Scranni vuoti, pianisti, risse: ecco l’esercito degli assenteisti

ROMA – “Chiama i paracadutisti, che qua ce n’è bisogno”, scherza, ma neanche tanto, il presidente della Camera Fini con l’ex ufficiale dei parà e ora deputato Gianfranco Paglia. Pausa di riflessione in Transatlatico, dopo la mezza rissa andata in scena pochi minuti prima nell’aula di Montecitorio tra leghisti e dipietristi. Seduta già ad alta tensione, culminata col governo e la maggioranza battuti a sorpresa durante le votazioni sul ddl collegato alla manovra.
Troppi assenti, ancora una volta, scranni vuoti nell’emiciclo del Pdl e mani che prodigiosamente si allungano per trasformare le assenze dei colleghi in presenze. Pianisti all’opera, come sempre. Ma dai banchi dell’Italia dei valori protestano, il leghista Matteo Bragandì, già avvocato di Bossi, prova a giustificare la prassi: “Non accettiamo lezioni. Se i deputati della maggioranza votano per due possono farlo per ragioni politiche, quelli dell’opposizione lo fanno solo per intascare la diaria. E questo si chiama truffa”. Partono le urla. “Chi ha appena parlato ha passato qualche mese nelle patrie galere”, ricorda al microfono il dipietrista Antonio Borghesi. Brigandì, con tutta la sua stazza, gli si precipita contro, fermato dai colleghi a due metri. “Pezzo di m…, infame, fascista” insulta il leghista. A Fini non resta che sospendere la seduta: “Qui serve rispetto e decoro”. Con Di Pietro che a sorpresa chiede scusa e stringe la mano a Brigandì, “ci siamo sbagliati, nel processo è stato assolto”.
Poi, alla ripresa, altro colpo di scena. Come era già accaduto altre volte prima della pausa estiva, governo e maggioranza battute su un emendamento del Pd alla manovra sul processo civile, approvato con 239 voti contro 235. Determinanti le 90 assenze del gruppone Pdl. E dire che il capogruppo Fabbrizio Cicchitto, proprio nella riunione di martedì sera aveva strigliato la squadra dei berluscones (che da sola conta 272 deputati). “Troppe assenze croniche nelle ultime sedute. Non possiamo cullarci sugli allori – ha alzato perfino la voce – Per poco nei giorni scorsi non siamo andati sotto e sapete quanto il presidente non lo tolleri”. Neanche a dirlo, è capitato di nuovo poche ore dopo, ieri pomeriggio. E non è stato un caso. Perché a scorrere i tabulati delle presenze alla Camera relativi alle 103 votazioni tenute dalla ripresa del 16 settembre al 30, si scopre che a Montecitorio mancano sempre all’appello delle votazioni (solo in quell’occasione si possono rilevare le assenze) dai 120 ai 350 deputati. Qualche esempio? Nelle 26 votazioni della seduta del 24 settembre, erano presenti dai 448 ai 507 parlamentari e hanno votato dai 241 ai 503. Nel tour de force delle 77 votazioni sulla manovra di due giorni fa, 30 settembre, nell’emiciclo erano seduti tra i 244 e i 491 deputati. E hanno partecipato alle votazioni da un minimo di 241 a un massimo di 489. E i deputati, per chi non lo ricordasse, sono 630. E da un controllo a campione sui tre mesi precedenti risulta che l’andazzo è sempre quello. Tanto che anche ieri sera, raccontano, appena rientrato a Palazzo Chigi da Napoli, Berlusconi l’abbia presa malissimo.
In effetti, anche la classifica nominale dei più assenti alle 523 votazioni tenute dall’insediamento del 29 aprile al 30 settembre, assegna il primato a un paio di casacche Pdl. Non si può certo assegnare la maglia nera a Mirko Tremaglia, assente sì al 96,7% delle votazioni ma perché fuori gioco per problemi di salute. Ad ogni modo, in testa c’è l’imprenditore Antonio Angelucci, Pdl anche lui, presente solo a 58 delle 523 votazioni, con una percentuale di assenze dell’88,9. Fa poco testo anche Piero Fassino, che segue con l’88,3, ma per “adempiere al suo ruolo di inviato Ue in Birmania e di ministro ombra Pd degli Esteri”, fa notare il suo staff. Segue invece Mario Baccini ex Udc, assente nell’81 dei casi%, e la Pdl Maria Grazia Siliquini (78%). A parziale consolazione della maggioranza c’è la classifica dei più “virtuosi”, guidata nei primi cinque posti da pidiellini e leghisti. In testa, Gaetano Nastri, agente assicurativo piemontese, che non si è mai assentato dalle 523 votazioni: per lui un imbattibile 100% finora. Ministri e sottosegretari non fanno testo, il 90 per cento delle loro assenze è giustificato dalle missioni governative. Michela Vittoria Brambilla, per dire, ha partecipato solo a una votazione, Tremonti e Scajola a 6. Più o meno la stessa storia per i leader di partito. Una sola presenza su 523 per il premier Berlusconi, ma 505 sono missioni, 3 presenze per Bossi, con 475 missioni. Veltroni è risultato assente nel 72% delle occasioni e Di Pietro nell’82. Ma come per Casini (29,4% di assenze), gli impegni di partito in tutti questi casi hanno avuto la meglio su quelli d’aula.

lA rEPUBBLICA 02/10/2008 – 08:30

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2 Risposte to “Scranni vuoti, pianisti, risse: ecco l’esercito degli assenteisti”

  1. nonallineato Says:

    Chissà se nell’assenteismo dei PdL c’entra l’essere trattati come burattini autorizzati a dire solo sì ed a votare senza poter aprire bocca.
    luigi


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