Panero (Rifondazione): “Finalmente la verità sui rifiuti in Campania”

di Wildgreta

Pubblico questa lettera inviata dal segretario Provinciale di Rifondazione al direttore del sito Grandain.com perchè spiega molto chiaramente l’oggetto di indagine che ha portato ai 25 arresti in Campania. Aggiungo anche un’intervista al sindaco di Serre, Cornetta, che riporta alcune frasi  tratte dalle intercettazioni telefoniche: “…Il 17 maggio di quell’anno, rivolgendosi alla sua vice, Bertolaso affermava: «Tu fai quello che può essere utile, che può servire… io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del Ministero dell’Ambiente».Riguardo l’accusa di “giustizia a orologeria”, i Pm affermano di aver richiesto le misure cautelari già quattro mesi fa (su questo sito trovate l’articolo).
Cornetta: «Bertolaso ce l’ha con noi, non capisco»

ORESTE MOTTOLA Serre. «Io lo so bene che Berlusconi o la Prestigiacomo manco sanno dell’esistenza di Serre. Il sottosegretario Guido Bertolaso sì, tra l’altro è stato nostro ospite, ed è a lui che vanno chieste le spiegazioni sul perché Serre ha il bendiddio di due discariche. Una da raddoppiare ed un’altra grande grande….Eppure potevano scegliere fra 158 comuni». Dopo la tempesta scatenata dalle intercettazioni e degli arresti a 25 indagati nell’Operazione Rompiballe, Palmiro Cornetta indice una conferenza stampa presso il suo municipio e più volte tenta di raffreddare la voglia di fare coniugare Serre sempre con gli sversatoi già aperti o da aprire. «Dal punto di vista umano mi dispiace di ciò che è accaduto. Io sono un garantista e voglio aspettare per tirare ulteriori conclusioni. Però…». Ed è un fiume in piena, lui il sindaco che tutta Italia ha imparato a conoscere perchè finito sotto le manganellate della polizia, ferito, in prima fila nel cordone della protesta. Oggi tortura il sigaro ed infila frasi che ha pensato e che spedisce perfino a Giorgio Napolitano: «Il senso di responsabilità di un popolo non può soccombere a rivalse personali, lo dovrei dire io. Noi non abbiamo seguito la logica localistica, non siamo affetti dalla sindrome Nimby . E’ soprattutto Napoli che deve essere liberata dai rifiuti ma io vedo che il senso di responsabilità dimostrato dai miei compaesani prevaricato dalla rivalsa personale di un uomo». I ripetuti ramoscelli d’ulivo mostrati da Bertolaso a Cornetta oggi vengono cortesemente rispediti al mittente. «Quello che abbiamo solo immaginato, le analisi che svolgevamo, adesso le trovo confermate dalle intercettazioni. Bertolaso ha dovuto subìre Macchia Soprana, ed ha tentato di ostacolarne in ogni modo l’apertura. Così noi abbiamo potuto salvare Valle della Masseria. Lo sappiano anche alcuni miei critici che tengo in casa…». L’effetto a Serre delle cronache odierne è stato dirompente. Molti dei dialoghi trascritti avvenivano in contemporanea con le convulse giornate di Valle della Masseria dove qualche centinaio di manifestanti riusciva a tenere in scacco almeno quattrocento poliziotti. Contemporaneamente a Roma andava avanti il duro confronto fra Guido Bertolaso e l’allora ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, con quest’ultimo protagonista della mediazione che portò ad aprire la discarica di Macchia Soprana. E poi i ruoli s’invertono: prima Bertolaso e poi Marta De Gennaro, sono “pizzicati” nei loro tentativi di rendere più difficile il percorso dei tecnici del ministero dell’ambiente che, in collaborazione con il consorzio di bacino Sa2, hanno consentito di aprire in tempi record. Il 17 maggio di quell’anno, rivolgendosi alla sua vice, Bertolaso affermava: «Tu fai quello che può essere utile, che può servire… io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del Ministero dell’Ambiente».

(IL Mattino 29 maggio 2008)

La Lettera di fabio Panero

Operazione Rompiballe. Dove le balle, in questo caso, sarebbero quelle che si chiamano “eco” e che lo sembrano sempre meno. Il nome dell’inchiesta, che ha portato all’arresto di 25 persone in Campania, viene da un’intercettazione telefonica. Una delle tante, una di quelle da cui viene fuori, ad esempio che alcune di queste cosiddette “ecoballe” venivano aperte togliendo il film protettivo che le “impacchettava” e i rifiuti così “spacchettati” venivano pressati con passaggi ripetuti di camion e trattori sui piazzali degli impianti, in modo da farli assomigliare a inerti da poter tranquillamente smaltire in discarica. Ma c’è anche di più. Un meccanismo in cui sarebbero coinvolti anche funzionari del commissariato straordinario di governo che usavano il “linguaggio della vaghezza” e chiudevano un occhio quando serviva. Un meccanismo che consentiva di smaltire i rifiuti in maniera non conforme, compresi quelli pericolosi.
Il sistema di lavorazione dei rifiuti era “fittizio”: in pratica, a monte e a valle dei trattamenti, i rifiuti presentavano le stesse caratteristiche fisico-chimiche, sia che fossero qualificati come frazione umida, sia che fossero ecoballe. Esisteva, si sostiene, una rete di complicità all’interno del Commissariato che mirava a violare i compiti di vigilanza e controllo.
La presunta infedeltà dei pubblici funzionari arrestati si sarebbe «coniugata con l’assoluta complicità di dipendenti e collaboratori delle società -spiegano i pm – anche essi unicamente tesi a fare dissimulare una realtà fatta di mancate lavorazioni dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica». C’è anche il trasporto. «Mediante un meccanismo fraudolento – si legge in una nota del procuratore capo Giandomenico Lepore – una parte di rifiuti sono stati illecitamente smaltiti in Germania nel totale dispregio dei regolamenti comunitari».
Per le 25 persone arrestate ieri, le accuse vanno da truffa allo Stato al traffico illecito di rifiuti. I provvedimenti di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari emessi dal gip del tribunale di Napoli riguardano anche i responsabili di sei impianti di Cdr della Campania, in pratica tutti quelli in funzione, visto che il settimo, quello di Tufino, nel napoletano, è sotto sequestro da tempo. Sei manager di Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, società del gruppo Impregilo che si aggiungono all’amministratore delegato di Fibe. Tra i nomi coinvolti nell’inchiesta spicca anche quello della responsabile del settore sanitario della Protezione Civile Marta Di Gennaro, in passato vice di Bertolaso. Il prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha ricevuto, invece, un avviso di garanzia per presunte irregolarità relativamente ad un documento da lui firmato a dicembre scorso (pochi giorni prima dello scadere del suo mandato, durato circa sei mesi) e inviato alla Fibe.
Dunque, la verità viene a galla: l’emergenza rifiuti non dipende dai no degli ambientalisti, ma dalla sistematica violazione delle regole, delle norme e delle leggi praticata dai privati e coperta da parte degli apparati commissariali. Un fiume di denaro pubblico è servito ad alimentare l’emergenza rifiuti che a sua volta alimentava un nuovo fiume di denaro. Dietro i no degli ambientalisti stava, invece, la legalità. La signora Marcegaglia per onestà dovrebbe prenderne atto e sospendere quei gruppi imprenditoriali responsabili di una gigantesca frode e del danno ambientale e di immagine provocato a Napoli e al Paese.

Certo, ora il disastro è compiuto ed è indispensabile togliere i rifiuti dalle strade, ma non si può pensare che ciò possa essere fatto calpestando ancora una volta le regole, le norme e le leggi. Sennò a disastro si sommerà disastro. Si deve ricominciare da quel rispetto delle regole che il mondo ambientalista ha preteso e che è stato in questi mesi denigrato, irriso e sbeffeggiato da chi evidentemente tentava di coprire ciò che invece oggi le indagini hanno svelato.

Fabio Panero
segretario provinciale e consigliere comunale Rifondazione Comunista Cuneo (lettera inviata al direttore di Grandain.com)

  venerdì 30 maggio 2008

Una Risposta to “Panero (Rifondazione): “Finalmente la verità sui rifiuti in Campania””

  1. Rifiuti, chiesto rinvio a giudizio per Bertolaso.La caduta degli dei. « Wildgreta Politics: elezioni 2008, politica,programmi Says:

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