Canfora: invito Bossi ai miei corsi di recupero

Luciano Canfora, uno dei maggiori studiosi mondiali dell’antichità greca e romana risponde al leader leghista che attacca i docenti del Sud «Cerca lo scandalo per conquistare consensi»


Siamo pronti a fornire al Senatùr corsi di recupero in cultura generale e storia. Può servire alla memoria dei politici, che è cortissima: diceva Cicerone che chiunque non sia a conoscenza del proprio passato non ha alcun futuro davanti a sè».

DONATELLA TROTTA La necessità di una riforma della scuola. Ma in senso federalista: a ribadirla è il leader leghista Umberto Bossi, che intervenendo ieri al congresso della Liga Veneta-Lega Nord a Padova così ha chiamato in causa i professori meridionali: «Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord». E ha tuonato, in aggiunta: «un nostro ragazzo è stato “bastonato” agli esami perché aveva presentato una tesina sul federalista Carlo Cattaneo». «Bisogna vedere in che lingua era scritta la tesina, e con quale sintassi, padana o italiana» ironizza Luciano Canfora, uno dei maggiori studiosi mondiali dell’antichità greca e romana, poliedrico filologo classico, storico e saggista pluritradotto all’estero e autore di moltissimi libri che spaziano dall’antichità fino alla politica e cultura del XX secolo. Canfora è un professore meridionale nato nel 1942 a Bari, dove è ordinario di Filologia Greca e Latina all’università. Professore, come commenta la dichiarazione di Bossi? «Umberto Bossi è un personaggio astuto, che cerca lo scandalo. Ma calcolato. Non è certo la prima volta che si esibisce in uscite iperboliche. Vorrei ricordare quando nel ’94 attaccava Berlusconi definendolo un “fascistoide”, tanto da far commuovere D’Alema e la sinistra, superati dalla Lega sul terreno dell’antifascismo. Di fatto, le sue sono solo provocazioni strumentali, frutto di una tattica tipica dei politici meno onesti: avvezzi a cambiare a seconda delle circostanze e delle convenienze». Può fare qualche esempio? «Anche Mussolini era molto abile su questo piano: un giorno diceva di non aver mai letto Croce, un altro giorno aveva letto tutto di lui. Basti pensare a Gasparri, che un giorno definisce il Consiglio Superiore della Magistratura una cloaca, salvo poi sfumare la dichiarazione; ma intanto ha scardinato l’autorevolezza dei magistrati nell’opinione pubblica. È la stessa strategia di Bossi: usare frasi ad effetto, in realtà madornali sciocchezze, con un cinismo assoluto o una realpolitica volti solo a solleticare il suo uditorio». Con quali finalità, a suo avviso? «Come sempre, Bossi raduna i suoi e si eccitano a vicenda sparandole grosse, con il calibro della loro mezza cultura o con formulazioni generiche, tipiche delle persone ignoranti. Prenderlo sul serio, o prendere alla lettera i presunti contenuti del suo cosiddetto “pensiero” – che non ha alcun valore concettuale – significa stare al suo giuoco. Che è mera provocazione». Piaccia o meno a Bossi, di fatto tra gli aspiranti docenti due su tre sono meridionali. E il Paese sta vivendo una grave emergenza formativa. «Che la scuola funzioni male è fuori di dubbio, e uno dei frutti è proprio Bossi, che tra l’altro ignora del tutto la storica sperequazione del sistema scolastico italiano, che concentra la maggior parte dei licei classici al Sud, creando dunque un bisogno di ricevere al Nord docenti adeguatamente preparati. Ma poi, vogliamo parlare di dati seri, concreti? E allora cominciamo dal concetto stesso di Meridione: dove lo situa Bossi?» Che cos’altro vorrebbe chiedergli, professore? «Perché non ci offre un contributo utile alla conoscenza, magari offrendoci statistiche, risultati, cifre sull’eccellenza degli studenti e docenti italiani (meridionali e settentrionali), come mi consta dai corsi di orientamento che ogni anno tengo per la Normale di Pisa? Comunque, siamo pronti a fornire al Senatùr corsi di recupero in cultura generale e storia, magari a metà strada, tra Firenze ed Empoli. Può servire alla memoria dei politici, che è cortissima: diceva Cicerone che chiunque non sia a conoscenza del proprio passato non ha alcun futuro davanti a sè».
Il mattino 21 luglio 2008

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