IL GIP ACCUSA: ECCO GLI SPRECHI SUI RIFIUTI

LEANDRO DEL GAUDIO

Spese per false missioni, che per sincera ammissione del numero due della Protezione civile non hanno nulla a che vedere con l’emergenza rifiuti; ma anche per le complesse operazioni di laboratorio tese «a rendere meno puzzolente la discarica di turno». È il capitolo più amaro, la truffa ai danni dello Stato e gli ingiusti profitti, nell’inchiesta che tiene ai domiciliari 25 tra subcommissari e dirigenti del gruppo Impregilo, tutti inviati in Campania a risolvere l’emergenza immondizia. Il gip Rosanna Saraceno fa i conti in tasca agli indagati, quelli del presunto «gioco di squadra» per truffare lo Stato. Si parte da una premessa: molti soldi spesi servivano a mettere in piede opere che nulla avevano a che spartire con la crisi dei rifiuti. «Ritenere giustificati e dovuti i costi rendicontati e approvati per prestazioni diverse da quelle richieste è argomento fragile e pretestuoso». L’analisi del gip trae spunto da un’intercettazione di Marta Di Gennaro, la vice di Bertolaso oggi ai domiciliari: è lei a ricordare l’approvazione di «missioni per l’emergenza rifiuti che non c’entrano nulla con l’emergenza rifiuti». Il gip ricorda spedizioni, commesse, analisi di laboratorio che sarebbero servite solo a veicolari fondi pubblici. È la conferma, agli occhi del gip, che l’emergenza conviene a tutti. In termini di carriera, per chi è subcommissario. È questo l’assunto della Procura di Napoli (i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, e l’aggiunto Aldo De Chiara): anche la «gestione transitoria», la fase dal 2005 al 2007, sembra viziata dagli stessi reati che sono costati il processo al governatore Antonio Bassolino. «Al danno e all’ingiusto profitto – chiarisce il gip – hanno concorso tutti gli indagati». Ma sott’inchiesta non ci sono solo false missioni. «Ci sono le spese per la commessa all’Enea, che avrebbe dovuto ricercare soluzioni per rendere meno “puzzolente” la frazione umida durante il trasporto nella realizzanda “discarica truccata” di Terzigno; quelle per la gestione e lo smaltimento dell’abnorme quantitativo di percolato prodotto in discarica e nei siti di stoccaggio». Sui costi del percolato, la cifra è abnorme: «Un milione e mezzo di euro ogni mese, spese contenibili attraverso un’efficace attività di selezione del rifiuto». Un fiume di denaro pubblico, che conveniva alle aziende affidatarie («che puntano a concorrere nella scelta commissariale»), ma anche ai commissari, visti gli sbocchi e le prospettive di carriera: «Per i soggetti pubblici, il fine è nel perseguimento di vantaggi di natura patrimoniale connesso alle attività svolte all’interno della struttura commissariale; nel salvaguardare le proprie funzioni, il proprio ruolo all’interno della struttura stessa e nell’acquisizione di meriti anche in prospettiva di futuri avanzamenti di carriera».

Il MATTINO 30 MAGGIO 2008

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