Richiesta di arresto a giunta Senato per Di Girolamo (PDL). Il piacere dell’onestà

Davanti alla giunta del Senato la richiesta d’arresto per il senatore Di Girolamo (Pdl)
La Procura di Roma si chiede come ha fatto a ragranellare 24.000 voti
Falso indirizzo per farsi eleggere Verranno riesaminate le schede
L’inchiesta sui brogli potrebbe allargarsi ad altri soggetti
Il parlamentare interrogato per tre ore dai magistrati

 Il senatore Nicola Di Girolamo

di MARINO BISSO

ROMA – Saranno ricontrollate le 24.500 schede elettorali che hanno consentito le elezioni del senatore del Pdl Nicola Paolo Di Girolamo, nel collegio Europa della circoscrizione estero, durante le scorse consultazioni politiche. Ma presto l’inchiesta sui presunti brogli elettorali potrebbe coinvolgere altri esponenti politici.

Sono le prossime mosse della Procura di Roma che, la scorsa settimana, ha sollecitato gli arresti domiciliari nei confronti dell’esponente oggi seduto tra i banchi dei senatori del premier Berlusconi. Una richiesta accolta dal gip Luisanna Figliolia che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare contestando i reati di falso e attentato ai diritti politici dei cittadini. In serata il senatore è stato interrogato per tre ore in Procura.

In particolare Di Girolamo è accusato non solo di aver ingannato gli elettori dichiarando falsamente di risiedere all’estero ma soprattutto di aver fatto votare la sua scheda elettorale da un’altra persona. La richiesta di arresto è ora all’attenzione della Giunta per l’autorizzazione a procedere di Palazzo Madama che domani dovrebbe ascoltare il senatore finito sotto inchiesta. In base alla ricostruzione del procuratore aggiunto Capaldo e del pm Bombardieri, Di Girolamo non avrebbe avuto i requisiti per poter essere eletto nel collegio Europa e per diventare senatore avrebbe dichiarato falsamente di risiedere in Belgio.

Dalle verifiche svolte è risultato che il numero civico dell’indirizzo riferito non apparteneva al comune indicato (Etterbeek), bensì a quello di Woluwe Saint Pierre. Soltanto l’8 maggio, ad elezioni fatte, il senatore avrebbe richiesto la residenza. E’ di metà febbraio, invece, la sua iscrizione all’Aire, il registro degli italiani residenti all’estero esistente presso ogni comune, necessaria per poter votare e per essere candidati. Per gli inquirenti, appare anomalo che Di Girolamo, avvocato, che non avrebbe mai risieduto all’estero nè svolto alcun tipo di attività (neppure politica) in Belgio, dove non sarebbe conosciuto, abbia preso 24.500 voti. Di Girolamo avrebbe inviato oltre un milione e 700mila lettere per raggiungere gli elettori.

La vicenda è al centro anche dell’esposto depositato in procura da Raffaele Fantetti, il primo dei non eletti al Senato nel collegio Europa della circoscrizione estero, residente a Londra. Intanto l’avvocato Carlo Taormina, difensore del senatore del Pdl, ha presentato istanza di riesame al tribunale delle libertà per chiedere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. Ma la richiesta d’arresto non sembra affatto preoccupare il senatore Di Girolamo che ha commentato: “Sono sereno. Le opportune e necessarie dichiarazioni davanti alla giunta del senato a cui ho chiesto di essere ascoltato”.

Interrogatorio in Procura. In serata il senatore è stato interrogato per circa tre ore dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Giovanni Bombardieri. Il parlamentare è assistito dagli avvocati Carlo Taormina e Pierpaolo Dell’Anno.

(La Repubblica 18 giugno 2008)

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