Veltroni: «Alleanze non come matrimoni a Las Vegas» e lancia un nuovo slogan, “It’s my job”

matrimoni pericolosi

di Wildgreta

Oggi un elettore del PD di una certa età, si domandava mentre parlava con me della situazione politica:”Ma Veltroni non voleva andare in Africa? Chissà perchè ha cambiato idea”

Ed ecco l’articolo de l’Unità che lancia il nuovo slogan e la promessa che le alleanze del PD non saranno come i matrimoni celebrati a Las Vegas. Mi domando cosa c’entri Las Vegas con le alleanze di comodo, ma è inutile scervellarsi. La prossima volta potrebbe usare:”altrimenti sarebbe un matrimonio combinato”, o “di comodo”, o “senza amore”. Oppure potrebbe dire qualcosa di concreto, che non rientri nell’ambito delle frasi fatte o nel campionario degli english way of saying. Ma questo sarebbe, davvero, chiedere troppo.Riguardo alle “diverse anime del partito”, basterebbe che ne avesse una.

«It’s my job»: il segretario del Pd Walter Veltroni torna ad usare l’inglese per racchiudere in due parole il suo impegno per il partito. Dallo «Yes, we can» della campagna elettorale, si è passati al «my job»: due parole che vogliono dire molto i giorni in cui il Pd è tornato a discutere di alleanze e di armonizzazione delle diverse anime del partito. Veltroni si presenta come l’uomo della «sintesi, l’incontro tra diverse culture». Tutto nasce dal proliferare di fondazioni e associazioni che molti, soprattutto nella maggioranza, hanno interpretato come un brutto segno per il partito Democratico.

Anche giovedì Veltroni parla dall’assemblea di una delle “correnti” nate nel partito, i Liberal del Pd, l’associazione a cui hanno aderito, tra gli altri, Enzo Bianco, Franco Bassanini, Linda Lanzillotta, Paolo Gentiloni. Ma al segretario non fa paura questo proliferare di anime, a patto che sia chiaro a tutti che «il partito è uno». «A me va benissimo tutto – dice – il dibattito, la ricerca, le associazioni, le fondazioni… Se devono essere dei fiori, che crescano. Quello che è chiaro è che il partito è uno. Altrimenti si fa una grande confusione».

È la prima volta che Veltroni partecipa all’assemblea di una delle componenti interne al Pd anche perché, ironizza il segretario, «se avessi partecipato a tutte non avrei avuto il tempo di fare altro…». E non gli dispiace «vedere persone che partecipano a riunioni di diverse componenti: sono contento, perché vuol dire che non si “ossifica” il partito». Ma, e qui spunta il «my job», il suo lavoro è quello di «favorire il più possibile la sintesi». Non solo interna.

Chiarite le questioni di politica “interna” Veltroni torna ad affrontare anche il tema delle alleanze, perché la «vocazione maggioritaria non è solitudine ascetica». Insomma, bisogna trovare alleanze nuove, basate sui contenuti, perché «sicuramente» non si può tornare alla vecchia idea di centrosinistra: «Saremo un soggetto riformista – dice Veltroni – che si apre ad alleanze riformiste. Non basta stare insieme – aggiunge – sarebbe come un matrimonio a Las Vegas…».

Quanto al ruolo dell’opposizione, il segretario tiene a ricordare che quella del Pd «dovrà essere riformista e non demagogica». Il riferimento, nemmeno troppo velato, è ad Antonio Di Pietro, quello che «dà del magnaccia a Berlusconi» e «prende chiaramente più spazio sui giornali». Anche giovedì Veltroni è tornato a marcare la sua differente posizione rispetto al leader dell’Italia dei Valori: sulla vicenda del Lodo Alfano, infatti, Veltroni ha voluto sottolineare «il consueto equilibrio» del presidente Napolitano che l’ha promulgato perché secondo il segretario Pd si trattava di «un atto dovuto». Ciò non toglie che il Pd mantenga il suo «giudizio negativo sul lodo Alfano» e che stigmatizzi il comportamento della maggioranza che ha voluto approvare l’immunità in «maniera tanto frettolosa da apparire autoritaria».

Pubblicato il: 24.07.08
Modificato il: 24.07.08 alle ore 19.30

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