Scandalo Sanità Abruzzo, l’inchiesta si allarga anche al PDL

Angelini

Vincenzo Angelini, il «ras» della sanità abruzzese che s’è messo sotto l’ala della magistratura
Angelini rivela: pagai anche uomini della corrente Cicchitto
FRANCESCO GRIGNETTI
INVIATO A PESCARA
Ci sono le accuse, nell’ordinanza che ha portato Ottaviano Del Turco in carcere. C’è la testimonianza accorata di Vincenzo Angelini, il «ras» della sanità abruzzese che sostiene di aver capito tutto della vita e finalmente s’è messo sotto l’ala della magistratura. Un attimo prima che lo arrestassero in quanto corruttore. C’è anche un quadro desolante di malcostume, di irregolarità amministrative, di raccomandazioni. Ma non c’è la prova del passaggio di denaro da Angelini a Del Turco. Quella «barca di soldi», secondo la definizione del procuratore capo di Pescara, Trifuoggi, 5 milioni e ottocentomila euro che Angelini dice di aver portato in contanti al governatore, che fine ha fatto? Con l’acquisto di tre appartamenti, uno per sé, uno per il figlio Guido e uno per la sua convivente, si possono seguire uscite dai conti di Del Turco per un milione di euro. E il resto? Le indagini proseguono. Oggi lo chiederanno a Del Turco nel corso dell’interrogatorio.

Gli interrogativi ora riguardano anche il centrodestra. C’è una figura oscura, Luigi Conga, che avrebbe incassato oltre sei milioni di euro. Conga è un ufficiale medico, già direttore generale della Asl di Chieti, che viaggia su Porsche Cayenne. Nella valigetta, al momento dell’arresto, portava 112 mila euro in contanti. Li stava per portare a qualcuno? C’è un passaggio degli interrogatori di Angelini che va letto con attenzione: «Conga viene come estroflessione di Aracu, prima di Dell’Elce (ex tesoriere di Forza Italia, ndr). Poi quando Dell’Elce subisce l’incidente (in elicottero, ndr) passa nei bagagli dell’altro». Il pm lo incalza: «Lo sa direttamente oppure Conga non le ha mai avanzato…». E Angelini: «No, che ne dica la vostra fonte». C’è dunque un’altra «fonte» in questa inchiesta. Un pezzo di indagine ancora segretissimo che potrebbe portare lontano, a Roma. Chi sia Sabatino Aracu, vicepresidente dei senatori Pdl, è ancora il Grande Accusatore a spiegarlo così: «Era il capo di Forza Italia in Abruzzo per delega fondamentalmente della corrente Cicchitto, tanto per essere chiari. E’ stato il suo grande protettore anche quando voi gli avete scoperchiato qualche pentolina che non riguardava me e in quella circostanza lo ha blindato, come voi ben sapete».

Una doppia personalità
Vincenzo Angelini è alle corde. I debiti crescono, la Regione non salda. E’ riuscito non si sa come a farsi riconoscere crediti per ben 147 milioni di euro, ma intanto – dice – lo taglieggiano tutti, le banche vogliono mandarlo fallito, altri imprenditori cercano di soffiargli le cliniche. Il sindacalista Fabio Frullo, Uil, è un prezioso informatore di Zelli, un faccendiere in ascesa di Pescara. Da un’intercettazione di aprile: «Gira scortato. Non riesce neanche a parlare, manca di lucidità, ha fatto una bruttissima impressione a tutti». Un uomo che nasconde una seconda personalità. In un interrogatorio alla Finanza va palesemente sopra le righe: «Ho sottratto almeno 120 milioni di euro alla mia società. Mi sono comprato un Tiziano. Lo sanno tutti che sono uno spendaccione».

E le intercettazioni?
Quest’inchiesta ne è curiosamente priva. L’unica telefonata significativa è del 4 marzo scorso. Angelini parla del Piano sanitario con Camillo Cesarone, il capogruppo Pd, che gli dice a brutto muso: «C’è Antonella Bosco (presidente della commissione Sanità, ndr) che è completamente contraria… Ha detto che si deve vedere… Quindi ci devi dare un milione di euro, perché vedi lo scenario qual è». Si accorderanno per una mazzetta da 780 mila euro.

I big
Il faccendiere Gianluca Zelli si dà un gran daffare dietro le quinte. Da un’intercettazione del 18 febbraio: «Dice di aver sentito delle notizie in giro in merito alla trattativa con Rodolfo De Benedetti della HSS… Zelli gli dice di avere incontrato Benetton per le stesse vicende». Il 3 marzo, Zelli chiama il direttore della Cassa di Risparmio dell’Aquila, Rinaldo: «Quello gli confida che, dalle informazioni in suo possesso, Angelini vuole vendere tutto in blocco a un gruppo importante del Nord. Zelli dice di saperlo, si tratta di Nicola Petruzzi con la HSS del figlio di De Benedetti, Rodolfo».

Lo stesso Del Turco s’interessa alla vendita della clinica di Angelini, alle spalle del diretto interessato. A marzo va a parlarne a Carlo De Benedetti. Spinge gli imprenditori locali a passare con Deutsche Bank. «Le intercettazioni telefoniche – scrive il gip – evidenziavano interessi diretti con l’istituto di credito, nonché fattiva ingerenza nella trattativa per la vendita della casa di cura. L’interessamento alle vicende di Angelini traspariva in numerose telefonate che evidenziavano un certo identico interesse per le vicende del gruppo Tosinvest». A proposito di Angelini, viene intercettato un imbarazzante sms sul cellulare di Antonio Boschetti, consigliere regionale Pd, già Margherita. «Dimostravano un suo significativo interesse per la Tosinvest, per la quale si impegnava attivamente attraverso la formulazione e l’approvazione di emendamenti in favore della casa di cura San Raffaele di Sulmona». L’sms parte da Daniela Rosov, dirigente Tosinvest.

La Stampa 17 luglio 2008

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