Torino: quarantamila in piazza contro la Gelmini. Ma lei dice “tiro dritto”

La manifestazione di ieri in Piazza Castello. Striscioni a difesa della scuola

di Wildgreta

La Gelmini “tira dritto”, incurante delle critiche, incurante di essere bollata come ignorante un po’ da tutti. Va avanti perchè è convinta di essere nel giusto. E chi gliela avrà mai data questa convinzione? Tutti hanno rilevato le sue bugie sull’interpretazione della riforma, ma lei si ostina a ripetere che il tempo pieno aumenterà, con meno ore, meno insegnanti e meno soldi. Come  fa? Lei non risponde, va avanti. In questa cieca ottusità è racchiuso il “segreto” del governo Berlusconi. Un segreto che, spero, alla fine sia chiaro a tutti. Oggi il ministro Gelmini sarà su Canale 5, dopo Bambola Ramona e la Gregoraci, intervistata da Paola Perego. Una trasmissione imperdibile, oserei dire.
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO
Una massa straordinaria di gente, un corteo che per una manciata di metri non è diventato un enorme girotondo: quando la testa era ai Giardini Reali, la coda del serpentone si muoveva appena da piazza Castello lungo via Po, piazza Vittorio, via Bava, corso San Maurizio. I diecimila previsti l’altroieri da Cgil, Cisl, Uil e Snals ieri, sono praticamente quadruplicati. L’informazione fatta dai sindacati, dai Coordinamenti Genitori, da associazioni di insegnanti come il Manifesto dei 500, così come da Cub, Cobas e Gilda, ha funzionato. Venticinque-trentamila secondo la questura, quarantamila la stima degli organizzatori.

Stima quanto mai verosimile anche perché tantissimi partecipanti alla manifestazione contro i provvedimenti dei ministri Tremonti & Gelmini di taglio alla scuola erano piccoli e difficilmente quantificabili: bambini portati in piazza da madri e padri preoccupati per la futura qualità e organizzazione dell’istruzione italiana. Ieri insomma, protagoniste sono state le famiglie, italiane e straniere, a braccetto con maestre e maestri, dirigenti scolastici, docenti di liceo, studenti dei collettivi «Assemblea studenti/studentesse No Gelmini». La protesta organizzata dai sindacati – presenti anche i partiti della sinistra, docenti e ricercatori universitari – si è immediatamente rivelata trasversale alle condizioni economiche, alle categorie professionali, alle scelte elettorali, alle scuole del centro, della periferia, della provincia.

E se praticamente tutte le scuole dell’obbligo torinesi hanno portato in piazza una folta rappresentanza, anche dalla provincia e addirittura dalla regione sono arrivati numerosissimi. I cartelloni e gli striscioni contro i tagli, il maestro unico, la politica arrogante, erano stati colorati a Ivrea, Vistrorio, Sciolze, Bruino, Chiaverano, Alessandria, Biella, Settimo, Nichelino (l’assessore all’Istruzione è sfilato con la fascia tricolore), Moncalieri, Bricherasio, Chieri e via elencando. «Matilde oggi fa tante cose, l’anno prossimo non farà più laboratori, gite. Niente», diceva Gianni Salza, insegnante e genitore dell’elementare Battisti di Pinerolo, accarezzando la figlia. «Con le classi di 30 e anche più bambini e il maestro unico saremo chiusi nelle scuole, un modo di insegnare che non ci appartiene più. Noi maestri saremo divisi in due categorie: tuttologi e tappabuchi per qualche ora».

Carla Varriale mamma dell’elementare Parri, 3 figli, è casalinga. «Questo governo vuole abbassare il livello culturale dei nostri figli, togliere lavoro agli insegnanti e creare difficoltà ai genitori. Io non ho problemi a tenermi a casa i bambini. Ma per fare cosa? I ragazzi devono imparare tante cose, fare attività diverse in un’orario ridotto all’osso non sarà possibile». Un pensiero simile a quello di Rosalia Vivacqua, mamma del 4° Circolo di Pinerolo: «Sono disoccupata, se mia figlia non avrà più il tempo pieno assicurato dallo stato, cosa faccio? Non sono d’accordo con una scuola dove i cittadini non sono uguali e dove la qualità è assicurata solo a chi può pagare». Dal palco, intanto, l’assessore regionale all’Istruzione Gianna Pentenero, rappresentando anche la presidente Marcedes Bresso, rassicurava genitori e insegnanti: «La Regione sarà al vostro fianco portando le vostre istanze nelle sedi istituzionali. In luglio il ministro Gelmini ci ha promesso incontri e consultazioni, in effetti non ne abbiamo più saputo nulla. Con i provvedimenti adottati distruggerà la scuola elementare e dell’infanzia».
La Stampa 5 ottobre 2008

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5 Risposte to “Torino: quarantamila in piazza contro la Gelmini. Ma lei dice “tiro dritto””

  1. reira23 Says:

    intervento grandioso! veramente.. fa piacere ogni tnt vedere che c’è ancora qualcuno sano nel nostro povero paese! grazie ancora!

  2. wildgreta Says:

    Grazie a te per avermi scritto. A volte ci si sente soli se nessuno ti scrive! A presto, tanto continuerò a scrivere della Gelmini e di tutto il resto…

  3. faraona Says:

    I media (ovviamente pilotatii) hanno fatto il possibile (soprattutto in questi ultimi due anni) per denigrare gli insegnanti e il loro lavoro. Uno degli obiettivi era sicuramente quello di allargare la spaccatura fra genitori e docenti, solo con la coesione fra queste due “categorie” si può sperare infatti di ottenere qualcosa.
    Ne ho parlato qui: http://faraona.wordpress.com/2008/09/10/facciamo-un-sessantotto/

  4. controreazioni Says:

    Speriamo tiri dritto contro un muro.
    Possiamo reagire solo con le manifestazioni?
    Io non credo, dobbiamo socializzare il sapere e combattere la privatizzazione del sapere pubblicizzandolo. E’ un mio sogno, quello di dare vita alle scuole popolari, libere dai diktat dei presidi e dalla vergogna clientelare che è diventata l’università italiana. Se esiste ancora una sinistra in Italia, oggi, deve partire proprio da qui. Dove loro vogliono lasciare il deserto, noi abbiamo il dovere, ed il piacere, di ricominciare a piantare mille fiori e mille altri ancora.


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