PARLAMENTARI ITALIANI: POPOLO DI SANTI, NAVIGATORI E “PIANISTI” DA 230 EURO

Di Pietro denuncia i “pianisti”: “Chi vota per due commette truffa aggravata”

di Wildgreta

ROMA – “Ogni due mani, un solo voto”. Tenere tutte e due le mani del parlamentare impegnate a esprimere il voto, in modo che una non possa essere dirottata sul banco del vicino assente. E’ questa la proposta del presidente della Camera Gianfranco Fini, per risolvere il problema dei “pianisti”, che tormenta ad ogni legislatura chi ha l’incarico di gestire l’aula di Montecitorio.

E’ incredibile che si debba inventare un dispositivo che impedisca al parlamentare, rappresentante del popolo, di essere disonesto. Uno potrebbe domandarsi, “ma se non riescono ad essere onesti neppure nelle votazioni dei provvedimenti, come possono essere onesti per tutto il resto?” E’ plausibile che si debbano spendere dei soldi per impedire ai parlamentari di truffare le diarie? Che si debbano “legare”, che si debbano prendere loro le impronte, che si debba pensare ad un allarme collegato ad una cintura di sicurezza che se non è allacciata non permette di votare? E come fanno queste stesse persone che oggi tengono impegnato il parlamento a trovare un rimedio alle loro truffe, a legiferare contro i clandestini, i Rom, e i delinquenti d’ogni genere? Con quale faccia possono ergersi ad esempio di integrità? Che differenza c’è fra un disperato che entra clandestinamente in Italia e un politico che con più di 20.000 euro al mese, non vuole rinunciare ai 230.00 euro di diaria anche quando sta a casa? Leggi il seguito di questo post »

Intercettazioni: le telefonate celebri di potenti e furbetti.

 Potenti e furbetti, le tante vittime del Grande Orecchio

Note di Wildgreta:

In questo articolo l’autore ha dimenticato le telefonate di Berlusconi che, comunque, trovate qui

MARIO AJELLO Roma. Ci sono dei versetti di Stefano Bartezzaghi che fanno così: «Mi hanno messo una pulce nell’orecchio./ Ho una cimice dentro all’apparecchio./ La mosca salta al naso. I tarli mi hanno invaso». Dura, tremenda, insopportabile, insomma, la vita dell’intercettato. Secondo il ministro Alfano lo siamo quasi tutti. E comunque la legge delle intercettazioni non è uguale per tutti: ci sono gli intercettati semplici e gli intercettati celebri, i simplex e i vip. Molti di questi che, poveretti, sono caduti nella trappola del Grande Orecchio hanno anche regalato a quell’impiccione frasi cult, espressioni storiche, veri e propri slogan. Del tipo: «Abbiamo una banca», come disse Fassino a Consorte. Consorte chi? «Ah, lei è Consorte?», scherza D’Alema, sempre nei verbali delle registrazioni balzate fuori nell’agosto del 2005, quello delle scalate bancarie, parlando con l’amico di Unipol: «Quel Consorte di cui parlano tutti i giornali?». Oppure la vittima del Grande Orecchio è l’allenatore di calcio, il Mancio cioè Roberto Mancini, pizzicato in conversazioni con un tipo losco, col rischio di mandare in fumo lo scudetto che i nerazzurri stavano per agguantare e proprio si trattò, mai come in quel caso, di Inter-cettazioni. Leggi il seguito di questo post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: