Prima giornata della legalita’: 11 ottobre piazza Navona, al via i referendum

Intervista pubblicata su Il Riformista dove  Antonio di Pietro risponde ad alcune domande sull’appuntamento dell’11 ottobre a Piazza Navona per l’apertura della campagna referendaria contro il Lodo Alfano.

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Manifestazione 8 luglio 2008 piazza Navona

Il Riformista: Onorevole Di Pietro, di nuovo a Piazza Navona, quindi.
Antonio Di Pietro: Ebbene si. L’11 ottobre ci sarà il grande evento di apertura della nostra campagna referendaria “Salva premier 2008”. E’ il primo giorno utile per la raccolta delle firme. L’iniziativa ha già un nome: sarà “la prima giornata della legalità”.

Il Riformista: La macchina organizzativa è già partita?
Antonio Di Pietro: Il fine settimana dell’11 e 12 ottobre cominceranno a spuntare i nostri punti di raccolta delle firme su tutto il territorio nazionale. Andremo avanti fino a Natale, possibilmente anche più giorni a settimana. Per adesso posso dire solo questo.

Il Riformista: Lei prepara una campagna d’autunno sulla giustizia mentre da dentro il Pd si moltiplicano i segnali di fumo alla maggioranza sulla riforma Alfano.
Antonio Di Pietro: Su questo vorrei fare io una domanda: c’è in giro qualcuno che prenderebbe moglie per corrispondenza? Immagino proprio di no. Non si può discutere di una riforma di cui non si sa un bel nulla. Figurarsi “dialogare”. E su quali basi?

Il Riformista: In materia di intercettazioni telefoniche, ad esempio, il governo ha già varato un disegno di legge, a giugno.
Antonio Di Pietro: Il ddl Alfano? Quella roba lì se la conosci la eviti.

Il Riformista: E come la mettiamo con il ritorno delle intercettazioni sul caso Unipol, quelle per cui Marco Travaglio, sull’Unità, ha già impresso il suo “visto d’indaghi”?
Antonio Di Pietro: Sulle intercettazioni che riguardano il senatore Latorre la penso esattamente come Travaglio. Lo dico in buona fede…

Il Riformista: Si spieghi meglio.
Antonio Di Pietro: Mi auguro che, proprio per la salvaguardia della loro credibilità, i parlamentari coinvolti nel caso Unipol si alzino in piedi e chiedano che sia dato il via libera all’utilizzo di quelle intercettazioni. Mi riferisco soprattutto al caso del senatore Latorre, rispetto al quale nessuno è in grado di dare giudizio anticipato. Ci sono dei magistrati che stanno compiendo un’indagine. Se uno non ha nulla da nascondere per quale motivo dovrebbe impedire l’utilizzo di quelle conversazioni?

Il Riformista: Morale?
Antonio Di Pietro: Latorre faccia come Prodi. Anche le telefonate dell’ex premier potevano dar adito a qualche sospetto. Il fatto che abbia detto “pubblicate tutto, non ho nulla da nascondere” ha spazzato via le nubi. Un altro modello da imitare è Fassino: anche l’ex segretario dei Ds, a suo tempo, chiese al Parlamento di dare l’ok all’uso delle intercettazioni sulle scalate bancarie che lo vedevano coinvolto. In due parole, se fossi l’avvocato di D’Alema e Latorre, suggerirei loro di imitare gli esempi di Prodi e Fassino. La frittata Unipol è ormai fatta. Solo che si può evitare di peggiorare le cose. L’indagine dei giudici può essere un’opportunità.

Il Riformista: In che senso, scusi?
Antonio Di Pietro: Nel senso che, sul piano tecnico, questa indagine serve a verificare se c’è qualcosa di penalmente rilevante. In questi casi, se uno è in buona fede dovrebbe andarci di corsa. Quando mi hanno tirato in ballo sulla storia dell’immobiliare Antocri, poco prima delle elezioni mi sono precipitato in procura. Ho chiesto che l’indagine venisse svolta al più presto, senza alcun rinvio. Ed è arrivata l’archiviazione.

Il Riformista: E se Latorre decidesse legittimamente di non fare come Prodi e Fassino? Come si comporterebbe il gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori?
Antonio Di Pietro: Ci comporteremmo di conseguenza. Prima dell’inizio della legislatura ho invitato ai nostri candidati un vademecum che tutti hanno sottoscritto. Nelle clausole c’era scritto che in questi casi l’Italia dei Valori dà sempre il via libera alle richieste di autorizzazioni a procedere. L’unica differenza è quando trattiamo di reati di opinione, per cui valutiamo caso per caso. Aggiungo, per la precisione, che nella fattispecie “reati di opinione” non possono essere incluse dichiarazioni come quelle in cui Silvio Berlusconi, nel corso di un talk show, sostenne che non avevo la laurea. Eh no, quella roba inficiava tutta la mia carriera professionale…

Il Riformista: Piazza Navona bis, la prima giornata della legalità, il vademecum sulle intercettazioni… L’Idv è il “partito delle toghe”?
Antonio Di Pietro: Il partito delle toghe non esiste.

Il Riformista: D’Alema ha detto che il Pd non “è il partito delle toghe”.
Antonio Di Pietro: Ripeto: il partito delle toghe non esiste. Solo chi non può vedere giudici agita lo spauracchio del partito delle toghe.

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