Processo Mediaset, il pm: “Lodo Alfano incostituzionale”

MILANO (Reuters) – Alla ripresa del processo sui presunti fondi neri di Mediaset, in cui è imputato anche il premier Silvio Berlusconi, il pm Fabio De Pasquale ha sollevato eccezione di legittimità costituzionale del lodo Alfano sulla immunità delle quattro più alte cariche dello Stato.

Secondo il pubblico ministero, la legge – che porta il nome del ministro della Giustizia Angelino Alfano e che è stata approvata a luglio con la forte opposizione del centrosinistra – non ha sanato i rilievi di costituzionalità che la Corte Costituzionale aveva espresso sul precedente lodo Schifani- Maccanico sull’immunità per le più alte cariche dello stato.

Dopo l’intervento del pm è prevista la replica delle difese, dopo di che i giudici dovranno riunirsi per decidere se mandare gli atti alla Corte Costituzionale, con la possibilità che il processo venga sospeso in attesa di una decisione dell’Alta Corte.

Il lodo Alfano prevede che dalla sua entrata in vigore si sospendano tutti i processi penali in corso, in ogni fase o grado, per capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e presidente del Consiglio. La sospensione non si applica nel caso di reati “funzionali”, ossia commessi dalle quattro cariche nel corso dell’esercizio delle loro funzioni. Lo scudo vale per l’intera durata del mandato. La sospensione riguarda anche la prescrizione e non preclude al giudice l’acquisizione di prove non rinviabili.

VIOLAZIONE COSTITUZIONE

Secondo il pm, il lodo Alfano violerebbe l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

De Pasquale, che ha parlato di “patente incostituzionalità” della legge, ha contestato anche l’omogeneità delle alte cariche per le quali è prevista l’immunità dicendo che sono cariche diverse tra loro e che il presidente del consiglio non è un organo costituzionale.

Secondo il pm inoltre, su una questione che riguarda le prerogative delle cariche dello stato andava fatta una legge di riforma costituzionale e non ordinaria.

Nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset, la procura ipotizza che alcune major americane abbiano venduto diritti televisivi per 470 milioni di euro a due società offshore collegate a Fininvest — la holding che controlla il 35,5% di Mediaset — le quali li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset per aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi.

I capi di accusa, a vario titolo e per i diversi imputati nel processo vanno dall’appropriazione indebita, alla frode fiscale, al falso in bilancio, alla ricettazione e al riciclaggio.

Gli imputati e Mediaset hanno sempre respinto le accuse, sostenendo di non avere mai avuto fondi neri e di aver agito rispettando sempre le regole di trasparenza a tutela degli investitori.

Reuters ore 10

Venerdí 26.09.2008 11:11Affari Italiani

Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Secondo il pm il lodo Alfano è costituzionalmente illegittimo sotto svariati profili.

Per il rappresentante dell’accusa, tra le altre cose rimarrebbero irrisolti svariati problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò illegittimo in parte il cosidetto lodo Schifani-Maccanico sempre riguardante la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato. Nel lodo Alfano, tra le altre cose, non vi sarebbe “una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge”, il riferimento è invece solo nel titolo.

Annunci

4 Risposte to “Processo Mediaset, il pm: “Lodo Alfano incostituzionale””

  1. joiyce Says:

    ha l’aspetto di un terrorista!

  2. wildgreta Says:

    Ho scelto quella in cui era venuto meglio.

  3. joiyce Says:

    Mentre tutto il paese considera la sicurezza il bene primario, mentre i tempi mostruosi della giustizia ci allontanano sempre di più dall’Europa e garantiscono una sostanziale impunità a qualunque crimine, il governo rinuncia anche a intervenire sull’elemento più banaledell’arretrato giudiziario. Anche il ministro Angelo Alfano, come molti dei suoi predecessori, si è arresto: le ferie dei tribunali italiani non verranno ridotte. Come si è spesso scritto, l’Italia è l’unico paese dove l’attività dei tribunali si ferma per 45 giorni: dal primo agosto al 15 settembre non ci sono udienze. In realtà, in molti palazzi di giustizia le vacanze comunciano addirittura dal 15 luglio.Una situazione assurda, priva di motivazioni concrete. Che contribuisce ad aumentare la montagna di cause in sospeso, che marciscono senza arrivare a sentenza.A parole tutti sono pronti a tagliare queste ferie, limitando la chiusura al mese di agosto. E, come ha raccontato Peter Gomez in un’inchiesta pubblicata ne L’espresso numero 38, sembrerebbe che la lunga sospensione faccia più comodo ai magistrati che agli avvocati. Attualmente però a perderci la faccia è soprattutto il ministro. Che a giugno aveva annunciato la riapertura per decreto dei tribunali sin dal primo settembre di quest’anno. Uno dei tanti proclami slogan di questo governo sul tema della sicurezza: il periodo di chiusura è rimasto intatto. E adesso si scopre che anche il tentativo di inserire la riduzione delle ferie in un disegno di legge, con tempi molto lunghi, è saltata.D’altronde, non sembra che rendere i processi più rapidi sia una priorità dell’esecutivo. Ecco cosa scriveva Peter Gomez nella conclusione della sua inchiesta: «l governo Berlusconi, proprio mentre Alfano annunciava la sua rivoluzione, ha pianificato una serie di tagli alle spese (210 milioni di euro per il 2009, 250 per il 2010 e 442 per il 2011) difficilmente conciliabili con la celerità dei processi. Già oggi il personale amministrativo è gravemente sotto organico (meno 12,5 per cento) e da tempo non si pagano più gli straordinari. Per questo a Milano, Torino e Firenze, i tribunali monocratici penali, e in qualche caso le corti d’appello, sono costretti a chiudere alle 14. Senza cancellieri non si può far udienza.
    Il risultato? Decine di migliaia di processi in meno. Solo all’ombra della Madonnina è stato calcolato che se le dieci sezioni del tribunale potessero abbassare la saracinesca alle 17 ogni anno verrebbero celebrati 4000 dibattimenti in più. Due o tre settimane di lavoro “aggiuntive” potrebbero servire. Ma a questo punto se ne riparlerà nel settembre 2009. Sempre che prima d’allora la giustizia non abbia definitivamente chiuso i battenti. Non per ferie, ma per bancarotta».


Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: