Il pm chiede l’invio alla Consulta anche degli atti del processo Mills

E’ accaduto già ieri nel corso del dibattimento sul caso Mediaset, sospeso
Ma stavolta i giudici hanno annunciato la decisione per il 4 ottobre
Il pm chiede l’invio alla Consulta anche degli atti del processo Mills


MILANO – Era già accaduto ieri, nel corso del processo Mediaset. E anche oggi, nell’aula dove si celebra il dibattimento sul caso Mills – che vede imputati il legale inglese e Silvio Berlusconi, per corruzione in atti giudiziari – il pm Fabio De Pasquale ha chiesto di sospendere il processo per il presidente del Consiglio e inviare gli atti alla Consulta, perchè a suo giudizio il lodo Alfano presenta illegittimità costituzionali. I giudici hanno fatto sapere che la loro decisione in merito verrà presa il 4 ottobre.

Nel suo lungo discorso in aula, De Pasquale ha ripercorso tutti i profili di incostituzionalità dello “scudo” approvato il 23 luglio scorso e ha definito la norma “irragionevole” e contraria, in particolare, all’articolo 3 della Carta costituzionale che parla di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Per il magistrato “è anche opinabile che uno Stato democratico abbia bisogno di una norma di protezione affinchè l’esercizio delle funzioni si svolga in termini sereni”.

Il lodo Alfano, ha aggiunto il pm, presenta “un’ipotesi di inviolabilità durante il mandato ma, si è anche domandato se ritiene davvero che la norma non abbia un effetto criminogeno in uno Stato democratico?”. E quindi ai giudici del procedimento, così come aveva già fatto ieri davanti al Tribunale del processo sui diritti tv di Mediaset, Fabio De Pasquale ha ricordato come il lodo sia stato emanato con una legge ordinaria e non costituzionale mentre lo stesso tribunale della prima sezione penale ha dichiarato che il tema in oggetto è “materia riservata della Consulta”.

Ma bisognerà attendere il 4 ottobre per sapere se anche un secondo Tribunale milanese deciderà se investire la Corte costituzionale della questione di legittimità del Lodo Alfano, quello che tutela con l’immunità durante l’intero loro mandato le quattro più alte cariche dello Stato. Sabato prossimo, infatti, i giudici della Decima sezione del Tribunale di Milano – davanti ai quali è in corso il processo che vede imputati per corruzione in atti giudiziari Silvio Berlusconi e David Mills – scioglieranno la riserva sull’eccezione di costituzionalità. Su cui, ieri, De Pasquale ha incassato una prima vittoria, con la decisione dei giudici della Prima sezione di trasmettere gli atti alla Consulta perchè decida se il Lodo Alfano sia conforme alla Costituzione.

Netti i legali del premier nel chiedere che l’eccezione di costituzionalità non sia accolta: per Niccolò Ghedini, il pm confonde “immunità, non punibilità e improcedibilità” con la ratio del Lodo, che assicura alle alte cariche dello stato un “legittimo impedimento ex lege”. “Il signor pubblico ministero ha una visione inquisitoria della vita processuale – ha proseguito l’avvocato di Berlusconi – difendersi vuol dire non solo poter partecipare alle udienze, ma anche prepararsi alle udienze”.

(La Repubblica 27 settembre 2008)

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