia non ha saputo reagire. Se al primo partigiano avessero detto ‘tanto non ce la faì non ci sarebbe stato nessun altro partigiano. Per questo io dico: ‘chi se ne frega di che partito sei, ma unisciti a noi e ferma la dittatura alle portè”. Queste le parole del leader dell’Italia dei Valori, dopo l’intervento del premio Nobel Dario Fo. (Agr)

Di Pietro attacca su legalità e giustizia Ferrero (Prc): «Oggi è la fine del ritiro»
ROMA
Antonio Di Pietro battezza piazza Navona come la «piazza della legalità e della democrazia» e sancisce così il suo ritorno alla battaglia «dura e pura» contro il governo della «dittatura dolce» ma il leader dell’Idv vuole evitare che diventi l’occasione per una nuova polemica con il Pd e perciò avverte: «Non c’è contrapposizione e l’anomalia non è tra due modi diversi di fare opposizione ma il modo poco democratico di stare al governo».

La raccolta firme
La `maratonà per la raccolta delle firme, iniziata questa mattina alla 10 nel cuore di Roma, ha prodotto i suoi risultati, il leader dell’Idv si dice sicuro che «tra oggi e domani raggiungeremo le 500mila firme» necessarie per chiedere il referendum abrogativo sul lodo Alfano. Ma il ritorno in piazza dell’ex pm serve soprattutto a lanciare una battaglia «a 360 gradi contro il governo» accusato di mettere in atto una «dittatura dolce» per le misure sulla giustizia ma anche per quelle economiche e per sollevare l’attenzione sui rischi per la libertà di informazione. Per il suo discorso di chiusura Di Pietro chiama sul palco Stefano Ferrante, membro del Cdr di La7 che parla dei 25 licenziamenti decisi dall’azienda. «C’è bisogno di un’informazione libera – dice il leader dell’Idv – perché se ci fosse stata non sarebbe stata spacciata come una riforma della scuola il taglio di 8 miliardi deciso dal governo». C’è soddisfazione per la partecipazione ottenuta, nonostante sia stata utilizzata solo metà della piazza, occupata in tutto il perimetro dai gazebo per la raccolta di firme, nel pomeriggio ci saranno state circa tremila persone: «Siamo più dell’altra volta, vuol dire che c’è un’Italia che non si arrende».

Spazio a piloti e ragazzi di Locri
Di Pietro ha evitato stavolta di ospitare personalità `scomodè come la Guzzanti o Travaglio perché, spiega dal palco, «poi certa informazione parla di quelle cose e non della battaglia che stiamo facendo», infatti anche per l’intervento `virtualè di Beppe Grillo è stato scelto un video di repertorio, spazio invece a tante cause di malcontento verso il governo: c’è il rappresentante dei piloti di Alitalia, Roberto Valenti, i lavoratori dell’ospedale San Giacomo che rischia la chiusura, i ragazzi di Locri.

Il lodo Alfano nel mirino
L’ex pm ha cercato poi di mantenere il contatto con il Pd dando la parola al costituzionalista Stefano Passigli, a Nicola Tranfaglia e infine, simbolicamente, ha firmato per il referendum insieme a Piergiorgio Gawronski, già candidato alle primarie del Pd. Nell’intervento finale perciò Di Pietro ha spaziato oltre la battaglia del lodo Alfano, attaccando il governo su tutti i fronti, dall’Alitalia, alla spazzatura di Napoli, al decreto per fronteggiare la crisi finanziaria: «Non c’è un soldo per i risparmiatori». E ha lanciato l’allarme sui rischi di riduzione della democrazia perché «in Parlamento non si ragiona si schiacciano solo bottoni, è un Parlamento di dipendenti che obbediscono perché altrimenti non verranno ricandidati, un Parlamento suddito: un’altra pietra tolta alla democrazia. L’altro pilastro minacciato dal governo è la giustizia: il premier dice che il Csm non gli piace e vuole dividerlo in due mettendo un pezzo sotto il controllo del ministero dell’Interno, parla del giudice della Corte costituzionale che vuole scegliere tra le fila del suo partito, è aberrante». La conclusione è che «Berlusconi sta alla democrazia come Fede all’informazione, fate voi la tara». «Il vero conflitto di interessi – attacca ancora Di Pietro – è dentro il Parlamento finchè ci sono persone che se non facessero i parlamentari sarebbero latitanti».

La sinistra dopo il ko
Per la sinistra radicale, che sfila da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, la manifestazione ha il valore della rinascita dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. «Oggi è la fine del ritiro», annuncia il segretario Prc Paolo Ferrero.

La sfida dei numeri
Per la Questura di Roma, i manifestanti (che pure hanno sfilato per oltre due ore) sarebbero stati solo ventimila. «Siamo trecentomila», hanno proclamato, eccedendo all’opposto in ottimismo, gli organizzatori dal palco di piazza della Bocca della Verità. «La manifestazione è importante – commenta più realisticamente Fausto Bertinotti, che pure ha dovuto subire personalmente qualche contestazione lungo il corteo, dopo le sue recenti dichiarazioni sul comunismo parola ‘indicibilè – perché si ridà voce alla sinistra, dimostra che ci sei in questo deserto dei tempi».

Berlusconi e Gelmini negli slogan
Qualche slogan contro Berlusconi, molti contro il ministro Gelmini (in piazza sfilano anche dei bambini), il corteo però vive soprattutto del fatto di esserci, e delle tante ‘Bella ciaò e ‘Bandiera rossà cantate a squarciagola. Ma se la manifestazione è riuscita a riunificare e rendere nuovamente visibile il ‘popolò della sinistra diventata suo malgrado extraparlamentare, la sua lettura politica non rimargina le divisioni che ci sono fra le forze politiche e all’interno delle stesse. Per Oliviero Diliberto «è il giorno dell’orgoglio comunista», e ciò che conta è vedere «le bandiere rosse tutte mischiate tra loro». Claudio Fava, coordinatore di Sd, invece, vede nascere «una nuova forza politica della sinistra, un nucleo per una nuova sinistra in Italia, democratica e di popolo». Sulla stessa linea l’ex segretario di Rifondazione Franco Giordano, oggi componente della minoranza interna guidata da Nichi Vendola, che invoca la ricostruzione, accanto al profilo dell’opposizione, «di una nuova soggettività politica unitaria».
La Stampa 2008

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