Emendamento ‘salva Rete4’, opposizione compatta e Veltroni scende dal loft

Norme salva-Rete4: è ancora conflitto di interessi

Fedele ConfalonieriC’è tensione tra maggioranza ed opposizione sull’emendamento del governo in materia di frequenze tv al decreto salva-infrazionì, presentato dall’esecutivo Prodi e ora all’esame della Camera. L’Italia dei Valori mercoledì mattina ha inscenato una protesta sotto Montecitorio contro il tentativo del governo di far passare il provvedimento. Dalla piazza Antonio Di Pietro infiamma i toni: «L’emendamento dimostra che il Presidente del Consiglio si fa una legge a suo uso e consumo. Questa volta il governo ha presentato una proposta criminogena per salvare Retequattro. Ancora una volta saranno gli italiani a pagare per Silvio Berlusconi». L’emendamento, dice Di Pietro, punta ad «aggirare la sentenza della Corte di Giustizia europea e quella della Corte Costituzionale italiana, sentenze che danno ragione a Europa 7. Piuttosto che dare immediata esecutività a quella sentenza, come sarebbe avvenuto in qualsiasi Paese democratico, il nostro governo risponde con un emendamento per aggirarla».
Per l’occasione Walter Veltroni annuncia battaglia.«Penso che sia una cosa sbagliata nel merito e nel metodo». Quindi farete un’opposizione dura? chiedono i cronisti e il leader del Pd risponde: «Tutte le cose sbagliate nel merito e nel metodo hanno l’opposizione che si meritano».

L’emendamento, un solo articolo diviso in cinque commi, punta a evitare il deferimento dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo nell’ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles a ottobre 2006 sulla compatibilità di alcune norme del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri con la legislazione Ue.

In particolare, si modifica il sistema delle «licenzè tv», sostituito con un meccanismo di «autorizzazione generale», sufficiente a giustificare il «trading», cioè la compravendita delle frequenze. Il testo stabilisce inoltre che chi ne ha titolo possa continuare a trasmettere fino allo «switch off», cioè al termine previsto per il passaggio definitivo al digitale terrestre (fine 2012). Si accelerano però i tempi per il piano di assegnazione delle frequenze: entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione deve essere definito «il programma di attuazione del piano di assegnazione delle frequenze tv» in digitale, con l’indicazione delle «modalità tecniche» per il passaggio alla nuova tecnologia, delle «aree territoriali» e delle «rispettive scadenze».

In difesa degli interessi del cavaliere si schiera anche la terza carica dello Stato. In apertura di seduta, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha spiegato che sono state ritenuti ammissibili, anche se «in via eccezionale», gli emendamenti anche «non strettamente attinenti alla materia del decreto», varato dal precedente governo, ma dettati dalla «necessità di adempiere a obblighi comunitari».

Il deputato del Pd, già presidente della Rai, Roberto Zaccaria è più diretto: «Tutti si chiedono il perchè dell’ urgenza con cui il governo ha inserito in un decreto con caratteristiche di necessità e urgenza, una norma sulla televisione. Il problema non è politico-parlamentare ma ha le sue origini solo nell’andamento nel titolo Mediaset, che ha perso in sei mesi il 19,65% e in un anno ben il 35,45%. Li c’è un problema di necessità e urgenza». «Secondo persone ben informate – ha sottolineato Zaccaria – da quando è aperta la procedura di infrazione nei confronti dell’ Italia sulla tv, gli investitori sono cauti negli investimenti sul titolo Mediaset». Per Zaccaria «il governo ha presentato un provvedimento a notte fonda, sul quale nella passata legislatura si è discusso per oltre un anno in commissione e che ora si vuole introdurre con un decreto. Il vero regista della norma è Fedele Confalonieri (presidente Mediaset) che ieri da Cannes ha parlato dell’ emendamento quando era ancora sconosciuto a molti dei deputati».

Il provvedimento fa discutere anche all’interno della coalizione di maggioranza. La Lega timidamente frena e con Luciano Dussin dice: «Dato che l’opposizione non ha fatto ostruzionismo con i primi decreti forse sarebbe meglio evitare di andare allo scontro».

L’opposizione si prepara quindi a condurre una dura battaglia parlamentare contro il decreto ma il problema dei provvedimenti pecuniari che potrebbero arrivare da Buxelles rimane. Una delle ipotesi suggerite dal partito democratico è inserire la norma – resa urgente dal possibile deferimento dell’Italia, che secondo Gentiloni rischierebbe multe da 300-400 mila euro al giorno – nella prossima legge comunitaria.
Pubblicato il: 22.05.08

3 Risposte to “Emendamento ‘salva Rete4’, opposizione compatta e Veltroni scende dal loft”

  1. matteo89 Says:

    Ci stiamo rendendo ridicoli di fronte a tutta l’Europa. 😀 Che bello

  2. wildgreta Says:

    Purtroppo eravamo già ridicoli, ora continuiamo semplicemente ad esserlo…


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