Lo spettro della privatizzazione del sistema statale d’istruzione

La copertina di un quaderno durante il regime fascista

Fonte: archivio liceo Grassi

Cappelli da asino e grembiuli neri,  in scena la rivolta degli insegnanti
La Gelmini: strumentalizzazioni vergognose solo per motivi politici
TORINO
L’anno scolastico inizia fra le proteste. Maestre vestite a lutto a Roma e Firenze, striscioni a Genova e nelle Marche e comunicati al veleno sulla «Jurassic school». «Vogliamo contestare le politiche del ministro Gelmini che vuole riportare la scuola italiana indietro di vari decenni allontanandoci dal resto dell’Europa, come dimostra la riduzione di fatto dell’obbligo scolastico, il taglio drastico di investimenti, il ritorno al maestro unico alle elementari e al voto di condotta», spiegano i leader degli studenti per voce di Roberto Iovino, Coordinatore Nazionale UdS.
(continua a fondo pagina)

L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola
Maria Mantello

Le riforme proposte dalla Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Gelmini creano in alcune persone ingenue simpatie, distogliendo però l’attenzione dall’obbiettivo di fondo di questo Governo di destra: la privatizzazione del sistema statale d’istruzione.
A ridosso d’inizio anno scolastico, la Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, propone e a volte realizza, qualche isolata variazione nel sistema scolastico: dal grembiulino per tutti (anche per le ragazze delle superiori, come era una volta?), insufficienza in condotta = bocciatura (ma prendere 7 non era già abbastanza negativo?), insegnamento dell’educazione civica (ma «Storia ed educazione civica» non erano già curricolari?); voto al posto del giudizio (ma cambia la sostanza?), maestro unico (Ma! Qualche nostalgia di ritorno guasta?).

Piccole cose, che a volte creano anche ingenue simpatie, distogliendo però l’attenzione dall’obbiettivo di fondo di questo Governo di destra: la privatizzazione del sistema statale d’istruzione. Un obbiettivo che il Ministro Gelmini non tralascia mai di ribadire menzionando sempre le tre direttive della sua Riforma a venire: Sussidiarietà dello Stato, Fondazioni scolastiche autonome, Merito dei docenti.

Proviamo a correlarle.
Ogni Istituto Statale dovrebbe trasformarsi in Fondazione per gestire autonomamente i suoi progetti educativi col denaro erogato da uno Stato: sussidiario economico. Un’idea di capitalismo all’italiana dove la gestione è privata, ma il denaro di tutti i cittadini.
Con le Fondazioni, lobby ideologico-politico-economiche gestiranno la politica scolastica come in un sistema aziendalistico, dove le realtà locali avranno un peso determinante nel definire piani e programmi di ogni singola scuola. Libertà d’insegnamento e d’apprendimento saranno pesantemente condizionate, mettendo in riga i docenti con la valutazione del merito (adesione all’ideologia della fondazione privata? I contratti delle scuole private già lo prevedono.).

Stiano attenti, allora, i fastidiosi docenti delle Statali che pretendono di avere libertà d’insegnamento ed autonomia professionale, di assumersi (individualmente e collegialmente) la responsabilità della progettazione didattica, di dare valore fondamentale alla cultura, e per giunta di insegnarlo mentre tutta la società di contorno sembra in gara per svilirla.

Per comprendere meglio il Gelmini-pensiero, forse è opportuno andare a rileggere un Disegno di Legge che l’onorevole ha presentato alla Camera il 5 febbraio 2008, qualche mese prima di diventare Ministro dell’Istruzione del nuovo Governo Berlusconi.

Questo «Disegno Gelmini» (lo chiamiamo così per brevità e riportiamo tra virgolette i passi che ne citiamo) è tutto incentrato sulla connessione: merito – mercato, che organismi appositi valutano e giudicano sulla base di “risultati superiori a quelli mediamente conseguiti”.
Il che significa indurre aprioristicamente il sospetto maligno che ogni pubblico dipendente non fa abbastanza. Come invece avrebbe fatto in un sistema competitivo e concorrenziale. Un sistema di mercato dominato dall’efficienza produttiva.

Rapportato alla scuola, dove centrali sono docenti e studenti, significa equiparare il delicatissimo processo dell’interrelazione insegnamento-apprendimento ad una catena di montaggio.
Ignorare che conoscenze – competenze – capacità sono il risultato di una crescita culturale, e non un mercato dove tutto si acquista e si consuma tramite mercanti-docenti e studenti -clienti.
Un mercato con tanto di controllori appositi, secondo il «Disegno Gelmini»: “Direzione di Valutazione e monitoraggio del merito dell’autorità garante della concorrenza e del mercato”. Chissà quali scuole dovranno aver frequentato? E che preparazione e meriti superiori dovranno avere? I nostri interrogativi diventano angosciosi, se si pensa che il «Disegno Gelmini» prevedeva il “progressivo ampliamento per i dirigenti con ruoli apicali dell’istituto della chiamata nominale su base fiduciaria e di relativi contratti di tipo privatistico a tempo determinato”.

Insomma dirigenti al di fuori di ogni controllo, «unti» dai politici e da questi messi e dismessi. Un sistema di stampo feudale dove ognuno, per usare le parole dello storico M. Bloch, è uomo di un altro uomo.

Le conseguenze nefaste sono facilmente immaginabili: tutti i non conformi al merito predefinito e controllato, avranno la riduzione dello stipendio, fino al licenziamento senza possibilità di reintegro. Per fronteggiare le sentenze contro i licenziamenti illegittimi, “un meccanismo di natura esclusivamente risarcitoria”.

Inoltre, per migliorare l’efficienza produttiva nel mercato – scuola, ogni Istituto è in gara con se stesso e con tutti gli altri, attraverso “la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l’adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione dei risultati formativi rilevati da un organismo terzo” (un altro appalto a privati?).
Sempre in nome dell’efficienza produttiva, poi, il «Disegno Gelmini» proponeva la “progressiva liberalizzazione della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei.”

Una perla che può solleticare magari qualche Preside, ma che nelle nuove scuole trasformate in Fondazioni private, significa cancellare in un sol colpo il sistema di accesso alla docenza per concorsi pubblici, nonché le graduatorie per titoli di studio, culturali, professionali ecc., dando la stura al più becero clientelismo.

In attesa di sbarazzarsi definitivamente di questi criteri oggettivi (graduatorie statali) che fanno così poco mercato, il «Disegno Gelmini» pensava, oltre alle «liste di idonei» (una lista non fa graduatoria) alla “possibilità di stipulare contratti integrativi di tipo privatistico«servendosi di non meglio precisati»mediatori professionali pubblici o privati”.

Per l’Università e la Ricerca, la “progressiva abolizione dei contratti a tempo indeterminato dei docenti«e la»privatizzazione di tutti gli istituti pubblici di ricerca”.

Come tutto questo produca merito e qualità nella scuola rimane un mistero insolubile. L’unica cosa certa è che una rete di clientele politiche gestirà con i soldi della collettività tutta l’istruzione.
Una vera infeudalizzazione della scuola, dove ognuno avrà un padrone che lo comanda, in uno Stato espropriato di una funzione fondamentale affidatagli dalla Costituzione: l’istituzione di scuole statale per tutti gli ordini e gradi (art. 33).

Occorre allora meditare seriamente su quanto sta accadendo, e mobilitarsi per impedire la morte della Scuola Statale. Dell’unica scuola libera che educa alla democrazia puntando allo sviluppo di capacità di giudizio autonomo degli studenti.

Una scuola statale, che per gli scenari che si stanno prospettando, è forse l’ultimo baluardo del pluralismo e della coscienza critica. Cose assai scomode per chi vorrebbe una società tutta asservita ad un pensiero unico, celebrante e celebrato nei rituali della virtualità mass-mediatica monopolizzata, con cui si forma l’opinione pubblica. Quest’ultima, alfine, si convincerà che una scuola statale al collasso (sarà stata privata dei fondi a vantaggio delle private, i docenti saranno sempre più espropriati della indispensabile autonomia didattica e sottopagati) la cosa migliore è privatizzare. Così finalmente anche la cultura finirà di infastidire quel familismo e rampantismo italico, non disposto spesso a fare i conti col fatto che non basta aver pagato le rette per essere promossi! Perché nella scuola statale, il merito, quello vero, conta e come!
31 agosto 2008
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6 Commento(i)

L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 14 settembre 2008, di Anna
Sono d’accordo sulle riflessioni della signora Mantello e quindi direi proprio che bisogna reagire al piu’ presto , altrimenti saremo schiacciati da questo governo che ad altro non pensa che a rivoluzionare tutto senza tener conto delle cose buone fatte in passato.Mentre ci si preparava ad andare avanti, con tutto cio’ che si era fatto e voluto nel pianeta scuola , ecco che arriva la prima signorina eletta e mette in discussione tutto il sistenma e si ricade nella confusione totale.Bisogna avere stabilita’ nelle leggi!|Non si puo’ vanificare sempre tutti i sacrifici fatti , perche’ un giorno qualcuno si sveglia e dice: adesso si cambia!Spero che qualcosa si possa fare con i sindacati per evitare il crollo del mondo scolastico e di tutti quelli che in questo mondo credono e lavorano costantemente.
L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 10 settembre 2008, di grazia
cloroformizzati bella la parola delinea bene il profilo e l’immagine che diamo, ma noi dove eravamo nascosti quando il cloroformio veniva irradiato e ora che si fa? o siamo dei reduci di un tempo dove parole come etica giustizia libertà democrazia avevano altri significati o almeno così studiati e vissuti ora quella scuola dove è finita? perchè una donna e mi dispiace immensamente che sia donna le sta facendo questo? xchè una donna che candidamente confessa (?) di aver scelto le scorciatoie scolastiche x affermarsi affossa il sistema scolastico pubblico? domanda inutile da rivolgere a lei ma chiedo a noi tutti non cloroformizzati quanto ancora vivremo in questo spazio temporale che non ci appartiene?
L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 8 settembre 2008, di roberto celani – Gelmini: quale esempio?
Per apprezzare la «coerenza meritocratica» del ministro Gelmini:

http://robertocelani.blogspot.com/2008/09/storie-di-ministri-scuole-e-letame.html

L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 3 settembre 2008, di cittadinoincazzatonero
Infatti la domanda è come la facciamo questa mobilitazione? visto che stupidamente metà colleghi hanno votato berluisconi, anestetizzati dalle stronzate televisive? Come la facciamo questa mobilitazione visto che alal camera e al senato il nano, ha la maggioranza assoluta? e i sindacati fanno solo finta, ma non hanno alcuna voce in capitolo? gli italiani che avevano chiaramente capito che Berelusconi avrebbe distrutto il pubblico impiego e lo stato sociale, come stanno pagando il altri italiani pecoroni e superficiali..
L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 2 settembre 2008, di ALFREDO STIRATI
Ho girato l’informazione a decine di amici non ancora cloroformizzati dal regime, perché di questo ormai si tratta.Stanno operando in modo silenzioso,nel disinteresse e disinformazione generale, per affossare la scuola pubblica, palestra di pluralismo,di sviluppo dello spirito critico,di vera cultura(non solo le 3 I del Cavaliere).Il tutto però fa parte di un progetto più vasto, volto a riportare indietro l’Italia di secoli,per nostalgie clerico- fasciste, borboniche ed austroungariche che sembrano andare per la maggiore.Quando la gente aprirà gli occhi,forse sarà troppo tardi.Un grazie al drappello di generosi che vigila e si batte per tutti.Non lasciamoli soli nella loro denuncia, cercando di resistere alle subdole manovre di chi coltiva solo meschini interessi di bottega e mira a fare degli individui dei robot obbedienti ai loro ordini.METROPOLIS e 1984 di Orwell si stanno materializzando sotto i nostri occhi.Fraterni saluti! Prof. ALFREDO STIRATI
L’idea di Riforma Gelmini è l’infeudalizzazione della scuola – 2 settembre 2008, di quitratue49
Sicuramente la signora Maria Mantello ha ragione. Il fine ultimo dei piani della signora Ministro della pubblica istruzione italiana, è proprio quello della privatizzazione di tutto il sistema scolastico in Italia.

Ma occorre dire che questa politica di privatizzazione dello Stato Sociale Italiano è cominciato già da molto tempo e non solo dai governi di destra? Forse un po’ di memoria retroattiva bisognerebbe farla, ma a quelli cha si occupano un po’ di politica non credo sia necessaria.

Mi preme invece ricordare che alcuni anni fa, mentre governava un signore del Centro Sinistra, è stato invitato in Italia un altro signore chiamato Piñera, già ministro di un dittatore latinoamericano, ad spiegare come si fa la privatizzazione del sistema sociale, secondo le ricette dei Chicagos boys alunni di Milton Fredman (premio nobel norteamericano.

Cioè come smantellare la salute, l’educazione, la previdenza ed ogni altra cosa che fosse in mano allo stato e passarla al settore privato. Quel signore era il ministro del Lavoro del generale Pinochet e come si sà quella dittatura ha distrutto a sangue e fuoco la democrazia, tutte le istituzioni, tutte le organizzazioni democratiche dei lavoratori.

Poi hanno messo in pratica le “privatizzazioni” di tutte le proprietà dello stato e di tutti i servizi sociali. Sulla Scuola la hanno chiamato “municipalizzazione”, cioè hanno trasferito tutte le scuole dello stato ai municipi e poi hanno accordato dare un contributo economico alle Scuole per ogni bambino iscritto.

Ogni Scuola si doveva amministrare autonomamente, e cosi per ogni grado fino alle università. Conseguenze, i docenti venivano assunti anno dopo anno quando andava bene, le classe erano superaffollate, quindi l’apprendimento molto ridotto. Oggi in Cile dopo 4 governi democratici post dittatura ancora non sono riusciti a modificare il sistema scolastico del paese.

Infatti negli ultimi anni grandi manifestazioni di studenti e corpo docente hanno presso in mano le proteste per il fatto che nella educazione si mantiene ancora essenzialmente il sistema instaurato durante la dittatura.

La signora Mantello ha ragione ancora una volta quando dice che…” Occorre allora meditare seriamente su quanto sta accadendo, e mobilitarsi per impedire la morte della Scuola Statale. Dell’unica scuola libera che educa alla democrazia puntando allo sviluppo di capacità di giudizio autonomo degli studenti…”
Ma questa mobilitazione come e con chi la facciamo? Il 64 per cento degli italiano hanno dato fiducia ad un schieramento politico che preme per le privatizzazioni di tutto. _ Anche nel 36 per cento restante ci sono forze che non disdegnano le privatizzazioni…Condivido che bisogna mobilitarsi ma nel quadro politico che abbiamo sarà molto dura, anche perché tra poco dovremmo preoccuparci del fatto che sarà anche difficile manifestare…con la velocità che sta agendo questo governo dovremmo lottare per recuperare pezzi di democrazia… Auguri a tutti noi per tutte le battaglie future!

Fonte kataweb news 15 settembre 2008

La scuola al via fra le proteste 

 
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini
+ La Gelmini vuole il liceo breve R. MASCI

Cappelli da asino e grembiuli neri,  in scena la rivolta degli insegnanti
La Gelmini: strumentalizzazioni vergognose solo per motivi politici
TORINO
L’anno scolastico inizia fra le proteste. Maestre vestite a lutto a Roma e Firenze, striscioni a Genova e nelle Marche e comunicati al veleno sulla «Jurassic school». «Vogliamo contestare le politiche del ministro Gelmini che vuole riportare la scuola italiana indietro di vari decenni allontanandoci dal resto dell’Europa, come dimostra la riduzione di fatto dell’obbligo scolastico, il taglio drastico di investimenti, il ritorno al maestro unico alle elementari e al voto di condotta», spiegano i leader degli studenti per voce di Roberto Iovino, Coordinatore Nazionale UdS.

Alla scuola elementare Daneo, nel centro storico del capoluogo ligure, il personale si è presentato con grembiule nero e cappelli da asino. «La scuola così va indietro e non avanti – ha spiegato un’insegnante attiva da 35 anni, Piera Re -. Dopo 30 anni di sperimentazione didattica con laboratori, fra l’altro, di informatica, inglese, psicomoticità e arti figurative, si cancella tutto con la maestra unica che sarà in grado di fare solo dettati, temi e compiti a scuola. Inoltre si appalterà il doposcuola a qualche cooperativa tornando al passato».

Il ministro dell’Istruzione incassa e replica : «Trovo vergognoso che si strumentalizzino i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche. Per tutti i bambini- dice la Gelmini- il primo giorno di scuola è una festa, un momento di gioia e allegria, non certo un’occasione per terrorizzarli. Sembra non conoscere limite, invece, l’opera di disinformazione e allarmismo messa in piedi da chi difende lo status quo di una scuola che per come è strutturata oggi non può avere un futuro. La scuola non può essere utilizzata come un luogo di battaglie politiche».

 La Stampa 15 settembre 2008

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Una Risposta to “Lo spettro della privatizzazione del sistema statale d’istruzione”


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