Inchiesta rifiuti: spunta un testimone. Ecco la verità sulle false ecoballe

C’è un testimone che ha raccontato tutto sui falsi rifiuti fabbricati a Napoli. Un uomo che per anni è stato utilizzato per «mettere le cose a posto», almeno da un punto di vista formale, e che quando viene ascoltato dalla polizia giudiziaria ha confermato un passaggio finito in un’intercettazione. «Io le cose a posto non le metto più, ed è giunto il momento che tutti si assumano le proprie responsabilità». È uno dei passaggi dell’inchiesta che ha colpito lo staff dirigente del commissariato per l’emergenza rifiuti. Parla una fonte del pm, un teste che racconta quanto avvenuto per mesi nell’impianto Cdr di Caivano, che conferma la lunga intercettazione telefonica messa agli atti tra «uomo» e un non identificato collega di lavoro di nome Luca. Uomo: «Tutte ste cose qui, adesso da oggi in poi ho chiuso, solo rapporto di lavoro, da oggi in poi non correggo più un formulario quando gli altri sbagliano». Luca: «Quale formulario, che sono ‘ste correzioni?» Uomo: «Errori di intermediario, tutto sballato, tutta ‘sta roba qua. O Luca, non dire niente, si devono inchiodare con le mani loro». Luca: «Ma sono sempre gli stessi che fanno questi errori?» Uomo: «Sempre le stesse persone, a formulare annullati, ancora con le ecoballe dentro, risultano balle uscite quando poi non sono mai uscite» Luca: «Mamma mia!» Uomo: «Autorizzazioni tutte scadute, ma qui non se ne fottono proprio! Ti ripeto: prima le correggevo, ora non le voglio più correggere. Mo si deve far uscire la merda fuori, hai sbagliato tu, ti devi assumere la responsabilità». Accuse che ruotano attorno a uno dei reati principali dell’inchiesta dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, sfociata in 25 arresti domiciliari a carico dei vertici della Impregilo e esponenti del commissariato di governo. Il falso, dunque. Stando al gip Rosanna Saraceno, il traffico e lo smaltimento illegale di rifiuti sarebbero avvenuti grazie a campionature addomesticate e false certificazioni: «Sono stati riscontrati certificati di analisi scaduti o relativi ad altri impianti», scrive il gip. Un espediente usato per veicolare in Germania tonnellate di rifiuti pericolosi, venduti come rifiuti normali. In alcuni casi, a Caivano avrebbero dato disposizione di allegare ai rifiuti in Germania le fotocopie dei certificati di analisi relative ad altri impianti, avendo cura però di «staccare le autocertificazioni» a firma dei responsabili. La falsificazione sarebbe avvenuta grazie al lavoro compiacente del laboratorio chimico di Fabio Mazzaglia (secondo un’accusa che attende la replica dinanzi al gip). Il laboratorio contattato da Fibe e Fisia «predispone certificati di analisi inattendibili, volutamente incompleti, mendaci e nella disponibilità più volte manifestata a soddisfare tutti i desiderata dei committenti». È lo stesso giudice a definire «macroscopiche» le divergenze tra le analisi effettuate da Mazzaglia sul percolato di Villaricca e quelle eseguite dal Cgs, consorzio gestione di servizi di Avellino. l.d.g.
Il mattino 31 maggio 2008

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