Travaglio: Giornalisti con il bavaglino

Tanti giornalisti sembrano fare a gara a chi esulta di più per “la fine dell’impunità” sulle intercettazioni telefoniche. Dimenticando che i verbali pubblicati in questi anni non erano fughe di notizie, ma notizie.

Pareva impossibile trovare qualcuno più masochista del Pd. Ma alla fine lo si è trovato: la categoria dei giornalisti, o buona parte di essa. La voluttuosa gaiezza con cui molti giornali plaudono alla legge-bavaglio che abolisce la cronaca giudiziaria sulle indagini, ricorda quel che Lenin diceva dei capitalisti: “Ci venderanno anche le corde con cui li impiccheremo”. Oltre al ‘Riformista’, che almeno è clandestino, c’è ‘Il Messaggero’ di Caltagirone, che ogni giorno cerca qualcuno che lanci l’allarme contro quei criminali dei giudici e dei giornalisti che indagano. ‘Il Mattino’ di Caltagirone esce financo con un editoriale dell’avvocata Paola Severini dal titolo ‘La fine dell’impunità’, come se i pericoli pubblici in Italia fossero i pm e i cronisti.

Paolo Franchi e Piero Ostellino, sul ‘Corriere della Sera’ incitano il Pd a darsi da fare con Berlusconi per un bel bavaglio bipartisan. Ma il peggio avviene con le interviste ai politici, comprensibilmente favorevoli al giro di vite (i pochi contrari hanno scarsa audience). Li si lascia sciorinare cifre false e sproloquiare contro le “fughe di notizie”, le “violazioni del segreto istruttorio”, gli “sfregi alla privacy” senza mai obiettare – e chi dovrebbe farlo, se non gli addetti ai lavori? – che le intercettazioni e i verbali pubblicati in questi anni non erano coperti da segreto, essendo regolarmente depositati, dunque non erano fughe di notizie, ma notizie.

Nelle quotidiane interviste al ministro ad personam Angelino Alfano, nessuno gli pone mai le seguenti domande: ‘Scusi, ma se è così allarmato per i magistrati che parlano, perché ha ingaggiato al ministero un esternatore indefesso come il pm islamico Stefano D’Ambruoso, che passa dalle Tv ai libri per parlare delle proprie inchieste? E perché la sua collega Mara Carfagna ha arruolato la giudice minorile Simonetta Matone, la vicepalombelli di ‘Porta a Porta’ che scambia la telecamera per la camera di consiglio e ha sempre una parola inutile per i processi altrui, da Cogne a Rignano, da Erba a Garlasco?’
Un genere letterario molto diffuso è la testimonianza degli indagati intercettati. I quali – pensa un po’! – sono contro la pubblicazione delle intercettazioni, soprattutto delle proprie e di quelle degli amici.

Lacrima Mastella, tuona Latorre, ammonisce Violante, pigola Deborah Bergamini. Quest’ultima, già direttore marketing Rai indagata a Roma dopo le telefonate con Mediaset per concordare palinsesti e occultare la sconfitta di Berlusconi alle regionali 2005, occupa mezza pagina del ‘Corriere’ per un pianto greco sul “vulnus insanabile” subìto. “Se non avessi lavorato come assistente di Berlusconi”, osserva, “le mie conversazioni non sarebbero state oggetto di tanto interesse”.

Infatti, se non avesse lavorato come assistente di Berlusconi, non sarebbe diventata dirigente Rai. Per colpa delle intercettazioni, aggiunge, “non sono più la stessa persona”. Infatti ha 300 mila euro in più nelle tasche, grazie alla generosa buonuscita regalatale dalla Rai. E ora è pure deputato di Forza Italia. Una vita difficile. Un vero martirio.
(L’ESPRESSO 20 giugno 2008)

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