Mannheimer colpito dalla “Sindrome-Fede”: domande ridicole sulla riforma Gelmini

Scuola: Indietro di cinquant’anni, senza il conforto di essere nel dopoguerra.

di Wildgreta

Ieri sera a Porta a Porta, un’altra nauseabonda prova di servilismo acuto e cattiva informazione. A dare una mano all’ormai ridicolo “Emilio Vespa”, ci si è messo anche il sociologo da me sempre stimato, Renato Mannheimer. Ecco una delle domande del suo sondaggio: “E’ d’accordo che gli insegnanti guadagnino di più?” L’80 per cento del campione ha risposto sì. Ma và? E sono certa che se avesse chiesto “Gli stipendi medi italiani dovrebbero essere più alti?” Avrebbe risposto “sì” il cento per cento.  Ma che domande sono? Perchè non ha chiesto al suo “campione”: “E’ d’accordo sul tempo pieno solo a richiesta e se ci sono le risorse?” Non lo ha chiesto perchè la risposta sarebbe stata “No”, perchè non gli è venuta in mente la domanda, o perchè non voleva andare contro il governo? La risposta potrà darla solo lui.

Non è mancata, naturalmente, la domanda principe:”E’ d’accordo sul maestro unico?” Il 62% ha risposto “sì”, ma ha poi risposto “no” al taglio degli insegnanti. Cosa vuol dire? Che il “campione” non aveva capito che il maestro unico è una scelta dettata dal bisogno di tagliare gli insegnanti e le spese, quindi non è una scelta pedagogica.In pratica Mannheimer ha fatto un sondaggio inutile, basato sulla scarsa informazione sua e delle persone che ha intervistato. Visto che questo articolo è solo sui sondaggi e non sull’intera puntata di Porta a Porta, non vado oltre nell’analisi e mi limito a riportare quello che sono riuscita ad estrapolare, con faticca, dalle parole ministro Gelmini:

1) chi iscriverà i bambini in prima elementare il prossimo anno, avrà un unico orario di scelta per l’uscita:le 12.30. Se farà richiesta per il tempo pieno, dovrà attendere la risposta che verrà data in base alle risorse economiche.

2) Aumenteranno gli insegnanti di religione (Bagnasco plaude)

3) Verranno licenziati 87.000 precari

4) L’insegnante di inglese affiancherà il maestro unico, o “maestro prevalente”  (non si sa per quante ore)

5) Nel 2011-20012 alcuni insegnanti riceveranno un premio in denaro. I criteri per l’assegnazione di tale premio non sono ancora stati definiti.

6) Non si è parlato dell’insegnamento di Informatica, oggi presente alle elementari. Sparirà?

7) Riguardo gli insegnanti di sostegno, mentre il ministro afferma che non ci sono tagli, in molte regioni sono diminuiti e in alcune classi, spariti. Effetto della ridistribuzione che non ha tenuto conto del numero di studenti disabili presenti nelle diverse realtà.  Nella sola Campania ne sono arrivati 1000 in meno. Ma questo il Ministro non lo ha detto.

8) Cosa faranno gli alunni che avranno la fortuna di poter accedere al Tempo Pieno laddove vi siano le risorse se gli insegnanti sono stati tagliati? Nessuno lo sa e il Ministro non lo chiarisce.

Autore Wildgreta-sito http://www. wildgretapoliticswordpress.com

23 settembre 2008

La riproduzione di questo articolo è consentita solo citando la fonte ed il suo autore con indirizzo web completo.

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7 Risposte to “Mannheimer colpito dalla “Sindrome-Fede”: domande ridicole sulla riforma Gelmini”

  1. andrea Says:

    beh.. no comment, hai già detto tutto. questa è l’italia. ciao

  2. mauro Says:

    Come mai tutto questo “decisionismo” sulla scuola elementare quando i problemi dell’istruzione sono concentrati in massima parte nelle superiori e soprattutto nell’università? Risolviamo i problemi della scuola con il grembiule!?!!
    E gli insegnanti di sostegno? ma dove li trova i dati il ministro? addirittura per lei sono troppi!!!
    Del resto anche la stampa fa la sua parte:”siamo in otto qui, e abbiamo avuto tutti il maestro unico.Non siamo venuti proprio male no?” (V. Feltri). Che profondità di pensiero!! Un Socrate redivivo che ci illumina il cammino!! Grazie Vespa, ti siamo tutti debitori.

  3. wildgreta Says:

    Sul sito Joyce ho trovato riprodotto il mio articolo su Mannheimer. Questo commento al mio articolo è arrivato lì e mi sembrava interessante.

    Inviato da Anonimo il 23/09/08 @ 12:57 via WEB
    Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che porta alcune novità e molti passi indietro nel mondo della scuola. Torna il voto in condotta, ci saranno votazioni accanto ai giudizi e presto verrà ripristinato il maestro unico alla elementari. Linea dura anche contro il bullismo nelle aule: con il 5 in condotta si verrà infatti bocciati. Inoltre con il nuovo anno scolastico diventa obbligatoria l’educazione civica che si chiamerà: “Educazione alla Costituzione e alla cittadinanza”. Nell’annunciare questi cambiamenti il ministro Maria Stella Gelmini ha dichiarato guerra al caro-libri come ogni volta hanno fatto i suoi predecessori. Ha assicurato che i testi scolastici saranno rieditati solo se strettamente necessari. Ma in questa fase di riforme, il governo ha deciso di tagliare i fondi che finanziano la scuola, con un forte impoverimento dell’offerta formativa. I tagli della scuola dell’era Tremonti-Gelmini-Brunetta prevedono una diminuzione di 90mila insegnanti e di 43mila tra bidelli e impiegati entro il 2012. Se cala il numero di maestri e professori, diminuiscono le ore e si va verso l’addio al tempo pieno. Ridotte anche le supplenze. Una decisione che ha già provocato numerose polemiche e ha già fatto scendere in campo i sindacati.
    (Rispondi)
    Inviato da Anonimo il 23/09/08 @ 13:06 via WEB
    Non c’è democrazia senza scuola pubblica
    Scrivo da dietro il “ponte di Governo” di una delle tante scuole private d’Italia e della Sicilia. Le scuole che dirigo, paritarie e parificate, si trovano a Riesi ed operano da oltre 45 anni. Siamo, e qui arriva l’eccezione, una scuola non confessionale nel mare magnum delle scuole cattoliche. Benché la scuola si chiami “monte degli ulivi” e sia parte del Servizio Cristiano Istituto Valdese, nelle nostre aule non troverà né forma e né sostanza di insegnamenti religiosi e dogmatici di parte. S’immagini nemmeno l’ombra di un crocifisso. Superate le presentazioni mi preme aggiungere la mia modesta voce a quella delle decine e centinaia di insegnanti della scuola pubblica che gridano al pericolo che sta oggi correndo il sistema scolastico statale. Mi dicono, voci interessate, che dovrei gioire, tacere e tifare Gelmini e Berlusconi. Che quest’ennesima riforma riempirà non solamente le private aule della scuola che dirigo, ma soprattutto le casse la cui gestione mi consentirà chissà quali mirabolanti arricchimenti. Francamente credo sia opportuno unire la voce di una scuola laica, democratica e pluralista, come quella che dirigo, alle voci di cui sopra per impedire che lo sfacelo si compia. A che vale avere le casse piene, magari per alimentare clientele tra insegnanti in cerca di punteggi (che domani varranno meno che nulla) e di lavoro così da creare nuovi tesoretti elettorali da barattare per nuovi premi legislativi, se la società che stiamo costruendo si avvia verso l’autoritarismo ed un nuovo medioevo?
    Da direttore di una struttura scolastica privata, mi schiero a difesa del sistema scolastico pubblico di cui le scuole statali fanno parte. Innanzitutto perché l’educazione non è una merce, né la didattica un’opzione di cui poter fare a meno. Educare, oltre le definizioni classiche, è un quotidiano impegno per costruire le generazioni del futuro. Questo, tradotto in soldoni (che parrebbe l’unica parola cui questa società sembra prestare veramente attenzione), significa che sono le aule i primi “consigli comunali” dove si costruisce e rafforza il tessuto democratico. Il confronto, lo studio, il reciproco sostegno tra alunni ed alunne, i valori della solidarietà e della reciprocità, vengono coltivati tra i nostri figli a scuola. Meno scuole pubbliche nel complesso significa meno “vivai” dove incubare i valori più preziosi della democrazia. Meno investimenti nella scuola, ovvero impoverimento delle risorse e degli strumenti, significa una scuola pubblica destrutturata, resa fragile, pronta per essere colpita ed affondata.
    Vede, caro Direttore, dei proclami della Ministra Gelmini non deve preoccupare il detto quanto il non detto. Mi pare che, in questi giorni, ci si stia concentrando troppo sul dito e si stia dimenticando di guardare alla luna. L’obiettivo della riforma, al di la del grembiulino, del maestro unico, del tempo pieno non più tanto pieno e così via, è quello di sbriciolare le fondamenta su cui, fino ad oggi, poggiava il sistema dell’istruzione italiano. Quando infatti si parla di riduzione di insegnanti, prima che di risorse, significa che si vuole un sistema più “controllabile”, ristretto perciò più condizionabile.
    Quando si parla di “accorpamenti”, ovvero classi più corpose, meno plessi scolastici, ovvero più difficoltà di fruizione e di capillarità della presenza delle scuole, significa che il sistema sta creando un vuoto. Un vuoto che poi, certamente, i privati riempiranno seguendo logiche altre legate a rette, mercato, e razionalizzazione delle risorse. Da privato vorrei competere sui contenuti dell’offerta formativa. A che vale stravincere sol perché il pubblico è stato costretto all’eutanasia dal Governo? Quando un paese giunge a valutare dentro le categorie dell’utilità e della razionalità il sistema scolastico allora siamo in presenza di un paese che non ha più chiaro a cosa serva l’istruzione, che reputa la scuola un qualcosa di cui poter fare a meno. Quando un Governo rincorre lo spauracchio delle spese, ovvero parte da un presupposto di buon senso come quello di voler eliminare gli sprechi, per giustificare non tanto i tagli quanto lo smantellamento della scuola pubblica, allora ci troviamo in presenza di un progetto diverso che non punta alla lotta agli sprechi quanto piuttosto all’impoverimento dell’offerta formativa del settore pubblico. Da direttore di una scuola privata non posso tacere dinanzi a questo tentativo brutale e volgare di polverizzazione delle risorse pubbliche sol perché, alla fine, si deve favorire la nascita di una sorta di “CAI” scolastica.
    Il privato che si occupa di educazione ed istruzione non può nascondersi dietro il dito che indica la luna sol perché si aspetta nuovi introiti. I nuovi introiti per i quali sono disposto a lottare sono quelli che consentano al sistema della formazione pubblica di mettersi al passo coi tempi, che consentano alle insegnanti di sperimentare, aggiornarsi, formarsi. La pubblica istruzione, di cui da privato mi sento di far parte, se perde la spinta al confronto con le scuole statali, è misera, povera di valori e di progetti. A perderci, alla fine, non sarà soltanto la scuola statale, ma il sistema scuola nel suo complesso.
    E, più di tutti, a rimetterci saranno i nostri figli che, orfani del confronto e del pluralismo delle idee e dei programmi, non diverranno cittadini democratici ma soltanto utili idioti da rincitrullire con la didattica derivata dai catechismi piuttosto che dai libri mastri dei partner di qualche più o meno pessima scuola privata generata da cordate di mercenari.
    Se neghiamo alle giovani e giovanissime generazioni le opportunità di un sistema scolastico che formi alla democrazia, noi tutti saremo responsabili del tramonto della democrazia. E, per favore, si cominci a guardare alla scuola dalla prospettiva dei più piccoli che, anche senza la maggiore età, sono i primi e più competenti “ministri” della scuola cui, di tanto in tanto, bisognerebbe seriamente ascoltare le esigenze senza la più falsa delle scuse: ovvero quella di dovere, alla fine, batter cassa.

    Dr. Gianluca Fiusco, direttore della Servizio Cristiano Istituto Valdese Scuola Privata Paritaria e Parificata “monte degli ulivi”, via Monte degli Ulivi 6 – 93016 Riesi (CL)

  4. Silvia Says:

    Sono un’insegnante che sta facendo il lavoro di 3 persone, visto che la mia collega ha una grave patologia ed è stata operata pochi giorni fa e nessuno ha provveduto a nominare un supplente; inoltre, ho in classe un bimbo certificato che AVREBBE diritto a 12 ore di sostegno, e che non le avrà. Perche’? Perchè non ci sono abbastanza insegnanti di sostegno, non se ne nominano altre x risparmiare e qs creatura vede così leso il suo diritto all’istruzione. Io mi ammazzo di lavoro e mi tocca vedere e sentire uno schifo come il Porta a Porta di ieri sera.. Che ne dite?

  5. wildgreta Says:

    So benissimo che gli insegnanti di sostegno non sono sufficienti, oppure sono a casa perchè le scuole-aziende non hanno i soldi per pagarli. E’ una colossale presa in giro. Continuerò a parlarne fino allo sfinimento.


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