Berlusconi a Napoli, il Cavaliere e Margherita fuori programma da Brandi

La passeggiata

PIETRO TRECCAGNOLI Con la pizza lo show è sempre servito, su un piatto d’argento. E un maestro della comunicazione, un «Re Midia», come il presidente Silvio Berlusconi, messa da parte la ramazza dell’ultima visita a Napoli, ha impugnato forchetta e coltello e ha fatto fuori una Margherita, proprio là dove l’hanno inventata, da Brandi a via Chiaia. Decisione dell’ultim’ora che ieri ha spiazzato il cerimoniale della Prefettura. Avevano già preparato un buffet a base di pesce: pronte ben 24 spigole, non tutte per il premier, ovviamente. Il bagno di folla è forma e sostanza per Berlusconi. E ieri sono stati imbanditi tutti gli ingredienti oleografici per celebrare una Napoli che deve rimanere, nell’immaginario collettivo, come pulita e lucente. Peccato per quei centro metri di via Chiaia, percorsi a piedi, che hanno mostrato la solita «zella», tanto che i bidoncini stracolmi sono stati in parte svuotati e in parte sigillati con nastro adesivo per non sporcare lo spettacolo. Appena fuori dal portone della Prefettura, il Cav ha «incocciato» l’immancabile coppia di giovani sposi. Erano di Quarto, lui con un abito degno del guardaroba di Tony Manero. La foto di rito e una raccomandazione alla sposa da parte di Berlusconi: «Picchialo se fa il cattivo». I due ragazzi in estasi hanno confessato: «Abbiamo votato per lui». Mancava solo che alzassero il pollice gridando: «Italia Uno». Durante il breve tragitto, tra gli applausi di un paio di attempate signore affacciate ai balconi, sono volati un «Napoli è morta», un «Silvio ha liberato Napoli dalla monnezza» e anche un «Forza Milan». Nello stretto vicoletto di Sant’Anna di Palazzo, tra l’edicola e i lavori in corso, ad accogliere il Cav il posteggiatore Elio Fasolino con un’inevitabile «Ma tu vulive ‘a pizza» (quando è uscito gli è toccato un ruffiano «Torna a d’e Brandi»). Una sala riservata al pianoterra, due tavoli per lui e il seguito. C’erano il portavoce Paolo Bonaiuti, il prefetto Alessandro Pansa, i parlamentari Luigi Cesaro e Paolo Russo, l’ex senatore Franco Malvano, il sottosegretario Guido Bertolaso, il generale Franco Giannini. In tutto saranno stati una dozzina. E la pizzeria è diventata off-limits. Tanto che un nutrito gruppo di turisti è stato costretto a fare dietrofront e a trovare un coperto da qualche altra parte. Sul tavolo sono arrivati polpo all’insalata, alicette fritte, souté di frutti di mare, mozzarella e altri latticini di bufala, tranci di focaccia e la regale pizza. Tutto bagnato da Greco di Tufo Terradora. A chiudere un babà. Ma il fido Bertolaso ha dato un po’ di fretta a tutti e il Cav ha «spuzzuliato» un po’ di latticini e ha gradito la pizza, argomento, ha spiegato poi uno dei proprietari di Brandi, Paolo Pagnani, sul quale era ferratissimo. «Mi ha detto che ora eravamo concorrenti perché pure lui ha aperto un locale, la pizzeria del Presidente» ha raccontato il ristoratore «dove tre volte alla settimana gli preparano la pizza. Non ho capito se scherzava. Comunque, mi ha invitato ad andare da lui per assaggiarla e certificarla. Ad ogni buon conto noi gli abbiamo regalato un corno d’argento portafortuna». Ci mancava pure il presidente pizzaiolo. Ma mica è finita con la gastronomia. All’uscita Pasquale, l’ambulante che vende granite all’angolo di piazza Carolina ha provato a offrirgliene una al limone, ma è stato quasi travolto da poliziotti e cineoperatori. «Me la mandi» gli ha gridato Berlusconi. E lui gliene ha fatto portare una decina in Prefettura, con l’aggiunta di fragole. Ha provveduto il fratello milanista che in cambio ha chiesto un autografo su una maglietta rossonera. Peccato che non c’era anche il bancariello del «pere e musso», la Napoli da cartolina avrebbe fatto Bingo, perché alla voce proteste sul taccuino c’è poco e niente: uno striscione, attaccato alla fontana del carciofo a piazza Trieste e Trento, del comitato contro l’inceneritore a Ponticelli e un gruppetto sparuto di chiaianesi anti-discarica appostato a piazza del Plebiscito, mescolato alle immancabili figuranti di «Meno male che Silvio c’è». Nessun conflitto. L’importante è esserci, persino sotto il sole.

Il Mattino 5 settembre 2008

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