Perché in Italia sarà l’anno nero della recessione

“….E’ evidente che l’unica possibilità di mitigare il 2009 sta in un rilancio di un po’ di domanda interna. E quindi sarebbe stato saggio usare i pochi soldi che c’erano per dare una mano ai redditi più bassi invece di inseguire sciocchezze come l’abolizione integrale dell’Ici o il costosissimo salvataggio dell’Alitalia. Ma, purtroppo, la vecchia abitudine tutta italiana di gettare i soldi dalla finestra resiste.”

L’analisi

GIUSEPPE TURANI

Siamo in recessione. Anche dal punto di vista tecnico. E questo stato di crisi potrebbe anche rivelarsi insopportabilmente lungo. E’ possibile cioè che la caduta dello 0,3 per cento registrata nel secondo trimestre dell’anno sia l’inizio di una lunga stagione di economia italiana stagnante e priva di prospettive. L’aria che si respira intorno a noi non è infatti delle migliori.
Per ora, comunque, siamo in recessione. Può essere che qualcuno dica “Non ancora” perché fino a questo momento abbiamo avuto solo un trimestre negativo (il secondo) e per dichiarare ufficialmente la recessione ce ne vogliono due consecutivi, ma sarebbe un errore. Infatti di trimestri negativi ne basta uno quando accada che è negativo anche il dato anno su anno. E questo è appunto il caso dell’Italia, dopo la revisione dei dati relativi al secondo trimestre. Infatti nel secondo trimestre il Pil è arretrato, rispetto al primo, dello 0,3 per cento e rispetto all’anno precedente l’arretramento è stato dello 0,1 per cento. Quindi siamo in recessione secca e senza appello.
Ma non è finita qui. E’ molto probabile infatti che la crisi si aggravi ancora durante il terzo trimestre (quello in corso, che finirà il 30 settembre). Un po’ tutti gli studiosi di congiuntura sostengono infatti (sulla base dei dati noti fino a oggi) che il terzo trimestre dovrebbe chiudersi con una crescita uguale a zero. Ma poiché l’economia internazionale (e europea in particolare) è in fase di rallentamento è assai probabile che anche il terzo trimestre finisca in negativo (anzi, è quasi certo). Quindi, fra quindici giorni potremmo ritrovarci con due trimestri consecutivi in negativo e l’annata in negativo.
Insomma, una recessione in piena regola. A spingere le previsioni in questa direzione contribuisce anche un altro elemento. Se si va a vedere quello che è successo nel secondo trimestre dell’anno, si nota subito una cosa molto curiosa. La diminuzione dello 0,3 per cento del Pil doveva essere in realtà dello 0,5 per cento (quindi assai più sensibile). Invece ci siamo fermati allo 0,3 per cento a causa di un errore degli imprenditori.
I titolari delle nostre imprese non si aspettavano un calo così robusto dei consumi (scesi dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente) e quindi hanno prodotto più roba di quella che poi il mercato ha effettivamente chiesto.
In conclusione le scorte sono aumentate dello 0,2 per cento. La contabilità nazionale, quindi, ha conteggiato il lavoro che è stato fatto per produrre tutte queste merci, peccato che poi queste cose siano finite nei magazzini e siano ancora lì in attesa di trovare dei compratori. E questa è una pessima notizia.
Infatti, come ben sanno i congiunturalisti, gli imprenditori possono essersi sbagliati una volta (e nel secondo trimestre lo hanno fatto), ma difficilmente si sbaglieranno anche nel trimestre successivo. Morale: se nel secondo trimestre hanno prodotto roba in più (che è finita in magazzino), nel terzo produrranno meno, cercando di vendere quello che avevano già prodotto. Ma questo abbasserà il risultato complessivo (il Pil) del terzo trimestre, che quindi rischia di andare in negativo (anzi, è sicuro che finirà proprio così).
In sostanza, il secondo trimestre (che pure ha avuto un risultato negativo) è andato meglio di quello che doveva essere perché gli imprenditori hanno sbagliato per troppo ottimismo. Nel terzo, allora, si rimedierà producendo meno, e il Pil andrà di nuovo sotto zero.
Una volta archiviato (male) il terzo trimestre, ci si avvierà verso il quarto. Ma è possibile che ci aspettino altre cattive sorprese. Invece della sospirata ripresa (o ripresina) è possibile infatti (e con un’altissima probabilità) che anche l’ultimo trimestre dell’anno vada male. A questa conclusione si arriva sulla base di una doppia previsione. Da una parte, un po’ tutti spiegano che la seconda parte del 2008 (da luglio a dicembre) dovrebbe essere una stagione di stagnazione quasi completa per l’Italia. In sostanza, l’attesa è per un semestre piatto, incolore, con i giorni tutti identici ai precedenti. Una specie di pianura senza movimento.
Inoltre, potrebbe arrivare una pessima sorpresa dall’Europa. Infatti, se la nostra economia va male, quella europea va solo un po’ meglio (ma non tanto). E più di un esperto comincia a sostenere (“Venti di recessione”, è il titolo di qualche report) che nel quarto trimestre (da ottobre a dicembre) anche l’economia dell’area euro potrebbe andare sotto zero (per la precisione dovrebbe far segnare un meno 0,2 per cento).
E poiché l’Italia è un paese che vive soprattutto di esportazioni, è evidente che con un’economia europea in recessione (sotto zero) è difficile capire come si potrebbe fare per avere un risultato positivo.
Un’ancora di salvezza potrebbe venire dai consumi interni, ma si può escludere una cosa del genere. I nostri consumi sono stati stagnanti, assolutamente piatti, nel corso dell’ultimo anno e nel secondo trimestre hanno addirittura cominciato a calare vistosamente. Anzi, è proprio il cedimento dei consumi che è all’origine del risultato negativo del secondo trimestre. Poiché non sono in vista aumenti di occupazione o aumenti nelle buste paga, è prevedibile che la debolezza dei consumi vada avanti ancora per parecchio. Da quella parte, quindi, non c’è da aspettarsi niente di buono.
Non solo. Gli investimenti risultano fermi (il loro contributo al Pil è stato esattamente zero nel secondo trimestre) e il commercio estero ha dato addirittura un contributo negativo.
Il rischio, insomma, è che dopo il risultato negativo del secondo e del terzo trimestre (per colpe nostre) si finisca in recessione anche nel quarto per colpa dell’Europa.
Il 2008, quindi, può già essere archiviato fin da adesso come un anno assolutamente insoddisfacente. E non si può nemmeno escludere che alla fine si chiuda con un risultato complessivamente negativo. Sul 2008, cioè, è bene non contare più. E’ stato un anno storto e tale rimane.
Conviene, allora, gettare lo sguardo sul 2009, sperando che sia un po’ meglio. Ma non sarà così.
E si può affermare questo sulla base di un ragionamento molto semplice, in due punti:
1 In Italia non possiamo avere un rilancio della domanda interna (consumi dei cittadini e della pubblica amministrazione) per la semplice ragione che entrambi i soggetti (famiglie e Stato) sono senza soldi. Anzi, è probabile che sul fronte della domanda interna ci sia ancora qualche cedimento.
2 Dall’Europa non può venire nessun vero aiuto, visto che l’economia europea nel 2009 andrà peggio di come è andata nel 2008. Se quest’anno, infatti, l’area euro alla fine chiuderà (bene o male) con una crescita dell’1,3 per cento, l’anno prossimo la crescita sarà solo dello 0,8 per cento, ma con parecchi rischi al ribasso.
In conclusione, stiamo vivendo le ultime battute di un 2008 che di fatto ha segnato l’inizio della crisi (il momento della verità) e ci avviamo verso un 2009 che potrebbe essere l’anno vero della crisi.
Un salvagente potrebbe arrivare dal prezzo del petrolio, se scendesse davvero in misura molto sensibile. Ma anche su questo fronte non ci sono buone notizie e forse è bene non farsi illusioni. Rispetto ai suoi massimi il prezzo del greggio è già andato giù di quasi il 30 per cento. Qualche giorno fa è scivolato, per brevi istanti, al di sotto dei 100 dollari al barile, ma subito l’Opec ha deciso un taglio della produzione. Il messaggio è chiaro: il nuovo prezzo del petrolio sta intorno ai 100 dollari al barile. Non illudetevi di poterlo vedere a 80 o 70. In sostanza, il prezzo del greggio sarà esattamente quello che è oggi. Anche da quella parte, quindi, porta chiusa.
Non rimane che prepararsi a un altro anno di relativa sofferenza. Con un po’ di ripresa, forse, dopo l’estate del 2009. Anzi, ripresina. Poco sopra l’1 per cento.
Con un rimpianto. E’ evidente che l’unica possibilità di mitigare il 2009 sta in un rilancio di un po’ di domanda interna. E quindi sarebbe stato saggio usare i pochi soldi che c’erano per dare una mano ai redditi più bassi invece di inseguire sciocchezze come l’abolizione integrale dell’Ici o il costosissimo salvataggio dell’Alitalia. Ma, purtroppo, la vecchia abitudine tutta italiana di gettare i soldi dalla finestra resiste.

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