TUTTI I “LODI” VENGONO AL PETTINE:IL PARERE DI UN COSTITUZIONALISTA

TUTTI I LODI VENGONO AL PETTINE: IL PARERE DI UN COSTITUZIONALISTA

di Wildgreta

Mentre Berlusconi e Alfano gridano allo scandalo per la richiesta del pm De Pasquale di chiedere parere alla Corte Costituzionale sulla legittimità del Lodo Alfano,  in questa intervista il costituzionalista prof. Gaetano Azzariti, ci spiega in che modo la Corte analizzerà il decreto e a quali conclusioni potrebbe arrivare. Tutte le ipotesi sono possibili, anche che il Lodo venga dichiarato legittimo. Le modifiche apportate al decreto dopo il precedente pronunciamento della Corte Costituzionale, non sembrano però aver risolto il palese conflitto con l’articolo 3 della Costituzione, laddove si dice”La legge è uguale per tutti”. Con il Lodo Alfano, si affermerebbe che il principio è valido per tutti, fuorchè per le cosiddette “prime 4 cariche dello stato”. Vi è poi qualcuno che solleva dubbi anche sulla definizione “prime 4 cariche dello stato”, in quanto i presidenti di Camera e Senato non sarebbero diversi dagli altri deputati e senatori, ma solo i presidenti di un’assemblea che li ha eletti. C’è poi la new entry del Lodo Consolo, di cui vedremo gli sviluppi. Berlusconi continua a parlare di complotti da parte di magistrati politicizzati, io credo, invece, che se è certo della regolarità del provvedimento, dovrebbe attendere con fiducia le decisioni della Corte. Tanto, prima o poi, TUTTI I LODI VENGONO AL PETTINE.

Lodo Alfano, lodo Consolo, immunità. Ne parliamo con il prof. Gaetano Azzariti
Lunedì 29 Settembre 2008 09:51dal sito www.dazebao.org
di Giovanni Mazzamati

Dopo la richiesta di pronunciamento sul lodo Alfano avanzata dai giudici di Milano alla Corte Costituzionale ed il clamore della proposta di legge Consolo, ribattezzata anche salva-Matteoli, la giustizia è tornata ad essere il tema principale del dibattito politico. Abbiamo voluto parlarne con uno dei più apprezzati costituzionalisti italiani, il professor Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’università La Sapienza di Roma.

La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi in merito al cosiddetto “lodo Alfano”, che istituisce la sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. Può spiegarci quali saranno gli effetti giuridici del pronunciamento?

Gli effetti sono previsti in Costituzione e riguardano tutte le leggi o gli atti aventi forza di legge dello Stato, così come anche delle Regioni. Non capisco dunque tanta ostilità o paura del pronunciamento del nostro organo di giustizia costituzionale. Quasi fosse un atto di lesa maestà quello di un giudice (in questo caso quelli di Milano) che, secondo quanto gli impone la legge, solleva un dubbio sulla costituzionalità nel corso di un processo. Dovrebbe astenersi dal farlo solo perché in questo caso il processo ha tra i suoi indagati il Presidente del Consiglio? Ma allora verrebbe meno lo stato di diritto. Francamente ritengo che in una democrazia matura nessuno dovrebbe ostacolare il corso della giustizia, tanto meno se si tratta di stabilire se una legge è conforme o meno alla Costituzione.
In particolare poi, secondo quanto stabilisce la Costituzione, nel caso della legge sulla sospensione dei processi nei confronti delle più alte cariche dello Stato (il c.d. lodo Alfano), qualora la Corte dovesse stabilire che essa è – nel suo complesso ovvero solo in parte – in contrasto con la Costituzione, essa cesserebbe di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione della Consulta. Si tornerebbe dunque alla situazione precedente la legge (almeno con riferimento alle parti dichiarate incostituzionali e fatte invece salve le eventuali altre parti ritenute costituzionalmente legittime). Un’altra ipotesi è quella che la Corte dichiari l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale: se si è sicuri (come gli autori della legge ritengono) che chi ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della legge (dai giuristi sino ai magistrati) sia in errore, se non addirittura – in alcuni casi – in mala fede, non si dovrebbe avere nulla da temere. Si potrebbe aspettare fiduciosi il verdetto della Corte. Una terza ipotesi, infine, è che la Corte emetta una sentenza con cui interpreta (e così in qualche modo “corregga”) la legge per permettere ai giudici di applicare la legge stessa in modo conforme a Costituzione. In ogni caso dopo la decisone della Corte i processi di Milano riprenderanno garantendo ai cittadini, ma anche agli imputati, che i giudici applicheranno norme non in conflitto con la Costituzione. Il che in uno stato costituzionale e di diritto qual è il nostro è il più importante valore da salvaguardare. Nessuno dovrebbe avere da obiettare.

In attesa della decisione della Consulta, qual è il suo parere in merito?

Il mio parere è quello espresso in una dichiarazione sottoscritta da oltre un centinaio di colleghi costituzionalisti (diffusa dai canali di stampa, che può essere integralmente letta consultando il sito http://www.costituzionalismo.it intitolata “In difesa della Costituzione”). Per riassumere posso dire che a mio giudizio deve accertarsi la compatibilità del c.d. lodo Alfano con diversi principi costituzionali: l’art. 3 (il principio d’eguaglianza), l’art. 24 (diritto di difesa), l’art. 112 (obbligatorietà dell’azione penale), l’art. 111 (ragionevole durata dei processi). Io parto dal presupposto che nel diritto non vi siano verità assolute, ma solo argomentazioni giuridiche più o meno fondate, perciò non mi spingerò a dire che il lodo Alfano è “certamente” incostituzionale per tutti i profili che Le ho indicato, mi limito a constatare che c’è molto da valutare: sarà poi la Corte ad avere l’ultima parola. La quale peraltro s’è già pronunciata nel 2004 con la sentenza n. 24, su un’analoga normativa; alcuni (il Governo, ma anche alcuni giuristi) sostengono che l’attuale normativa ha tenuto conto dei rilievi allora mossi alla legge sulla sospensione dei processi per alcuni soggetti (le alte cariche). A me personalmente non pare si sia risposto ad ogni rilievo in modo adeguato, in ogni caso vedremo cosa ne penserà la Corte. Vorrei solo aggiungere che se anche si ritenesse che l’attuale normativa si è adeguata ai rilievi mossi nel 2004 alla legge allora dichiarata incostituzionale, nulla potrebbe escludere che altri rilievi vengano ora mossi (e quello della disuguaglianza tra cittadini, in violazione del fondamentale articolo 3 del nostro testo costituzionale, mi sembra veramente un ostacolo ancora serio da superare). In ogni caso il rispetto per i giudici della Corte imporrebbe di dire pacatamente la propria opinione, ma di evitare di gridare e minacciare, tanto meno se queste urla provengono non da chi osserva dal chiuso di una stanza universitaria ciò che avviene, ma da chi ha responsabilità politiche o magari da chi è direttamente coinvolto nella vicenda. Poiché, come si sa, nessuno è mai buon giudice di se stesso.

Da un lodo ad un altro. Ha fatto molto discutere la proposta di legge firmata dal deputato Consolo, che rende obbligatoria l’autorizzazione parlamentare per procedere contro i ministri per reati commessi non nell’esercizio delle proprie funzioni. Ci spiega esattamente come stanno le cose?

Brevemente posso dirle che la vicenda delle prerogative governative e delle immunità è tra le più controverse degli ultimi anni. Nel 1989 (dopo il caso Lockheed) le Camere modificarono l’articolo 96 della nostra Costituzione sottoponendo i Ministri e il Presidente del Consiglio alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione di un ramo del Parlamento. Nel 1993 (dopo tangentopoli) le Camere modificarono l’articolo 68 della nostra Costituzione, lasciando l’insindacabilità per le opinioni espresse ed i voti dati dai parlamentari nell’esercizio delle proprie funzioni. In entrambi i casi, dunque, si è ritenuto di non dovere eliminare una garanzia di autonomia per i membri del governo e del parlamento, ma di doverne limitarne la portata, restringendo i casi d’uso (ed ogni tanto di abuso) delle prerogative parlamentari e governative. Ora, invece, si ritiene – almeno da parte di chi ha firmato quel progetto di legge – che si debba cambiare registro, estendendo le garanzie d’immunità nei confronti dei soggetti politici. È d’altronde questo l’indirizzo dell’attuale maggioranza.

Anche rispetto a questo non possiamo non chiederle cosa ne pensa.

Se mi permette rispondo con una frase di un grande giurista, Hans Kelsen, che nel lontano 1925 così scriveva: “se nel corso della sua lunga esistenza il parlamentarismo non si è procurato le simpatie non solo di larghe masse popolari, ma ancor meno dei ceti intellettuali, causa non ultima ne sono stati gli abusi ai quali conduce il privilegio anacronistico dell’immunità”. In tempi di “antipolitica” crescente e di sempre più evidente distanza tra il Palazzo e la piazza, credo che questo monito del grande giurista praghese dovrebbe far riflettere, soprattutto il modo politico che rischia di perdere la propria legittimazione più profonda. Certamente preoccupa chi come me ritiene essenziale che la democrazia non si chiuda in se stessa, piegata sulla difensiva a causa di un’insensata contrapposizione tra i poteri politici da un lato e l’ordine giudiziario dall’altro.

Sia il lodo Alfano che il lodo Consolo toccano quello che i cittadini considerano il più grande privilegio dei parlamentari, cioè l’immunità. Nata per ragioni nobili, crede che ora vada completamente rimessa in discussione?

A questo credo di averLe già risposto con la domanda precedente. Vede io sono un difensore del nostro sistema parlamentare, ritengo altresì che le garanzie di autonomia dell’organo politico (e della politica, in generale) siano valori costituzionalmente essenziali. Ciò che condanno è l’abuso di strumenti e prerogative costituzionali, poiché una prerogativa se abusata si trasforma in privilegio e questo in uno stato costituzionale di diritto non è ammissibile. Come ha scritto la Corte costituzionale nella sentenza del 2004 che abbiamo prima ricordato l’ipotesi di sospensione dei processi – così come potremmo aggiungere l’immunità dei parlamentari – è “un interesse apprezzabile” che però deve “essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale”.

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Una Risposta to “TUTTI I “LODI” VENGONO AL PETTINE:IL PARERE DI UN COSTITUZIONALISTA”

  1. Neclord Says:

    Il lodo Alfano è un attentato alla democrazia, un crimine contro la nazione, uno scempio della legge. In un Paese normale un affronto del genere costerebbe le immediate dimissioni di tutto l’esecutivo, ma questo è una nazione di ciechi, di sordi e di mafiosi che votano un prescritto per conservare saldi i loro sporchi interessi ed evadere le tasse.


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