Veltroni:quello che l’opposizione non la vede “urlata”,non la vede gratis, non la vede con Di Pietro, non la vede col Caimano. Insomma, non la vede.

Il segretario democratico spiega perché chiude la porta al leader dell’Idv che ha convocato per l’8 luglio una manifestazione con Grillo e i Girotondi
Veltroni: “Il Pd in piazza? In autunno e non con Di Pietro”
“Non inseguiamo Berlusconi-Caimano. I problemi sono altri”
Divisioni. Colombo: “Con i movimenti abbiamo sempre vinto”

di Wildgreta

Oggi Veltroni ha chiuso contemporaneamente due porte: quella del dialogo con la maggioranza e quella della manifestazione con Di Pietro. Non ho ancora capito se abbia chiuso anche quella del Loft, ma sembrerebbe di sì, visto che non viene più nominato. Veltroni persegue la sua strategia che finora non lo ha premiato, un po’ come Tony continuerà a tirare in porta convinto che, alla fine la palla entrerà. La differenza? Tony è un centravanti e di goal ne ha sempre fatti moltissimi. Veltroni, no.

“Non inseguiamo Berlusconi-Caimano. I problemi sono altri”

di CLAUDIA FUSANI

ROMA – Il Pd non va in piazza “a gratis, senza sapere perché, senza aver partecipato a definire la piattaforma delle rivendicazioni, senza sapere chi si trova accanto“. Rischiando, magari, di trovarsi accanto qualcuno che approva le impronte digitali ai bambini rom. Quindi, dice Walter Veltroni, tagliando la testa a indiscrezioni e sirene varie, inviti esterni e pressioni interne, “l’8 luglio il Pd non sarà in piazza Navona. Noi l’opposizione la facciamo, la stiamo facendo, e la miglioreremo, ma in un altro modo”. Senza alzare la voce, senza inseguire il Cavaliere e rinviando l’appuntamento a ottobre con all’ordine del giorno le famiglie, i lavoratori e l’Italia “stanca, sfiduciata, impaurita”.

Piazza sì o no, come fare ed essere opposizione, è la spina, l’ennesima, che si sta infilando nel fianco del Partito democratico. Una spina insidiosa perché rischia di riportare indietro l’orologio, al Caimano-Berlusconi ossessionato dalla giustizia e tutti appresso a tenere il conto di processi, avvisi di garanzia e condanne. Una spina che rischia di far implodere la spinta innovatrice e riformatrice del giovane partito e di riportare tutto come era. Veltroni non ci sta, è preoccupato del richiamo dei Girotondi, della maggioranza di sinistra che si sta assemblando intorno all’appuntamento in piazza Navona l’8 luglio (tutti in piazza contro la salva-processi e il lodo Alfano; promuove Micromega, aderiscono e partecipano Italia dei Valori e Beppe Grillo, Rifondazione per la parte di Ferrero e poi si vedrà) e cerca di fare il punto una volta per tutte. La piazza e il modo di fare opposizione non possono diventare un altro nervo scoperto del Pd.

Così il segretario convoca i deputati nella Sala della Regina di Montecitorio. All’ordine del giorno c’è la questione giustizia ma soprattutto la Finanziaria, costi, benefici e “i trucchi di Robin Hood”. Relazione di Antonello Soro, seguita da quella del ministro ombra Lanfranco Tenaglia, tanti iscritti a parlare. Il senatore Furio Colombo prende la parola e, con l’autorevolezza degli anni e dei capelli bianchi, va decisamente fuori tema. Lo aveva annunciato, del resto. “Il Pd deve scendere in piazza l’8 di luglio con Italia dei Valori, Girotondi e Beppe Grillo perché i Girotondi ci sono e il Pd non può trattarli come la truppa che non conta nulla, c’è il rischio che se ne vadano pure loro. E poi perché tutte le volte che siamo scesi in piazza con i Girotondi abbiamo vinto, non è vero che abbiamo perso”.

Anche a lui, ma non solo, si era rivolto, pochi minuti prima, in apertura di riunione, Soro che – addosso un’insolita camicia rossa (è sempre in grisaglia grigia) – aveva sibilato: “C’è qualcuno tra di noi che è contento del ritorno del Caimano. Ma noi non dobbiamo fare il gioco del Caimano…”.

Ci sarebbero 40 persone iscritte a parlare, molti rinunciano perché il segretario chiede di poter essere a casa in tempo “per salutare la figlia che non vede da sei mesi”. Veltroni parla chiaro: “Andare in piazza adesso, su questi temi (giustizia e processi) alzando i toni, sarebbe solo un regalo a Berlusconi”.

Resta il problema di come fare opposizione. Soprattutto di come farla “arrivare” ai cittadini, come coinvolgere un paese stremato in cui il livello di fiducia nella politica è ai minimi storici. “Bisogna organizzare opposizione e non solo fare contrapposizione” dice in un intervento Paolo Corsini, ex sindaco di Brescia ora deputato del Pd. “Opposizione in aula da rilanciare subito nel Paese tramite il partito”. Un partito che si mette in moto e si struttura nelle strade, nei paesi, tra le persone. Veltroni farà un nuovo giro nelle provincie, contestuale al lancio del tesseramento.

“Dobbiamo fare opposizione semplicemente mettendo in fila quello che ha fatto e mistificato questo governo che in soli due mesi ha già perso il 5,2% dei consensi. A sentire Bossi la luna di miele è già finita. E poi il Pdl non è l’invincibile armata”, dice il segretario. La lista è lunga: l’emendamento salva Rete 4 “che hanno dovuto abolire”; la “farsa dei mutui che non diminuiscono ma anzi aumentano di migliaia di euro”; l’aggravante della clandestinità e “non possiamo certo far diventare reato una condizione sociale”. Robin Hood poi: “Le tasse saliranno al 42,9%, altro che scendere sotto il 40%” e dei 5 miliardi tolti ai ricchi (petrolieri, assicurazioni e banche), “ai poveri tornano solo 290 milioni”. C’è Alitalia (“la cordata del governo prevede 4 mila esuberi, assai più di Air France”), le impronte ai minori rom (“eticamente inaccettabile”), dieci miliardi di investimenti in meno per le infrastrutture e i rifiuti. “Per scelta – insiste Veltroni – tengo fuori la giustizia perch non dobbiamo correre dietro a quello che vuole il premier, alla sua agenda. Noi dobbiamo irrompere nel dibattito con le questioni sociali di un paese stremato, che non ce la fa più, preoccupato per il suo stipendio e assai meno per i processi di Berlusconi”.

Quindi, prosegue rivolgendosi ai deputati, “bisognerebbe che ogni tanto parlaste di questo anziché degli affari interni al partito”. Spiegare perché “la nostra opposizione è la risorsa che il Paese avrà da qui in avanti” anziché spaccare il capello in quattro sulle correnti, quante sono o dove vanno. La sala applaude. Ma spiccano le assenze, non c’è D’Alema (Internazionale socialista ad Atene), non c’è Parisi, Enrico Letta arrivato ma poi va via. Rosy Bindi non parla. E neppure Pierluigi Bersani. I “correntisti” scelgono di tacere. Per oggi. Una certezza però unisce tutte le anime del Pd: il dialogo con la maggioranza di governo è un capitolo chiuso.

(30 giugno 2008)

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